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NBA, giocatori e proprietari vogliono concludere la stagione: quando? Non importa

di Gabriele Melina
pallone NBA wilson

L’emergenza Sars-CoV-2 ha messo l’intero mondo alle strette, causando una serie di complicazioni che di certo non avremmo mai auspicato. Anche la NBA ed il suo comitato, in seguito alla rapida diffusione del virus, sono stati costretti a sospendere il proseguimento della stagione per almeno trenta giorni. Visto però il numero di coloro che sono stati contagiati, totale numerico oramai da settimane in continua salita nella maggior parte delle nazioni affette, è dato per certo che queste misure vengano estese fino ad una data ancora, e purtroppo, indefinita.

Dopo la dichiarazione di pandemia da parte dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, anche gli Stati Uniti sono stati costretti ad adottare dei provvedimenti il più restrittivi possibili, esortando ogni singolo cittadino statunitense a rimanere nella propria abitazione, uscendo solo per reperire i beni di prima necessità.

Ciò significa, ovviamente, che per gli atleti della maggiore lega di pallacanestro statunitense ogni attività legata al proprio lavoro deve cessare, evitando così qualsiasi tipo di assembramento. Eppure, essendo loro atleti mossi da una grande motivazione personale che li lega al gioco della pallacanestro, la voglia di concludere la stagione 2019\20 inizia a farsi sentire, al di là della data in cui si disputerà la gara finale. “Che sia luglio, agosto o settembre, ciò non importa. Credo che nessun giocatore o squadra voglia concludere l’anno senza aver eletto un vincitore reale“. Queste sono le parole di Ramona Shelburne, insider NBA per ESPN.

Adam Silver, a capo della lega, si sta muovendo giorno per giorno, non essendo abilitato a poter prendere una decisione definitiva all’interno di una situazione così delicata ed alquanto drammatica. “Siamo giunti ad un punto in cui nessuno è in grado di prevedere il futuro, e se qualcuno tenta di farlo sta chiaramente mentendo. Stiamo parlando di una situazione davvero complessa, e la NBA sta cercando di affrontarla vedendo giorno per giorno cosa accade nel proprio paese e nel resto del mondo“, ha aggiunto Shelburne.

Le ipotesi per un ritorno a giocare entro la fine dell’estate si articolerebbero in tre modi, in base a quanto sarà diffuso il virus in quei mesi. Nel primo caso, a minaccia sconfitta, le attività riprenderebbero con la presenza dei giocatori, di tutto lo staff, ed addirittura dei tifosi. Una seconda ipotesi riguarda l’utilizzo di campi neutri, ovvero arene notevolmente più piccole, e chiuse agli spettatori.

Come terzo scenario per la stagione NBA 2019\20 si potrebbe tenere, nel caso il Sars-CoV-2 fosse ancora un qualcosa di altamente dannoso, un torneo a scopo di beneficenza. In questo caso, i giocatori verrebbero prima tutti controllati dai rispettivi operatori sanitari, per poi essere condotti ed isolati in una sola località centrale.

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