Nuovo accordo tra la NBA e l’associazione giocatori: durante la sospensione della stagione dovuta all’emergenza Coronavirus non verranno effettuati test antidoping.
Come riportato da Chris Haynes di Yahoo Sports, nel corso della pausa forzata non verrà controllata l’assunzione di marijuana, steroidi o sostante per migliorare le prestazioni da parte dei giocatori delle 30 franchigie.
Yahoo Sources: NBA and Players Association reach agreement to eliminate drug testing during coronavirus hiatus. https://t.co/jfG9oXNITU pic.twitter.com/EprylBM8Ff
— Chris Haynes (@ChrisBHaynes) March 16, 2020
Tale accordo consentirà dunque di evitare ogni tipo di sospensione prevista dal CBA. Generalmente la positività ai test per assunzione di sostanze dopanti prevede un allontanamento dai campi per 25 partite per la prima violazione. Queste diventano 55 nel caso di una seconda e 2 anni per un’eventuale terza.
Tra i casi più recenti è possibile ricordare le squalifiche di John Collins degli Atlanta Hawks e DeAndre Ayton dei Phoenix Suns, entrambi per 25 match. Per Tyreke Evans lo stop è stato invece addirittura di due anni.
La sospensione dei test antidoping costituisce solo l’ultimo provvedimento in ordine di tempo attuato da NBA e NBPA in seguito al diffondersi del Covid-19 negli Stati Uniti.
Sin da subito dopo l’interruzione della regular season l’associazione giocatori sta spingendo per l’attivazione della “doomsday clause”, che consentirebbe agli atleti di ricevere comunque una buona parte dei soldi ancora dovuti, nonostante lo stop.
Ora però il vero interrogativo riguarda la ripresa della stagione. Al momento l’ipotesi più probabile resta quella di tornare a giocare nei mesi estivi, sempre che i dati relativi alla pandemia forniscano segnali positivi.

