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Celtics, Jayson Tatum rivela: “Gli effetti del Covid si fanno ancora sentire”

di Michele Gibin

I Boston Celtics hanno scacciato i fantasmi della bruttissima sconfitta contro gli Washington Wizards e sono tornati a vincere, al TD Garden contro dei Denver Nuggets fortemente rimaneggiati.

112-99 il risultato finale nonostante i 41 punti di Nikola Jokic che tenta da solo di tenere in partita i suoi Nuggets, privi di Will Barton, Gary Harris, Paul Millsap, Monte Morris e con un Michael Porter Jr disastroso da 0 su 8 al tiro. Per i Celtics (14-13) prova solida di Jaylen Brown, da 27 punti con 5 rimbalzi e 5 assist ma con 7 palle perse, l’unico dato che fa storcere il naso all’ex California.

Palle perse frutto anche del super lavoro cui Brown è costretto, con l’assenza di Marcus Smart, e quella di Jeff Teague uscito dalle rotazioni di coach Brad Stevens, ma soprattutto con le diffcoltà di Jayson Tatum, autore di un’altra prova opaca in attacco anche se distinta da 8 assist.

Tatum ha chiuso con 6 su 18 al tiro (1 su 8 da tre punti) e un confortante 8 su 8 ai tiri liberi. Il mese di febbraio è uno dei peggiori dal punto di vista realizzativo per il prodotto di Duke, ed è legato purtroppo anche a motivi extra campo.

Jayson Tatum sul Covid: “Più affaticato del normale, ma migliora”

Prima della partita contro Denver, Jayson Tatum ha spiegato di patire ancora gli effetti a lungo termine del Covid. Nulla di preoccupante ovviamente (non sarebbe in campo altrimenti) ma un senso di fatica generalizzato che ha inciso sulle sue prestazioni di recente “Ti dà dei problemi a respirare, questo si. Ci sono state alcune partite in cui mi sono sentito stanco, e più in fretta rispetto al normale. L’ho nitato di più da quando ho avuto il Covid, ci stiamo lavorando“.

Jayson Tatum ha saltato 5 gare a causa della malattia, questo perché diverse delle partite dei Celtics in quel periodo sono state rinviate dalla NBA. Dal suo ritorno in campo i suoi numeri offensivi sono calati, nelle ultime 12 partite Tatum sta tirando col 42% al tiro, dato che scende al 39% a febbraio.

A crescere sono stati invece i minuti di gioco da 34.6 a 35.7 a partita, mossa necessaria a coprire gli infortuni di Smart e Daniel Theis e a causa di una panchina, quella dei celtics, lunga ma con tanti rookie (Payton Pritchard, Aaron Nesmith) e giocatori al secondo anno. “E’ un qualcosa che va e viene, e che nelle ultime partite sta migliorando. Però in alcuni momenti il mio respiro mi sembra un po’ irregolare. Immagino solo che ci voglia un po’ di tempo, soprattutto con tutte queste partite“.

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