55, 67, 45 e 56 partite giocate nelle sue prime quattro stagioni ai Los Angeles Lakers non sono abbastanza per LeBron James, che dal suo ventesimo anno NBA nel 2022-23 pretende soprattutto “affidabilità” da parte della sua macchina perfetta.
LeBron compirà 38 anni il 30 dicembre prossimo, e al media day 2022 dei Lakers, dopo un altro endorsement ufficiale a Russell Westbrook, ha spiegato che cosa chiederà a sé stesso in stagione: “Mi concentrerò sull’esserci in tutte le partite, sul poter giocare sempre. Oggi sono in perfetta salute fisica (…) ovviamente non si può avere il controllo totale su tutto, sugli infortuni, ma la mia mentalità sarà questa. Io sono uno dei leader di questa squadra e occorre essere sempre a disposizione, è la cosa più importante in questa lega e l’ho sempre pensato“.
Lo scorso anno, la brutta stagione di Russell Westbrook e i problemi fisici per Kendrick Nunn, oltre a quelli di James e Anthony Davis, avevano fatto naufragare presto ogni proposito di risparmiare minuti e logorio fisico a LeBron, che si è sobbarcato ben 37.2 minuti di media a partita, mai così tanti dal 2017.
Ritmo insostenibile per un’intera stagione neppure per un atleta come il numero 6 dei Lakers. Nel 2022-23 i gialloviola riproveranno a seguire quel piano, stavolta affidandosi a giocatori di ruolo più giovani: Juan Toscano-Anderson, Lonnie Walker IV, Troy Brown Jr, Austin Reaves e Max Christie oltre al recuperato Nunn avranno tutti la possibilità di guadagnarsi minuti alle spalle di LeBron, Westbrook, Dennis Schroder e Patrick Beverley.
LeBron James non ha mai voluto sentire parlare di load management e riposi programmati in carriera, ed è più che probabile che lo stesso avverrà anche quest’anno. L’ex Cavs e Heat avrà in stagione un altro traguardo personale da raggiungere, e che traguardo: il record NBA per punti in carriera di Kareem Abdul-Jabbar, distante soli 1325 punti e che James potrebbe battere salvo imprevisti nella primavera 2023.
Lo scorso anno LeBron James segnò 1695 punti in 56 partite, per superare Jabbar non dovrà far altro che ciò che ha sempre fatto, in termini di medie. E soprattutto, come sottolineato al media day, saltare il minor numero possibile di gare.
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