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Clippers, Kawhi Leonard gioca il primo back to back da 2017: “Non sarà l’unico”, Warriors KO

di Michele Gibin

L’ultima volta che Kawhi Leonard aveva giocato un back to back indossava ancora la maglia dei San Antonio Spirs ed era il 2017, ma con Paul George limitato da un problema a una caviglia e con i suoi Clippers in cerca di una vittoria al Chase Center di San Francisco, non si è potuto esimere.

Gli LA Clippers hanno battuto per 108-101 i Golden State Warriors di un caldissimo Stephen Curry, che contro la fisicità dei Clips ha però faticato e chiuso con 5 su 17 al tiro e soli 13 punti. Kawhi Leonard è rimasto in campo per 35 minuti e chiuso con 21 punti, 4 rimbalzi e 4 assist la sua partita, Paul George non ha tirato bene (5 su 15) ma ha contribuito con una doppia doppia da 21 punti e 12 rimbalzi, i Clippers hanno controllato la partita sotto canestro e a rimbalzo, anche se a metà qarto periodo sono gli Warriors a essere avanti anche di 5 lunghezze (91-86) prima delle triple di Luke Kennard e Nicolas Batum.

Penso che quest’anno giocherò diversi back to back“, si spinge a dichiarare dopo la partita Leonard “Negli anni passati ero spesso inforunato, ho lavorato per rinforzare la mia gamba (destra, infortunata nel 217, ndr) e ci voluto un po’. Ma sono stato paziente e ora sono in grado di giocare“.

Riposi programmati e load management sono un lusso che in questa stagione Kawhi e i Clippers potranno concedersi con meno facilità. La NBA vigila sui riposi programmati delle sue star, soprattutto nelle partite di cartello come quella di mercoledì sera, e la disparità di trattamento tra Leonard e il resto della squadra fu lo scorso anno uno degli elementi che perlomeno incise sulla poca intesa di squadra, e soprattutto rallentò il processo di assimilazione reciproca tra il gruppo di veterani (Montrezl Harrell, Lou Williams) e le due nuove star Leonard e George, per stessa ammissione dei diretti interessati.

I Clippers sono impegnati già dalle prime battute di stagione regolare nell’inseguimento ai Lakers, che pur senza ancora aver dato l’impressione di accelerare si trovano già al primo posto solitario nella Western Conference. Kawhi Leonard, che indossa ancora la maschera protettiva dopo la gomitata involontaria subita da Serge Ibaka la settimana scorsa, e i punti di sutura, avrebbe dunque avuto più di un motivo per saltare la seconda parte del temutissimo back to back. La sua presenza in campo è un segnale importante alla squadra: “Kawhi si sente bene fisicamente, e si sente alla grande, sia lui che George a fine gara erano stanchi, non si sono risparmiati“, così coach Tyronn Lue.

Per i Clippers bene anche Serge Ibaka con una doppia doppia da 12 punti e 14 rimbalzi, e Marcus Morris alla prima partita stagionale dopo un problema al ginocchio: l’ex Knicks ha chiuso con 12 punti in 18 minuti. Per Golden State il migliore in campo è Andrew Wiggins (19 punti)mentre fatica ancora in attacco Kelly Oubre Jr, con 0 su 6 al tiro da tre.

Paul George sui fatti di Washington: “Non dovevamo giocare”

Il tema del giorno anche nella NBA sono stati però i fatti di Washington, con l’assalto dei manifestanti pro Donald Trump alle aule del Congresso USA, con una clamorosa occupazione e purtroppo 4 morti negli scontri.

I giocatori e allenatori NBA hano parlato apertamente dopo la partita di uno dei giorni più dolorosi per la vita pubblica americana, infuocata dall’ostinazione di Trump a non accettare il verdetto elettorale di novembre. Paul George avrebbe preferito non giocare, in segno di protesta: “Fosse stato per me non si sarebbe giocato oggi, credo che ne avremmo dovuto almeno parlare. C’è però una mezza misura, un compromesso che ci ha permesso comunque di dare un poco di positività alle persone e ai fan, giocando. Mi sento un po’ combattutto, però se si fosse deciso di non giocare sarei stato cometamente d’accordo“.

Bucks e Pistons si sono inginocchiati appena dopo la palla a due in segno di protesta, Heat e Celtics hanno diramato un comunicato in cui annunciavano la decisione di giocare, e di continuare a supportare il movimento di cambiamento e protesta nella società americana e a Black Lives Matter. Doc Rivers e Steve Kerr, due tra gli allenatori NBA più influenti, hanno speso parole durissime contro Donald Trump e il diverso atteggiamento delle forze dell’ordine verso i manifestati odierni, rispetto alla repressione di Portland e Kenosha in estate.

Credo che la NBA sia una delle lege sportive più aperte, quello che fa per sfruttare la sua piattaforma è incredibile“, prosegue George “Forse avremmo potuto far sentire ancora di più la nostra influenza in questo senso, difficile dire se sarebbe servito (…) ripeto, stasera avremmo poututo fare di più, probabilmente“.

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