fbpx
Home NBA, National Basketball AssociationNBA News NBA, con la crisi coronavirus le entrate diminuite del 10%

NBA, con la crisi coronavirus le entrate diminuite del 10%

di Michele Gibin

Profitti giù del 10% per la NBA nella disgraziata stagione 2019\20, entrate che si sono fermate a 8.3 miliardi di dollari e perdite economiche che hanno superato il miliardo e mezzo, questi sono i conti in tasca alla lega al termine dell’annata.

La mancata vendita dei biglietti e l’intero indotto generato dalle arene è costata alla NBA oltre 800 milioni di dollari, ai quali vanno aggiunti gli oltre 200 milioni di mancati introiti dovuti alla crisi diplomatica con la Cina di ormai 12 mesi fa, scatenata da un tweet a sostegno delle protesto di Hong Kong dell’ormai ex general manager degli Houston Rockets Daryl Morey.

Meno 400 milioni è invece il buco generato dal crollo delle vendite nel settore merchandising, e nei contratti di sponsorizzazione.

Cifre che darebbero solo una prima impressione di quello che la NBA si appresta ad affrontare se – come pare ormai sicuro almeno per i primi mesi di stagione – il pubblico pagante non potrà ancora fare ritorno nelle arene.

NBA, a quanto ammonterà il salary cap 2021?

La crisi coronavirus ha gravato e graverà talmente tanto sulle casse della National Basketball Association, che senza un intervento mirato sulle finanze, il salary cap per la stagione 2020\21 si sarebbe dovuto assestare sui 90 milioni di dollari, ovvero 19 milioni di dollari in meno rispetto al 2019 e un salto indietro fino al 2016.

Uno scenario disastroso per la NBA e per gli atleti, che se così fosse dovrebbero rinunciare ad una parte sostanziale dei loro stipendi. La maggior parte delle squadre si ritroverebbe inoltre improvvisamente in territorio luxury tax, qualcosa di insostenibile. Gli uffici della lega e della NBPA (il sindacato dei giocatori NBA) stanno lavorando ad un sistema che possa tenere il salary cap attorno ai livelli del 2019 (109 milioni di dollari).

Come? Aumentando la quota di stipendio dei giocatori trattenuta in un escrow fund (fissata oggi al 10%), ovvero una sorta di deposito il cui impiego è previsto dal contratto collettivo di lavoro e in cui la NBA versa tale percentuale di trattenute, che viene redistribuita al termine dell’anno fiscale tra le 30 squadre. Una decisione difficile da prendere per i giocatori, che potrebbe fortemente penalizzare chi firmerà durante la offseason 2020 un nuovo contratto, e su cui NBA e NBPA dovranno ancora trattare.

La mossa di “gonfiare” il salary cap 2020\21 rispetto alle reali proiezioni avrebbe però l’effetto di mantenere un equilibrio anno dopo anno del tetto salariale, per evitare gli effetti che un salto troppo grande da una stagione all’altra potrebbe generare. Una cosa simile successe infatti tra 2015 e 2016, quando il salary cap aumentò di circa 21 milioni di dollari in una sola volta.

Quando inizierà la stagione NBA 2020\21?

Le parti (NBA, proprietari e NBPA) dovranno decidere nei prossimi giorni le date per l’inizio della stagione 20201\21. NBA e board of governors vorrebbero partire entro Natale (22 dicembre la prima data utile) ma il sindacato giocatori ha già fatto sapere di considerare tale tempistica troppo ravvicinata, soprattutto oggi, senza certezze su salary cap e sulle modalità con cui la stagione si dovrebbe svolgere in tempo di pandemia.

Accantonato il costoso sistema della bolla, che ha permesso alla NBA di salvare la stagione e tamponare le perdite, l’obiettivo resta quello di giocare nelle arene delle 30 squadre, anche in assenza di pubblico. Uno dei modelli presi in considerazione è quello delle “bolle” regionali già utilizzato dal baseball MLB per ridurre le trasferte e gli spostamenti. Un sistema di isolamento itinerante delle squadre usato ad esempio in questi mesi anche in Europa per le grandi corse a tappe del ciclismo, Tour de France, Giro d’Italia e Vuelta Espana, e che ha permesso di terminare le competizioni in paesi colpiti duramente dalla seconda ondata del virus, con pochi e isolati casi positivi tra i corridori.

Alla data del 22 dicembre, i giocatori hanno replicato riproponendo il 18 gennaio (Martin Luther King Day) come opening night per la prossima stagione. Una soluzione che non entusiasma il commissioner NBA Adam Silver, che vorrebbe tentare di salvare la partecipazione dei giocatori alle Olimpiadi di Tokyo e soprattutto tornare al canonico inizio a ottobre (e con il pubblico nelle arene) per il 2021\22.

Una partenza a gennaio inoltrato porterebbe la stagione a “sfondare” ancora una volta il territorio estivo del baseball, dei training camp NFL e soprattutto delle Olimpiadi. Una concorrenza già sperimentata in estate a Orlando e che è stata citata come una delle cause del vistoso calo degli ascolti TV dei playoffs 2020.

Ciò che pare ormai deciso, almeno su carta, è la cancellazione dell’All-Star Game 2021 che si dovrebbe disputare a Indianapolis. Una partita delle stelle senza pubblico avrebbe poco senso, e al suo posto la NBA proporrà ai giocatori una pausa di due settimane.

Potrebbe interessarti anche

Lascia un commento

Questo sito web usa i cookies per migliorare la tua esperienza: speriamo sia ok per te, se non lo fosse puoi farne a meno. Accetta Leggi