Il telecronista degli Washington Wizards Glenn Consor si scusa per la terribile gaffe commessa ai danni di Kevin Porter Jr, guardia degli Houston Rockets che giovedì ha segnato il canestro della vittoria nella partita tra le due squadre.
Porter Jr ha segnato la tripla del definitivo 114-111 a 0.4 secondi dal termine. Un tiro che Consor ha così commentato: “Bisogna ammetterlo, Kevin Porter Jr ha sparato al momento giusto proprio come suo padre“, facendo un ovvio riferimento al padre del giocatore dei Rockets, Kevin Porter Sr, che nel 1993 fu condannato a 4 anni e mezzo di carcere per aver ucciso una ragazza di 14 anni. Nel 2004 Porter Sr fu ucciso a colpi d’arma da fuoco durante un alterco a Seattle, Washington.
Una frase che non è sfuggita agli appassionati e agli utenti social, che hanno immediatamente rilanciato il commento di Glenn Consor. Il telecronista degli Wizards si è scusato pubblicamente su Twitter, riconoscendo il suo errore: “Ho inteso, sbagliando, che Kevin Porter Jr fosse il figlio dell’ex giocatore dei Bullets Kevin Porter, e non ho realizzato che le parole che ho scelto per descrivere il tiro vincente (di Porter Jr, ndr) fossero offensive e insensibili. Mi sono scusato personalmente con Kevin e spero di poterlo incontrare al più presto“.
Kevin Porter ha giocato nella NBA tra Baltimore Bullets, Detroit Pistons, New Jersey Nets e Washington Bullets per 11 stagioni dal 1972 al 1983 e non ha alcuna parentela con il giocatore dei Rockets. Il commento “ironico” di Consor sarebbe attribuito al gioco di parole tra il vecchio nickname “Bullets” (proiettili) della franchigia di Washington, abbandonato a metà anni ’90, non è certo chiaro se il telecronista pensasse davvero che Porter Jr fosse figlio di Kevin Porter, oggi 72enne. Il padre di Porter Jr era stato un giocatore di basket e football alla Rainier Beach High School di Seattle.
Tra le voci più critiche verso Consor c’è stata quella di LeBron James, che ha rilanciato il commento incriminato scrivendo: “Non può passare una cosa del genere. Mi dispiace (…) ma nel nostro bel gioco non c’è più spazio per te“.
