Il sospirone di sollievo di Adam Silver si è sentito fino a qui, quando sulla sua scrivania sono arrivati quelli che una volta si chiamavano dati auditel di ascolti TV sulle partite di natale della NBA. Il Christmas Day NBA 2024 è stato complessivamente il più “televisto” degli ultimi 5 anni, con una media di 5.25 milioni di telespettatori su ABC, ESPN, ESPN2, Disney+ and ESPN+. E un +84% complessivo rispetto a un anno fa, il Natale 2023 che non fu un granché, per chi lo ricorda.
Il picco di ascolti lo hanno prodotto i Lakers e gli Warriors, e l’ennesimo gran bel duello tra LeBron James e Stephen Curry, in una partita punto a punto e in cui le due superstar si sono scambiati tanti canestri importanti. La partita l’ha poi decisa Austin Reaves, e i Lakers l’hanno spuntata in trasferta senza Anthony Davis, out dopo appena 7 minuti per infortunio.
L’effetto Victor Wembanyama ha funzionato per rilanciare la partita inaugurale del Christmas Day, che va in onda a mezzogiorno (orario di New York) in America. Wemby ha segnato 42 punti al suo esordio a Natale, e al Madison Square Garden, per un totale di 4.91 milioni di spettatori medi sintonizzati. Celtics e 76ers hanno superato quota 5 milioni di telespettatori.
Subito dopo la partita contro gli Warriors, LeBron James se l’era cavata con una battuta che sa un poco di nostalgia, visto quanto accadeva – ne parleremo – su altri campi e in un’altra lega in contemporanea. “Mi dispiace, io adoro la NFL ma Natale resta il nostro giorno” ovvero quello della NBA.
Può darsi, e i dati sono incoraggianti in una stagione in cui il calo degli ascolti TV per National Basketball Association non lascia tranquilli all’Olympic Tower di NY. Peccato che stridano di brutto contro quelli roboanti delle due partite di Natale della NFL, quelle tra Baltimore Raves e Houston Texans e tra Kansas City Chiefs e Pittsburgh Steelers. 65 milioni non di anni fa ma spettatori complessivi per il football, e per due partite neppure troppo combattute (anzi) e trasmesse anche da Netflix, una novità assoluta. Le due partite hanno fatto registrare complessivamente 24.3 milioni e 24.1 milioni medi di spettatori, e lo spettacolo di “metà Natale” di Beyoncé ha fatto il giro del mondo.
Un trionfo per il primo esperimento natalizio per la NFL e un nuovo record di ascolti per la lega, che ha ufficialmente lanciato la sua campagna per prendersi il Christmas Day. Che resterà comunque parte del calendario NBA ma da oggi con un nuovo vicino ingombrante e che vuole spazio, con una giornata che sarà si Santa per i credenti d’ogni tipo, ma che sempre di 24 ore resta.
Come risponderà la NBA? Con il nuovo contratto sui diritti TV che partirà dalla stagione 2025-26 e che aumenterà considerevolmente l’offerta in streaming delle partite, non con Netflix ma con un competitor diretto come Amazon Prime Video. Dopo la partita vinta contro i Denver Nuggets, e che ha chiuso un natale positivo per la NBA, Kevin Durant ha fatto una riflessione una volta tanto interessante sullo stato delle cose. “Voglio rivedere le persone, voglio che gli ascolti tornino a crescere. La NBA c’è e non se ne va ma se parliamo di questo, si, siamo in un periodo difficile. A me sembra che alla gente interessino solo mercato e trade, e i pettegolezzi e le storie varie, e solo i playoffs e le Finals e solo per parlare poi della legacy di questo o di quello. E allora si ritrova una programmazione che gli offre solo questo, e quindi ci si è dimenticati della regular season ma è una cosa indotta“.
“Vedo e sento che in tanti danno la colpa ai giocatori se gli ascolti sono giù. Ma può essere al massimo una ragione di un fenomeno così complesso, e oggi (le partite di Natale, ndr) è stato un passo nella giusta direzione. Spero che le persone restine interessate alla regular season, a tutti i giocatori e tutte le squadre e non solo ai playoffs. Voglio vedere gli ascolti crescere già da gennaio. Le critiche più furiose arrivano a noi giocatori perché siamo quelli più visibili e guadagniamo un sacco di soldi. E noi abbiamo le spalle larghe. La NBA è grande non solo grazie a noi e quindi se gli ascolti vanno giù non è solo colpa nostra, tutti hanno una parte in commedia. E’ così“.

