Soluzioni tattiche cercasi per i Minnesota Timberwolves. Dopo la sconfitta in gara 1 contro gli Oklahoma City Thunder per 114-88, valevole per le NBA Western Conference Finals, la squadra di coach Chris Finch è chiamata a trovare una soluzione all’intensa e imprevedibile difesa della squadra di coach Mark Daigneault. Anthony Edwards ha definito la difesa dei Thunder una sorta di difesa “da AAU”, in riferimento allo stile aggressivo e disordinatamente organizzato tipico dei tornei giovanili americani.
Il numero 5 dei Timberwolves spiega: “È stato difficile da leggere, perché cambiavano ogni volta. A volte pesanti nei raddoppi, a volte ti lasciavano giocare. Ogni tanto saltavano addosso, a volte no. Mi hanno ricordato una difesa da AAU: corrono, saltano, si buttano su ogni pallone. E funziona. Io devo muovermi di più senza palla, prendere più ritmo. E andrà meglio”. Deve andare meglio per Edwards, reo di aver chiuso ad appena 18 punti.
Sul banco degli imputati va anche coach Finch. La squadra ha tirato con un disastroso 34,9% dal campo, infilando appena 15 triple su 51 tentativi, con 17 palle perse a complicare ulteriormente la situazione. Finch spiega: “Dobbiamo prendere decisioni migliori, giocare con più forza, fare più passaggi rapidi e non rallentare mai l’azione”.
Sara facile farlo con una difesa che non ti concede nulla? Molto difficile leggendo le statistiche. I Thunder hanno il miglior defensive rating della postseason (100.7 punti concessi su 100 possessi) 10,8 palle rubate a partita e gli avversari limitati al 40,7% dal campo. Un mix di atletismo e intensità che parte da Lu Dort e Alex Caruso — tra i migliori difensori sulla palla della Lega — passando per Jalen Williams (5 recuperi in Gara 1), l’esplosività di Cason Wallace e la difesa firmata Chet Holmgren. E ovviamente Shai Gilgeous-Alexander.
Il risultato? Un Minnesota in evidente difficoltà al tiro: Mike Conley fermo a 2 su 8. Donte DiVincenzo chiude a 3 su 14. Nickeil Walker-Alexander a 3 su 11. Edwards però non fa drammi: “Abbiamo avuto buoni tiri, non sono entrati. E quando entreranno, sarà tutta un’altra storia. Nessuna preoccupazione.”

