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Kevin Garnett, la Hall of Fame, i Timberwolves e Glen Taylor: “Una serpe”

di Michele Gibin

E’ un Kevin Garnett intenso, orgoglioso ma anche amaro quello che a Shams Charania di The Athletic si confessa a poche ore dalla sua nomina ufficiale nella classe 2020 della Naismith Basketball Hall of Fame, assieme a vecchi rivali Tim Duncan e Kobe Bryant, a coach Rudy Tomjanovich e a Tamika Catchings, tra gli altri ex grandi a ricevere l’onore.

Esclusa la parentesi di fine carriera dei Brooklyn Nets, due sono state le squadre NBA per KG, i Boston Celtics delle 2 finali NBA del premio di difensore dell’anno e soprattutto dell’anello NBA 2008, ed i Minnesota Timberwolves, la franchigia che lo scelse da smilzo liceale da Farragut Academy nel 1995, e con cui diventò All-Star e MVP. I rapporti tra Garnett ed i Twolves, e soprattutto col proprietario della squadra Glen Taylor, sono deteriorati da tempo, e “The Big Ticket” non lo nasconde: “Una cosa che cambierei della mia carriera? Avrei dovuto lasciare prima Minnesota, sarei dovuto andare prima a Boston a giocare con Paul Pierce. Forse oggi avrei uno o due anelli in più chissà, sicuramente sarei arrivato meno rotto e usurato di quanto non fossi“.

I Boston Celtics hanno annunciato lo scorso febbraio che ritireranno durante la stagione 2020\21 la maglia numero 5 di Kevin Garnett, qualcosa che KG non si attende – ne probabilmente vuole vedere dai Minnesota Timberwolves: “Glen Taylor sa come stanno le cose, per cui non ci giro attorno. Per prima cosa, non sarebbe una cosa genuina , voluta, e secondo: sarebbe fatta su pressione di tifosi e comunità (a Minneapolis, ndr). Io e Taylor avevamo un accordo prima che Flip Saunders (ex allenatore dei Twlves scomparso nel 2015) morisse, e quando Flip se ne andò quell’accordo morì con lui. Ed io non perdono Taylor, pensavo fosse una persona corretta, ma dopo la morte di Flip tutto finì“.

Comunque, ho un ricordo bello dei miei anni a Minnesota. Amo i Timberwolves ma oggi non voglio avere a che fare con Taylor e con la sua compagnia, e Minneapolis avrà sempre un posto speciale nel mio cuore. Solo, non faccio accordi con delle serpi, con persone che non hanno problemi a comportarsi da serpi“.

Kevin Garnett, Flip Saunders e Glen Taylor raggiunsero nel 2015, dopo il ritorno di KG a Minneapolis, un accordo per un futuro passaggio di proprietà della franchigia, che sarebbe passata nelle mani dell’ex Celtics. La morte prematura nel 2015 di Saunders, stroncato da un cancro, pose di fatto fine all’accordo, con Taylor che – nelle parole di Garnett – venne meno all’impegno e decise di non rispettare la promessa di cessione. “Quell’episodio mi mostrò il vero Glen Taylor“, così Garnett nel 2017 “Quando rilevò la squadra, questa valeva 90 milioni di dollari, e quando me andai il suo valore era salito a 400. E mai il mio contributo a questa crescita fu preso in considerazione“.

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