fbpx
Home NBA, National Basketball AssociationNBA News NCAA, Penny Hardaway contro la G-League: “Fanno tampering”

NCAA, Penny Hardaway contro la G-League: “Fanno tampering”

di Michele Gibin

Il caso Jalen Green ha ufficialmente sdoganato la possibilità per i liceali non interessati all’esperienza del college di aderire al programma di orientamento e formazione offerto dalla lega di sviluppo e dalla NBA ai professionisti di domani, cui viene offerto un anno di “tirocinio” in un team G-League apposito per partecipare a camp, allenamenti, mini-tornei e seminari. Un’alternativa, per di più retribuita, cui sarà difficile resistere per quei prospetti che puntino a passare al più presto al professionismo, e che potrebbe suscitare interesse ancora maggiore con la difficoltà nei prossimi mesi per i giocatori di raggiungere i campionati esteri, a causa della pandemia da coronavirus ancora in corso.

Come sottolineato anche da Alessandro Mamoli nell’intervista esclusiva concessa ad NBAPassion.com, la NCAA resterà comunque la scelta prediletta dalla stragrande maggioranza degli atleti, che proprio grazie al college costruiscono la loro carriera futura mettendosi in mostra in un campionato vero e competitivo. Quando però si parla di soldi da mettere nelle tasche dei prospetti (in maniera legala, si capisce), è normale che il potenziale di un programma come quello della G-League possa generare reazioni dal mondo NCAA.

Alcuni grandi vecchi come coach John Calipari si sono espressi contro tale prospettiva, ed oggi tocca a Penny Hardaway, ex star NBA e oggi allenatore dei Tigers di Memphis University: “Non penso che la G-League sia stata concepita per reclutare giovani che vorrebbero andare al college, per non farceli andare. Pensavo fosse una lega che fosse la soluzione per chi non volesse fare il college e come alternativa ad un campionato estero, prima di tentare con la NBA. Ma attirare giocatori che hanno già impegni formali con degli atenei, coinvolgendo anche i genitori dei ragazzi, mi pare quasi tampering da parte loro. Non mi piace“.

Penny Hardaway e il caso James Wiseman

Nelle scorse settimane, Jalen Green, Isaiah Todd e Daishen Nix, tre dei migliori prospetti liceali d’America oggi, hanno preferito il programma della G-League al college, con Nix che ha virtualmente stracciato la lettera di intenti con UCLA. Altri giovani atleti seguiranno in futuro il loro esempio, soprattutto se i 3 avranno una carriera NBA, un “rischio” che la NCAA vede abbastanza concreto da permettere finalmente, dopo anni di dibattiti, ai propri giocatori la libertà di stringere accordi commerciali legati al proprio nome e immagine.

E’ un passo nella giusta direzione“, spiega HardawayPermettere ai ragazzi di guadagnare sfruttando il loro nome e la loro immagine, sono a favore di questo. Ci darà la possibilità di evitare che i giocatori vadano a giocare altrove invece che al college, e ci permetterà di competere con la G-League. In più dà ai ragazzi la possibilità di guadagnare dei soldi (…) certo, la G-League offre 200mila, 300mila dollari e oltre per 5 mesi, senza dover studiare e andare alle lezioni, per pensare solo al basket, e se non facciamo qualcosa sarà difficile convincere i giocatori a venire al college a giocare“.

Le pratiche illegali di reclutamento dei liceali da parte di allenatori e atenei sono stati nel passato, anche recente, della NCAA fonte di scandali e sanzioni. Lo stesso Penny Hardaway fu coinvolto lo scorso anno nel caso James Wiseman, il freshman dei Memphis Tigers che era stato squalificato e multato dalla NCAA per aver accettato, quando ancora al liceo, un aiuto economico dal suo futuro coach. Dopo la squalifica e la condanna a restituire la somma, Wiseman aveva deciso di lasciare l’università per prepararsi al draft NBA 2020.

Potrebbe interessarti anche

Lascia un commento

Questo sito web usa i cookies per migliorare la tua esperienza: speriamo sia ok per te, se non lo fosse puoi farne a meno. Accetta Leggi