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LeBron James su Trump: “Dice che non ci guarda? Non importa, novembre è vicino”

di Michele Gibin

Lakers, LeBron James non è preoccupato dalla sconfitta sonora rimediata dai suoi contro gli Oklahoma City Thunder, anche se i gialloviola hanno prodotto in campo un’altra prova offensiva deludente.

Col primo posto nella Western Conference già sicuro ed il pilota automatico inserito per navigare attraverso le prossime 4 partite di regular season, per LeBron l’aspetto oggi più importante è ribadire con forza il suo messaggio politico, e questa volta il suo “bersaglio” è un Donald Trump in difficoltà a pochi mesi dalle elezioni presidenziali.

Trump che poche ore prima di Lakers-Thunder aveva criticato la scelta della stragrande maggioranza dei giocatori e staff NBA a Orlando di inginocchiarsi all’esecuzione dell’inno USA, come riportato da USA Today.

LeBron James non teme che la disaffezione del presidente per il basket NBA possa presentare un problema: “Non credo che la nostra comunità sia turbata dal fatto di poterlo perdere come spettatore“, così LeBron su TrumpE non dirò altro perché altrimenti so dove andremo a parare. Credo che oggi il basket sia in una buona situazione, abbiamo tifosi in tutto il mondo, e loro capiscono non solo tutto il nostro amore per il gioco, ma rispettano anche il modo in cui stiamo cercando di affrontare temi complessi e distinguere cosa è giusto e cosa no“.

Spero che tutti gli americani, bianchi e neri, possano rendersi conto di chi guida la Casa Bianca oggi, e che novembre è qui, arriva presto. Sarà un momento importante per l’America. Trump? Il basket proseguirà anche senza di lui e per tutti quelli che amano lo sport. Faremo a meno di lui, non importa“.

Non una posizione isolata, quella di James. Agli strali del presidente USA contro quelle che ritiene essere gravi offese alla bandiera e all’inno americano, hanno replicato nei giorni scorsi J.J. Redick dei New Orleans Pelicans, e nelle ultime ore anche Doc Rivers, capo allenatore dei Clippers: “Trump non ci guarda? Beh, allora ne abbiamo perso uno, davvero non importa. Stiamo parlando di uno che vorrebbe evitare di farci fare quello che leggete qui sul mio cappellino oggi (‘Vote’, ndr), una cosa terrificante“.

Il drammatico video dell’uccisione lo scorso 25 maggio a Minneapolis di George Floyd, 46enne nero soffocato a morte dopo l’arresto dall’agente Derek Chauvin, ha fatto crollare negli Stati Uniti il “muro di gomma” sulle pratiche diffuse della polizia USA di “racial profiling” e abusi di potere, soprattutto contro cittadini neri in tante città e stati d’America.

LeBron James ha voluto commentare anche l’ultimo caso, apparso sul web in queste ore e che si è verificato ad Aurora, Colorado. Quattro ragazze nere, tra cui una bambina di 6 anni, sono state fermate, poste in stato di arresto e fatte sdraiare sull’asfalto del parcheggio in cui si trovavano per una segnalazione, poi rivelatasi errata, di furto d’auto. Dopo la diffusione del video, il Dipartimento di Polizia locale si è scusato per l’accaduto.

Fa male vedere le immagini di una famiglia costretta faccia a terra così, probabilmente solo per il colore della loro pelle“, così LeBron “Quello che chiediamo, in fondo, è solo un miglioramento di condizioni, non tanto dopo tutto quello che i neri americani hanno passato negli ultimi 400 anni… l’uguaglianza e la parità di trattamento sono proprio il minimo sindacale di quel che chiediamo“.

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