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Covid, la NBA tira dritto ma i casi tra i giocatori aumentano: “Team preoccupati”

di Michele Gibin

La NBA tira dritto e punta sul protocollo anti Covid e la sua applicazione mentre i casi di giocatori positivi e che si devono fermare per motivi di contact tracing si sono moltiplicati nell’ultima settimana.

Gli Stati Uniti sono nel pieno di una nuova ondata di contagi post periodo natalizio, e anche i giocatori sono naturalmente più esposti al contagio nonostante le precazioni, negli ultimi giorni Boston Celtics, Dallas Mavericks, Philadelhia 76ers e Chicago Bulls hanno rivelato test positivi al virus tra gi atleti, e la conseguenza sono state diverse assenze anche per motivi di contact tracing di alcuni compagni di squadra.

Domenica i Celtics avrebbero dovuto giocare con soli 8 uomini a disposizione contro i Miami Heat, una partita però rinviata dopo che un test effettuato su un giocatore di Miami aveva dato esito non chiaro e costretto metà squadra allo stop preventivo. Per la NBA è il secondo rinvio di una partita di regular season in appena tre settimane.

Niente panico per la lega, che a suo dire resta preparata ad affrontare le difficoltà di una stagione da giocare in mezzo a una pandemia: “Sapevamo che ci sarebbero state delle partite da rinviare e abbiamo disegnato il calendario proprio per poterle recuperare. Non ci sono piani per sospendere la stagione e continuremo a seguire le indicazioni dei nostri esperti e quelle del protocollo di sicurezza“, così il portavoce NBA Mike Bass.

L’intenzione della NBA è dunque quella di tenere duro, anche a costo di avere partite con squadre fortemente rimaneggiate e condizionate dall’incertezza. Una situazione però comune a tante realtà diverse in tempo di pandemia, alla quale anche i team NBA devono adattarsi. L’obiettivo di Adam Silver, commissioner NBA, è quello di intraprendere per i giocatori una massiccia campagna vaccinale non appena la produzione negli Stati Uniti dei vaccini sarà a regime, in modo da non passare avanti a categorie più bisognose. Squadre e allenatori sarebbero però “fortemente preoccupati” per la precarietà della situazione e del rischio infortuni per i giocatori. Nella sola ultima settimana sono arrivati purtroppo gli inforuni gravi di Markelle Fultz, Thomas Bryant e Bogdan Bogdanovic, ed è timore dei team che i continui stop cui gi atleti sono soggetti in attesa di conoscere l’esito dei test e soprattutto quando costretti a fermarsi in base al protocollo possa incidere in negativo sulla loro condizione atletica.

Nei prossimi giorni Sixers, Celtics, Mavs e Heat dovranno far fronte a una situazione di emergenza a roster, mentre per gli Washington Wizards Bradley Beal potrà tornare in squadra dopo un breve stop di verifica, così come Jonas Valanciunas dei Memphis Grizzlies, I Chicago Bulls sono ancora privi di Tomas Satoransky, Lauri Markkanen, Ryan Arcidiacono e Chandler Hutchison.

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