Home NBA, National Basketball AssociationNBA TeamsBoston Celtics Kyrie Irving: “Ai Celtics un culto, se non lo rispetti sei fuori”

Kyrie Irving: “Ai Celtics un culto, se non lo rispetti sei fuori”

di Michele Gibin

Kyrie Irving tornerà per gara 5 a affrontare il pubblico ostile di Boston e i suoi fischi, dopo che in gara 4 è riuscito a spezzare una serie personale di 13 sconfitte consecutive da avversario dei Celtics dopo averli lasciati nel 2019.

Irving ha giocato e tirato male al TD Garden in gara 1 e gara 2 delle NBA Finals, appena 14 punti di media col 35% dal campo. La sua missione in gara 5, oltre a allungare la serie e tornare a Dallas, è quella di non farsi “tirare dentro” dai tentativi del pubblico di distrarlo. “Ovviamente se il pubblico ti canta ‘Kyrie fai schifo’ e si sente di avere un tornaconto psicologico, è ok. Se poi non segni mai, è tutta pressione che si aggiunge. Non si tratta solo di silenziare il pubblico e fischi ma anche di mettere a tacere i dubbi su di sé“.

I motivi del dente avvelenato bostoniano contro Kyrie Irving sono ben noti. Arrivato via trade nel 2017 da Cleveland, Irving aveva giurato in un momento di esaltazione se non amore eterno, perlomeno lunga vita al suo periodo in biancoverde, salvo poi rimangiarsi tutto, chiudere in malo modo la stagione 2018-19 e poi lasciare Beantown via free agency per andare a Brooklyn assieme a Kevin Durant.

Penso che la cosa con cui abbia fatto più fatica (a Boston, ndr) sia stata come essere un grande giocatore qui, come diventare un leader altruista in un’organizzazione vincente, e visto il culto della squadra che c’è qui. Ai Celtics si aspettano questo da te, di sposare senza errori il famoso Celtics Pride, essere un Celtic in tutto e per tutto. E se non lo fai, vieni estromesso come è successo a me. E anche io ho le mie colpe, e il risultato è che oggi non sono proprio il benvenuto qui. Tornando indietro penso che avrei dovuto mostrare più rispetto e farmi consigliare dagli ex, per farmi spiegare che cosa sia la pressione di giocare per i Boston Celtics“.

Quando ho lasciato Cleveland, la trade ai Celtics non era la mia opzione numero uno. E quando si è concretizzata non sono stato a pensare a che tipo di storia stavo per scoprire, ho solo cercato di entrarci a modo mio. A posteriori non è stato l’approccio giusto, ero anche più giovane rispetto a oggi. Avrei dovuto prendermi il mio tempo, parlare con chi conosceva questo ambiente e lo ha vissuto, ci ha vinto. Insomma, mostrare del rispetto ed è quello con cui ho fatto più fatica all’inizio“.

You may also like

Lascia un commento