Ma chi l’avrebbe mai detto? Nel momento topico della serie, con i Sixers sotto 2-1 e attesi dall’importantissimo crocevia di gara 4, James Harden, il giocatore più discusso e criticato delle ultime settimane, si prende la squadra in mano e la conduce alla vittoria. Se ne sono dette tante da quando il Barba è approdato ai Sixers a inizio febbraio, coinvolto nel tanto discusso scambio con Ben Simmons.
Al di là delle tante e condivisibili polemiche sul suo reale valore in campo, sceso vertiginosamente soprattutto negli ultimi tempi, non possiamo negare che, quando in forma e motivato, l’ex Houston può ancora dare un notevole contributo anche in fase realizzativa, qualità che sembrava ormai smarrita. Ma tutto ciò doveva essere inevitabile, soprattutto adesso che Joel Embiid appare visibilmente fuori forma, falcidiato dagli ennesimi problemi fisici. Che Harden non sia più il fenomeno visto ai tempi dei Rockets è fuori discussione, ha infatti perso quel primo passo che lo rendeva praticamente immarcabile e le sue percentuali al tiro sono notevolmente calate, ma questo poteva essere prevedibile. Gli anni inevitabilmente passano per tutti, e il prodotto di Arizona State, avendo ormai superato da un bel po’ il prime della sua carriera, ne sta risentendo, avviandosi piano piano verso il declino. Attenzione però, questo non vuol dire che non possa essere utile nel contesto in cui è attualmente inserito.
Infatti, come vedete dal video, l’estro e la creatività del barba infatti sono e rimangono due fattori fondamentali per una squadra che fa degli scarichi e delle giocate in transizione i punti cardini del gioco offensivo. Inoltre le sue doti di ball-handling e di playmaking, pur notevolmente ridotte, rimangono armi fondamentali, e lo rendono ancora uno dei migliori talenti offensivi su cui puntare. Stanotte, aiutato anche da dei posizionamenti e delle scelte difensive abbastanza rivedibili da parte dei Miami Heat, stranamente fragili sotto quel lato, Harden è riuscito a crearsi diverso spazi dal palleggio, concedendosi le sue classiche triple in step-back e concludendo la sua partita con ottime percentuali. Sono 31 infatti i suoi punti, con un 8 su 18 al tiro totale e 6 su 10 dall’arco, sua migliore statistica da metà gennaio.
Come detto, con Joel Embiid ancora visibilmente limitato dagli infortuni, è toccato al numero 1 portare palla e creare la maggior parte delle soluzioni offensive dei Sixers. Stanotte inoltre l’intesa con The Process è sembrata tornare quella delle origini, con il barba che lo ha cercato continuamente nel pitturato, concedendogli sempre la miglior soluzione per andare al ferro o per prendersi un tiro apparentemente comodo. Ma, in queste ultime due gare al Wells Fargo Center, Philadelphia sembra essere davvero cambiata, probabilmente anche grazie al ritorno di JoJo, la cui sola presenza in campo garantisce stabilità e fiducia a tutti i compagni. Le percentuali al tiro sono anch’esse di conseguenza aumentate, e i Sixers sono passati dal pessimo 14 su 64 dall’arco totale in gara 1 e 2 a Miami ad un più fiducioso 16 su 33 in queste ultime due sfide in casa. Stanotte, nonostante un 54% al tiro totale al fronte delle pessime percentuali messe a segno da Miami, la partita è rimasta aperta e combattuta fino a un minuto dalla fine, quando James Harden ha infilato la sesta tripla della sua serata, riportando i Sixers in doppia cifra di vantaggio e mettendo in ghiaccio il match. “Siamo fiduciosi per il proseguo della serie, e se le prime due sfide sono state un incubo, anche grazie al rientro di Joel siamo riusciti a tornare in corsa. Il ritmo che abbiamo trovato è quello giusto, e dobbiamo sfruttare le buone cose viste oggi per metterli in difficoltà anche in gara 5.”
Vi starete chiedendo dove siano finiti quegli strepitosi Miami Heat visti nelle prime due gare, ed in effetti la domanda appare più che lecita dopo la partita di stanotte. Perchè se Jimmy Butler ancora una volta sta rispondendo alle tante critiche che gli sono state rivolte riguardo la sua inconsistenza in attacco, mettendo a segno due stellari performance, il resto del core è sembrato davvero spaesato. Saranno state le ottime percentuali al tiro di Philadelphia, o il rientro di Joel Embiid nel pitturato, ma, in generale, in queste ultime due sfide, Butler e compagni hanno mostrato gravi ed evidenti lacune in entrambi i fronti di gioco. Davvero troppo svogliati questi Heat, che però, nonostante la pessima prestazione di stanotte, sono riusciti a rimanere a galla per tutta la durata della partita. Segnale quantomeno incoraggiante questo, e che dimostra ancora una volta la grande profondità e solidità di un roster che, almeno sulla carta, a mio avviso non ha rivali. Adesso la sfida sarà quella di riuscire a confermarsi anche contro grandi squadre e grandi avversari, perchè, diciamoci la verità, fino a gara 3 di questa serie, Miami ha sempre avuto di fronte ostacoli tutt’altro che temibili.
Ma, tornando alla gara di stanotte, vale la pena citare i preoccupanti cali offensivi di Tyler Herro (11 punti con 1 su 5 da 3), Kyle Lowry (0 su 6 dall’arco e uscito nuovamente per infortunio) e di Gabe Vincent (1 su 6 al tiro totale e 0 su 4 dall’arco), che si uniscono alla difficoltà incredibile della squadra di trovare un tiro comodo e di andare facilmente a canestro. Jimmy Butler non ha nella fase offensiva la sua arma principale, e difficilmente potrà ripetere due prestazioni come quelle recenti. In generale non abbiamo visto più in gara 3 e 4 quell’incredibile macchina di gioco in attacco e in difesa, e che, nelle due sfide in Florida, aveva ridicolizzato tutto il sistema di gioco dei Sixers. “Abbiamo sbagliato troppo oggi” dichiara coach Erik Spoelstra “non possiamo permetterci di concedere agli avversari tutti questi spazi. Cercheremo di tornare in carreggiata già dalla prossima sfida in casa”. Inutile ribadire l’importanza di gara 5, in programma tra due giorni alla FTX Arena di Miami. La vincitrice di quella sfida avrà un piede e mezzo alle finali di Conference.

