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NBA, in caso di ripresa che fare con i soggetti a maggior rischio?

di Michele Gibin
NBA

Un fattore tra i mille che, dipendenti o meno dalla capacità organizzativa, è stato finora poco considerato nei progetti di ripresa della stagione NBA è quello relativo a quei soggetti che sono da considerare a rischio, anche solo per motivi anagrafici, tra staff, allenatori, executive e arbitri.

In questi mesi di pandemia, lockdown e flussi di dati e informazioni senza precedenti nella storia delle epidemie a livello mondiale, abbiamo appreso come siano le persone anziane, e più generalmente gli ultra 65enni i soggetti a maggior rischio di andare incontro a complicazioni dopo un’infezione da Sars-CoV2. Tra i maggiori fattori di rischio associati all’età vi è la presenza di una o più patologie, anche croniche, che rendono i soggetti più vulnerabili al covid-19.

Come riportato da Baxter Holmes di ESPN, alcuni gm hanno sollevato il problema, in forma anonima, evidenziando il potenziale rischio di trasportare nella (ipotetica) location unica per concludere la stagione del personale considerato a rischio. Alcuni capo allenatori sarebbero tecnicamente più esposti, “e nessuno vuole mettere a repentaglio la salute di nessun altro“, spiega uno degli executive interpellati. “Basandosi su tutte le informazioni di cui disponiamo oggi, sappiamo che persone over 60 e con altri problemi di salute farebbero bene a non esserci, quale che sia il loro ruolo: che sia un allenatore, o semplicemente il padre di un giocatore“.

Un rischio che non possiamo assolutamente assumerci“, spiega un secondo gm.

Le squadre esigeranno dunque dalla NBA un protocollo chiaro anche da questo punto di vista. Anche in assenza di pubblico, i team avranno comunque bisogno del personale minimo per disputare le partite ed assistere gli atleti, ed una selezione basata sull’età dei dipendenti potrebbe creare ulteriori problemi logistici. Ad esempio, quali sarebbero le figure da considerare “essenziali” per i team, dallo staff tecnico agli assistenti della sala video, fino agli inservienti? “Si tratterebbe di fare liste precise, e poi non crediamo che un proprietario di una squadra non voglia avere l’ultima parola su ogni singola persona, che rappresenta un costo aggiuntivo (…) dovremo abituarci a pensare che in una situazione del genere esistono figure non essenziali, e che dovranno pertanto restare fuori“.

Nella NBA, dalle 40 alle 50 persone seguono di norma una squadra, un numero che in caso di ripartenza sotto uno stretto protocollo sanitario potrebbe addirittura dimezzarsi. Figure “non essenziali” e persone a rischio anagrafico potrebbero dunque restare fuori.

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