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“Porzingis non voleva stare qui”, un anno dopo, i cocci sono dei New York Knicks

di Michele Gibin

Sperare per Dennis Smith Jr un principio di rinascita come quello vissuto in questa stagione da Markelle Fultz, sarebbe il minimo da augurarsi per l’ex NC State, poco più di un anno fa pezzo tra i più pregiati della trade tra Mavs e Knicks, che portò Kristaps Porzingis ai Dallas Mavericks.

Sulla crisi senza fondo di Smith Jr c’è poco da discettare: un giocatore che ha perso la fiducia nei suoi mezzi, in un contesto scadente, perdente, pessimamente gestito come quello dei New York Knickerbockers. In una stagione e mezza da giocatore dei Knicks, Smith Jr ha avuto minuti da titolare, ha assaggiato la panchina dura, quella punitiva, quella tecnica, ha giocato da sesto uomo, e si è perso in un maelstrom di brutto basket, giri di valzer tra panchina e front office, e siparietti tra James Dolan e Charles Oakley, James Dolan ed i tifosi del Madison Square Garden, James Dolan e Steve Ballmer, James Dolan e il mondo.

Kristaps Porzingis, il cui amore con la città e la dirigenza Knicks non è mai sbocciato, aveva annunciato dopo la sua richiesta di trade ed il suo passaggio ai Mavericks, che avrebbe spiegato i veri motivi della sua decisione. Il lettone non ha mai dato un seguito ai suoi criptici post su Instagram, ma ha sostanzialmente lasciato che i fatti parlassero per lui.

Per accontentare “un giocatore che aveva chiarito di non voler far parte del progetto” Knicks, la squadra aveva ceduto Porzingis, Tim Hardaway Jr, Trey Burke e Courtney Lee in cambio di Smith Jr, DeAndre Jordan, Wesley Matthews, e due future prime scelte (2021, non protetta, e 2023 protetta per le prime 10) che con la crescita dei Mavs di Luka Doncic e coach Rick Carlisle hanno rapidamente perso di valore.

Ai Knicks, 14 mesi dopo, sono rimasti i cocci.

Un giocatore forse irrecuperabile, una free agency flop, la cacciata di coach David Fizdale e quella del presidente ed ex uomo di fiducia di Dolan Steve Mills, e una franchigia ormai evitata come la peste dai free agent più pregiati.

In Texas, dove tutto è più grande e dove Mark Cuban si fida dei suoi collaboratori, coach Rick Carlisle non ha esitato un secondo: i Mavs sono la squadra di Luka Doncic, e il campo è largo, larghissimo. Porzingis, fermo da 16 mesi ed abituato a tocchi in post, suggestioni di triple post offense e tiri, ha dovuto accettare la riconversione, e diventare una spalla tecnica per il fuoriclasse sloveno. “Il post basso? Non è più una buona opzione, e non lo è più per un giocatore di 220 cm come Porzingis. Quando Porzingis staziona fuori dall’arco dei tre punti e allarga il campo, siamo una squadra offensiva dal potenziale storico, e quando invece chiunque va in post basso, non lo siamo più. KP non deve andare in post, non ne ha bisogno“, questo un passaggio del celebre “sermone” anti-nostalgici di Rick Carlisle dello scorso dicembre.

I suoi Mavs sono al primo posto per offensive rating dell’intera NBA sostanzialmente dal giorno 1 di regular season, un risultato ottenuto senza talenti trascendentali in squadra (Doncic e Porzingis a parte), ma programmando e plasmando attorno allo sloveno la squadra. Perso Dwight Powell per infortunio (i Mavs hanno ottenuto in stagione uno spaventoso 120.9 di offensive rating con Doncic e Powell in campo), i Mavs non hanno rallentato. Porzingis e Maxi Kleber si sono alternati quali partner di pick and roll per Luka, e nelle ultime 6 partite giocate dai Mavericks (con lo sloveno presente a singhiozzo a causa di alcuni acciacchi) la coppia Doncic-Porzingis ha eguagliato la produzione di quella Doncic-Powell.

Nelle ultime 11 partite, metà delle quali giocate senza Doncic, Kristaps Porzingis ha viaggiato a 27.3 punti, 10.9 rimbalzi e 2 stoppate a partita, una serie chiusa con i 38 punti con 13 rimbalzi e 5 stoppate rifilati ai malcapitati Minnesota Timberwolves. “Ora mi sento di nuovo me stesso. Ci è voluto un po’ per ritrovare ritmo offensivo e sensazioni positive in campo, ed oggi la squadra sa dove voglio ricevere il pallone, dove sono più efficace“, così il lettone dopo la gara.

Qual è l’unico giocatore in stagione oltre a Porzingis ad aver terminato una partita con almeno 35 punti, 10 rimbalzi e 5 stoppate?

Anthony Davis. Da qualche parte, a qualcuno al Madison Square Garden tremano i polsi.

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