Home NBA, National Basketball AssociationNBA NewsKnicks, James Dolan: “Fare il proprietario? Non è che mi piaccia troppo”

Knicks, James Dolan: “Fare il proprietario? Non è che mi piaccia troppo”

di Michele Gibin
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Da quando James Dolan ha smesso di occuparsi in prima persona dei New York Knicks, affidandoli a Leon Rose, la squadra della Grande Mela è tornata ai playoffs NBA in due delle ultime tre stagioni, e per appena la terza volta dal 2013.

Il vero motivo di tale rinascita potrebbe averlo spiegato proprio il CEO di MSG Sports e MSG Entertainment, che in un’intervista al New York Times ha ammesso, “non mi piace poi così tanto essere proprietario delle squadre“, ovvero i Knicks e i Rangers della NHL. Precisando però che entrambe “sono e restano vicine al mio cuore“.

Uno dei motivi di tale distaccamento emotivo? La fan base, la tifoseria di New York che è tra le più esigenti e perfide dello sport negli Stati Uniti. “Qui, praticamente ogni tifoso ritiene di essere il proprietario o il general manager della squadra, e essere uno che di mestiere fa il proprietario di una squadra a New York, vuol dire che ti amano solo quando sei morto“.

Dolan ha una storia ben documentata di scontri con i tifosi, anche illustri come l’ex Knicks Charles Oakley, bandito dal Madison Square Garden e con cui è in corso una faida da anni. Alle partite dei New York Knicks, praticamente ogni anno accade che qualche tifoso che critichi l’operato di James Dolan con un cartello o a voce troppo alta, venga allontanato. Al Times, Dolan ha spiegato – e non accade spesso – che tali proteste “violano il codice di condotta degli spettatori” al Garden, che proibisce tra le altre cose ai tifosi di assumere toni e comportamenti “ostili verso i dipendenti della MSG“. Compreso Dolan stesso, che si definisce in quanto CEO “un dipendente” come gli altri.

Questo tipo di tifosi, non li vogliamo qui“, compresi quelli che invocano da anni la cessione della squadra, “perché cartelli e proteste sono diretti sul piano personale alla figura al comando, ovvero me (…) ma se alzi un cartello con scritto, ‘hey, la squadra fa schifo, giocate meglio’, beh questo si può fare. Questo fa parte dell’essere un tifoso“.

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