Home NBA, National Basketball AssociationNBA TeamsChicago Bulls Bulls, Coby White: “Il contratto? Riparto dal lavoro fatto in estate”

Bulls, Coby White: “Il contratto? Riparto dal lavoro fatto in estate”

di Max Tosi
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Quando si approda nel professionismo le regole del gioco cambiano, la visione del futuro è tutta diversa.
Per chi, fino a qualche anno prima, giocava nei campetti di strada imitando le stelle NBA, entrare in quel mondo, significa svoltare, iniziare a volare.

Ma, come ci insegna Icaro, a volare troppo in alto, se non si sta attenti, le ali si bruciano e si rischia di cadere.
Le ali sono la passione e l’amore per lo sport che spingono oltre i limiti e fuori da un destino che ci vuole spesso imprigionati in categorie sociali.

C’è un sole, però, che può bruciare tutto questo, a cui bisogna avvicinarsi ma mantenendosi alla giusta distanza: i soldi.
I contratti sono l’altra faccia della medaglia dello sport professionistico, giusti, perché è un lavoro, ma spesso aridi talmente da svuotare l’anima stessa dello sport e allo stesso tempo allettanti perché capaci di cambiare la vita per un ragazzo che fino a prima faceva fatica a metter insieme colazione e cena.

I rookie che accedono al palcoscenico NBA entrano con contratti biennali che permettono poi di avere un opzione di rinnovo per il terzo e quarto anno con una maggiorazione di stipendio graduata, per i primi tre anni, in relazione alla draft position e, nel quarto anno, sulla base di una percentuale sul salario del terzo anno, la rookie scale extension. Ciò permette, da una parte, alle squadre NBA di garantirsi per almeno cinque anni, l’utilizzo del giocatore con una spesa predeterminata e quindi calcolata sul salary cap, e dall’altra, al giocatore di avere un salario sicuro e che si incrementa di anno in anno indipendentemente dalle statistiche e fuori dai rischi di una free agency.

C’è qualcuno che crede ancora nello sport

A tal proposito sentire parole come quelle di Coby White, guardia dei Chicago Bulls, “io amo giocare a basket. Questa è la vera motivazione di cui ho bisogno, è stata l’unica motivazione di tutta la mia vita e non la cambierò ora” fa bene al cuore e soprattutto fa bene allo sport.

Coby White non ha ricevuto la rookie scale extension e non ha pensato alla sua posizione contrattuale per giocare ma, viceversa, parole sue, “non ero concentrato su quello… ho lavorato molto quest’estate, quindi sarà questo a parlare e da lì ripartirò” dimostrando già grande maturità e soprattutto l’umiltà di chi, riconoscendosi fortunato, sa di dover giornalmente migliorarsi e mettere in gioco. Sicuramente con questa attitudine ed impegno anche da free agent un contratto non tarderà ad arrivare, contando già la prima uscita contro i Miami Heat con 10 punti in 25 minuti di gioco.

Chicago Bulls, lineup ancora in evoluzione

Coach Billy Donovan, con Lonzo Ball e Zack LaVine bloccati in infermeria, è ancora in cerca del quintetto ideale per i suoi Chicago Bulls.

Nella partita di apertura vinta di misura contro i Miami Heat, la scelta per la lineup iniziale è ricaduta su Alex Caruso e Ayo Dosumnu come guardie, DeMar DeRozan e Patrick Williams come ali e Nikola Vucevic come centro. Williams ha vinto il ballottaggio con Javonte Green dopo che, in tutta la preseason era stato costretto a partire dalla panchina, e ciò, forse, nelle intenzioni di coach Donovan è stata una scelta per motivare il giocatore nel quale ripone sicuramente alte aspettative, dice infatti “ho solo bisogno che Patrick sia il giocatore che deve essere”.

L’all star DeRozan, in merito al turnover Green-Williams, afferma “non credo ci sia una battaglia per il posto tra di loro…. ma solo competizione tra due ragazzi che vogliono dare il meglio per se stessi e per il successo della squadra.” In ogni caso, dopo la partita con gli Heat, la bilancia pende a favore di Green che ha chiuso con un plus/minus +8 rispetto al compagno Williams che ha chiuso invece con un -4, si vedrà a Boston, venerdì, su chi ricadrà la scelta di coach Donovan.

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