La sola certezza è che tra due mesi la pantomima tra i Golden State Warriors e Jonathan Kuminga sarà finita, con una trade per l’ala di origine congolese. Nel frattempo JK si è già dovuto riaccomodare là dove Steve Kerr lo vede meglio, ovvero in panchina a guardare gli altri giocare anche quando gli Warriors sono senza Steph Curry e Draymond Green.
Gli Warriors hanno battuto i Chicago Bulls tornati sulla terra dopo un inizio di stagione a sorpresa (sono 7 i KO di fila) per 123-91 in trasferta allo United Center. 48 ore prima Golden State aveva battuto persino i Cavs a domicilio e Steve Kerr sta cavalcando la voglia di emergere di giocatori come Quinten Post, Gui Santos e Pat Spencer, che contro Cleveland aveva segnato addirittura 19 punti, suo massimo in carriera.
Contro i Bulls non c’è stato bisogno, gli Warriors hanno veleggiato con 22 su 47 da tre e con 21 punti di Brandin Podziemski e 19 punti a testa di Jimmy Butler e Quinten Post. Coach Kerr ha ruotato 11 giocatori ma ha tenuto Kuminga incatenato alla panchina, in una partita che era già finita dopo due quarti e mezzo.
“Succede a tutti nel corso d’una stagione” ha detto Kerr “I giocatori possono entrare e uscire dalle rotazioni e dipende da chi c’è e da come sta giocando la squadra. La NBA è così, c’è sempre qualcuno alle tue spalle che prova a farsi notare e farsi trovare pronto. Per cui sta a ciascuno di noi accettare la sfida e dare il massimo possibile per la squadra. E ora come ora tanti miei giocatori lo stanno facendo“. Non Kuminga dunque, che Kerr tra l’altro non nomina neanche direttamente.
“Non so quanto durerà” ha detto Jonathan Kuminga “Ma finché la squadra vince e le cose funzionano è giusto proseguire così. Io mi terrò pronto. Non ho problemi, faccio solo il mio lavoro giorno dopo giorno perché non sai mai cosa puà capitare. Io penso che stavo giocando bene ma sono un professionista. E non è una novità la situazione di oggi“.

