Il Grand Jury di Louisville, Kentucky, ha deciso di non incriminare i tre agenti di polizia responsabili della morte lo scorso 13 marzo della 27enne Breonna Taylor, una decisione che ha lasciato delusione e rabbia in tanti atleti NBA, che in questi mesi si sono spesi per chiedere giustizia e azioni concrete.
La Taylor è stata uccisa durante un’operazione anti-droga la notte tra il 12 e 13 marzo 2020, la polizia aveva fatto irruzione nell’abitazione in cui la donna viveva con il fidanzato (uno dei sospettati). Breonna Taylor è caduta vittima della sparatoria tra polizia e sospettati quando era ancora nel suo letto, ad essere accusati di aver ucciso la donna erano stati tre ufficiali di polizia. Nell’abitazione non è stata rinvenuta droga.
Nessuno dei tre indagati affronterà ora alcuna incriminazione formale, il solo Brett Hankinson (uno dei tre agenti coinvolti) dovrà affrontare delle accuse minori, mentre le indagini della FBI sull’accaduto sono ancora in corso e potrebbero cambiare le cose in futuro. La scorsa settimana, in sede civile la città di Louisville ha concordato con i familiari di Breonna Taylor un risarcimento di 12 milioni di dollari.
Subito dopo la decisione del Grand Jury, un’altra ventata di proteste ha toccato le città più calde d’America negli ultimi mesi: a San Diego, Portland, Seattle e Louisville la polizia è intervenuta per disperdere i manifestanti.
Breonna Taylor, così Jaylen Brown: “Sistema va cambiato, ci saranno altre vittime”
La NBPA e i giocatori e le giocatrici NBA e WNBA hanno parlato di “nessuna giustizia per Breonna Taylor”, una sconfitta del sistema giudiziario americano nonostante i grandi sforzi e l’attivismo degli atleti negli ultimi mesi. NBA, WNBA e i giocatori hanno promosso iniziative e sensibilizzato l’opinione pubblica sul tema appoggiando il movimento Black Lives Matter e chiedendo a gran voce – nel caso di Breonna Taylor – l’arresto dei tre agenti responsabili e l’intervento della politica.
Parole e azioni che oggi paiono cadute nel nulla. “Oggi non c’è stata giustizia per Breonna Taylor, la sua morte è stata causata da una serie di decisioni pericolose e noncuranti della dignità umana, azioni che hanno posto fine alla vita di una donna di 26 anni, innocente e nel fiore degli anni“, così la direttrice della NBPA Michele Roberts “Giuriamo qui di continuare a lottare per lei e per onorare la sua memoria e il suo nome“.
Anche i giocatori di Miami Heat e Boston Celtics, impegnati per gara 4 delle finali di conference, hanno speso parole importanti dopo la partita. “Fa veramente schifo, è una cosa davvero triste da vedere, e lo è sapere che una cosa così può accadere a qualunque afroamericano, anche a me o a te“, ha detto Jimmy Butler.
“I wasn’t surprised. I think that this society — the way it was built — its intentions was to never protect and serve people of color initially.“
—Jaylen Brown on the grand jury's decision to not charge any cops with the killing of Breonna Taylor pic.twitter.com/QRKQ5go7Xa
— ESPN (@espn) September 24, 2020
“Sono deluso, come tutti. Questa non è giustizia, quel risarcimento di 12 milioni pare quasi una beffa vuota, si tratta di giustizia, e non è stata fatta“, così coach Erik Spoelstra “In spogliatoi c’è molta delusione e rabbia, i ragazzi hanno dovuto sopportare e gestire tutto questo per tanto tempo, troppo tempo“.
“La nostra vittoria di oggi è per lei“, così Bam Adebayo “Abbiamo cercato di incanalare tutta la nostra frustrazione e rabbia nella partita“.
“Non sono sorpreso, la nostra società, per come è nata e cresciuta, non ha mai voluto davvero proteggere e servire le persone di colore, per cui sapevamo sarebbe successo“, così Jaylen Brown “Finché non ricostruiremo da capo un sistema nuovo, e migliore, continueremo ad avere vittime dell’oppressione come Breonna Taylor“. Parla di “frustrazione” Jayson Tatum “Sapevamo che sarebbe arrivata una decisione del genere, ma fa male lo stesso. E’ triste e frustrante, una brutta giornata per tutti noi“.
Morte di Breonna Taylor, Steve Kerr: “Tutti gli sforzi non sono serviti, c’è troppa violenza in America”
Così Steve Kerr, allenatore dei Golden State Warriors che in queste ore hanno ripreso gli allenamenti: “Una cosa che demoralizza e scoraggia, io penso soprattutto ai ragazzi e ai più giovani, di tutti i colori: è così che li vogliamo crescere? Vogliamo vivere davvero in un paese così? C’è troppa violenza, troppe armi, la polizia è brutale e la violenza è anche nelle scuole e nei nostri vicinati, e vedere che nessuno paga mai per questo è una cosa che lascia demoralizzati (…) come è demoralizzante vedere che tutto l’impegno di tutte le persone che hanno a cuore questo paese e che credono e lavorano per un cambiamento non serva a nulla. Il razzismo in America continua, oggi in questa forma violenta e legalizzata dallo stato, ancora e ancora“.
Steve Kerr says the lack of equal justice for people in Black and brown communities is devastating. pic.twitter.com/iSCqfCBTS7
— SportsCenter (@SportsCenter) September 24, 2020
La decisione del Grand Jury è arrivata in accordo con le leggi vigenti, come spiegato dal general attorney del Kentucky Daniel Cameron. Gli agenti che hanno compiuto il blitz si sarebbero identificati prima di aprire il fuoco, “e l’uso della forza da parte di Jonathan Mattingly e Myles Cosgrove (due dei tre agenti, ndr), sarebbe stata giustificata dalla necessità di proteggersi. Per questo, tale necessità ci ha impedito di formulare incriminazioni formali per la morte di Breonna Taylor“.
“La morte della Taylor è una tragedia, ma in questo caso le dinamiche sono diverse rispetto ad altri. E giudicare sull’onda delle emozioni e della rabbia non è giustizia“, prosegue Cameron come riportato da Associated Press.

