La NBA è così. Un giorno vieni celebrato, l’altro scaricato. Un ciclo continuo ormai insito nella lega. Questa breve affermazione può riassumere gli ultimi anni della carriera di Kristaps Porzingis. Ascesa, caduta e ritorno.
L’inizio di questa stagione ha rispolverato uno dei talenti più puri del draft 2015, che toltosi di dosso le scorie di pesanti infortuni, ha finalmente ricominciato a macinare pallacanestro.
La sensazione è quella di osservare un giocatore più emancipato sul piano tattico e mentale.
Il merito in questo senso va attribuito pienamente a coach Jason Kidd, capace di recuperare un giocatore che fino a qualche mese fa, figurava nella lista dei papabili partenti.
Intervistato da Mark Medina per NBA.com, il lungo lettone si è aperto a una diuturna conversazione, incentrata, specialmente, sull’ultimo travagliato triennio e su un presente dalle buone prospettive.
La scorsa estate non c’era testata o portale oltreoceano, che non parlasse dell’opportunità per i Mavs di cedere Porzingis.
Il nativo di Liepāja veniva dall’ennesima stagione in chiaro scuro. I soliti problemi fisici, le prestazioni poco convincenti, e un binomio tattico con il sistema di Carlisle mai sbocciato definitivamente.
“Era diverso da quando giocavo a New York. Carlisle mi usava in modo completamente diverso. Giocando accanto a un grande giocatore come Luka, avrei dovuto cambiare il mio gioco. Ci sono stati aggiustamenti che ho dovuto affrontare e capire”.
Per il lungo, arrivato dai Knicks nel gennaio 2019, la strade di un prossimo trasferimento sembravano sempre più probabili. Nonostante la ricca estensione quadriennale a 158 milioni di dollari.
Porzingis aveva saltato tutta la campagna 2018\19, causa rottura del crociato e nei due anni successivi 44 partite, sempre per problemi alle ginocchia. In sintesi, il talento europeo non ha mai avuto modo di esprimersi al massimo delle sue potenzialità.
A luglio, ecco l’improvvisa svolta. Mark Cuban eccentrico proprietario della franchigia texana, decide di rinnovare la fiducia nei confronti del numero 6. A ciò si aggiunge la novità in cabina tecnica, con l’avvento Jason Kidd, quale capo allenatore.
La fiducia del coaching staff e l’intesa crescente con Dončić
Ottenuta una nuova chance, Porzingis non si è perso d’animo tirandosi a lucido per l’inizio della stagione.
A giudicare dai numeri, l’intenso lavoro estivo sta pagando. Il lungo dei texani ha fin qui esibito una media che parla di 21.1 punti, 8.2 rimbalzi ,1.9 assist. Frutto dell’assistenza dei compagni e di un coach che fa della stretta relazione con i giocatori, una delle sue doti maggiori.
“I miei compagni di squadra hanno fiducia in me. Il coaching staff si sta fidando di me e mi sta mettendo nelle mie situazioni più comode”.
Tuttavia, il centro in maglia 6 non si accontenta. Dopo aver recuperato una condizione psico-fisica di livello, il passo successivo è quello di affinare l’intesa con la stella slovena ex Real Madrid Luka Dončić. Uno step fondamentale per tirare fuori il meglio l’uno dall’altro.
“Stiamo comunicando di più. Questo è estremamente importante (…) Mi piace giocare con Luka. È difficile trovare quel tipo di talento con cui giocare, quindi devi apprezzarlo. Rende la vita più facile per tutti. Toglie molta attenzione a tutti”
Dunque si fa essenziale, ai fini delle speranze dei Mavericks, che il duo Porzingis-Dončić raggiunga una quota d’intesa tale da rendere più fluido il gioco e la minaccia offensiva e difensiva del sistema kiddiano. Ovviamente occorrerà del tempo, ma Cuban n’è sicuro. I due sono compatibili e il loro affiatamento non farà che continuare a crescere.
“Si completano a vicenda. KP può creare spazio. Quando Luka non c’è, KP può avvicinarsi al canestro e segnare per noi. Difensivamente, è stato incredibile nel bloccare i tiri, correre e tagliare e stiamo facendo molto più tagli in back-screen. Ma non credo che KP abbia ancora giocato il suo miglior basket. Penso che stia ancora cercando di mettersi perfettamente a suo agio”.

