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Jerry West sui nuovi Clippers: “Merito di Frank e Ballmer, rivalità un bene per L.A.”

di Michele Gibin

Jerry West arrivò ai Los Angeles Clippers nell’estate 2017 con il suo carico di leggenda, quale mossa a sigillo di una ristrutturazione del front office della squadra. Doc Rivers rinunciò al doppio incarico di head coach e president of basketball operations, il proprietario della squadra Steve Ballmer promosse l’ex allenatore dei New Jersey Nets (ed ex assistente di Rivers) Lawrence Frank.

Michael Winger avrebbe quindi assunto il ruolo di general manager, incarico recentemente confermato. Il grande Jerry West assunse quindi un ruolo di consulente e membro del board esecutivo.

Il nuovo front office dei Clippers nacque con un solo obiettivo, creare spazio salariale per l’estate 2019, quella della free agency di Kevin Durant, Kawhi Leonard e di tante altre star di prima grandezza.

24 mesi più tardi, i Los Angeles Clippers di Ballmer, Rivers, Frank, Winger ed il grande vecchio Jerry West festeggiano (eccome, a giudicare dall’entusiasmo del co-fondatore di Microsoft) l’arrivo di due tra i primi 10 giocatori della NBA attuale in squadra.

Un grande lavoro del nostro front office, io ricevo troppo credito in queste operazioni“Così West “Ho fatto ben poco, Lawrence Frank e Michael Winger hanno fatto un grande lavoro (…) quello che è accaduto è un bene per il basket a Los Angeles, abbiamo due grandi squadre in città. I Lakers? La loro storia non si discute, e nessuno vuole negarla, Steve Ballmer non lo farà“.

A volte si ricevono regali di Natale fuori stagione, questa è stata una di quelle occasioni

Ramona Shelburne di ESPN ha raccolto le testimonianze dirette dei “giorni della trade” di coach Rivers e di Lawrence Frank, culminati con l’ufficialità il 5 luglio scorso. Rivers ha ricordato di essere stato avvertito da Frank della possibile trade, confermata infine all’ex capo allenatore dei Boston Celtics via messaggio: “E’ fatta, chiamami appena puoi“.

Ricordo di essere corso fuori assieme ad un addetto alla sicurezza” Ricorda Doc Rivers “Ho chiamato (Frank, ndr) e ho gridato: ‘Si!’, e l’addetto: ‘credo di aver capito cosa significhi questo!’ Abbiamo riso entrambi“.

A sole poche ore dall’eliminazione al primo turno dei playoffs della Western Confernce contro i Golden State Warriors, atto finale di una stagione di altissimo livello per i Clippers, Ballmer si era affrettato a blindare il suo allenatore con un adeguamento contrattuale. Per i Los Angeles Clippers, Rivers era parte fondamentale del piano della squadra: un head coach vincente e tra i più rispettati e quotati nella NBA moderna, colui che in sole due stagioni era riuscito a traghettare i Clippers oltre la stagione di “lob city” di Chris Paul, Blake Griffin e DeAndre Jordan.

Non fu una decisione a tavolino” Rivers spiega la scelta di rifondare la squadra “Sono cose che accadono, occasioni che si presentano e che bisogna saper cogliere, perché non sai se e quando ti potranno ricapitare (…) non sono mai riuscito a far capire a quel gruppo (i Clippers di lob city, ndr) l’urgenza del momento, a convincerli che quello fosse il loro, il nostro momento. Dopo la sconfitta ai playoffs nel 2014, i Golden State Warriors presero coscienza della loro forza. Non lo decisero però a tavolino, se ne resero conto“.

Ed il momento dei Clippers è appena arrivato: “A Boston, non sapevamo quanto quel gruppo sarebbe rimasto assieme, dovevamo provarci sin da subito. Dicevo sempre ai ragazzi: l’anno prossimo potrebbe essere troppo tardi, saremo più vecchi, qualcuno si farà male o chissà cos’altro. Il nostro momento è ora“.

Doc Rivers ha riferito di aver già incontrato Kawhi Leonard. I due hanno iniziato solo in questi giorni un percorso che Rivers descrive come lungo: “Dobbiamo imparare a convivere. Due cose mi hanno colpito di Leonard: la sua capacità di stare in una squadra di 15 giocatori, di accettare il proprio ruolo e rispettare quello degli altri, e la seconda è che Kawhi è un giocatore che si lascia allenare. Parlando di schemi e tattica, mi ha detto tante e tante volte che qualsiasi cosa avrei chiamato dalla panchina, lui avrebbe eseguito“.

Si tratta di costruire un rapporto di fiducia reciproco: io mi fido di te, tu puoi fidarti di me” Prosegue Rivers. Uno dei fattori che, nelle parole di Kawhi Leonard in conferenza stampa, ha giocato una grande parte nella scelta del giocatore è la fiducia reciproca nell’ambiente “E’ un gruppo nuovo, una creatura tutta nostra. Quando arrivai qui nel 2013 non fu così, entrai in un gruppo già vincente. Oggi mi sento invece come quell’allenatore di college che sceglie e recluta i suoi giocatori. Questa è davvero la nostra squadra“.

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