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Kings, Vlade Divac dopo le dimissioni: “Difendo le mie scelte, Bagley e Walton”

di Giovanni Oriolo

Nella giornata di sabato sono state rese ufficiali le dimissioni di Vlade Divac come general manager dei Sacramento Kings. La scelta è stata presa dopo la deludente stagione e l’altrettanto infelice percorso nella bolla. La franchigia di Sacramento ha già trovato il sostituto: Joe Dumars.

Divac spiega il perché delle dimissioni da GM dei Kings

In un’intervista telematica, a meno di 24 ore dall’addio ai Kings, Vlade ha parlato con Marcos Breton del Sacramento Bee della sua scelta e raccontato della sua avventura in California.

“Fa parte della vita. Devi prendere decisioni difficili e questo era il momento giusto. Venerdì avevo parlato con Vivek (Ranadivé, ndr) che mi ha detto che voleva fare dei cambiamenti nel front office. Inizialmente rimasi sorpreso, ma mi aspettavo che sarebbe successa una cosa del genere dopo la brutta stagione. Per questo ho deciso di dimettermi. Purtroppo non abbiamo realizzato quello che ci aspettavamo in questa stagione e è la responsabilità è mia. Se mi chiedi cosa farò nel futuro, chi lo sa. Per ora starò un po’ qui fermo in città, mi trovo bene”.

Dopo aver spiegato la motivazione del suo addio, l’ex giocatore dei Lakers e tornato sulle tante voci che dicono che il proprietario dei Kings avrebbe messo bocca su diverse scelte sbagliate. Vlade ha smentito tutto dicendo che Ranadivé non si è mai immischiato in scelte che non gli spettavano. Anche nelle contestatissime chiamate al draft.

“Forse il primo anno in cui ho iniziato a lavorare mi ha dato qualche consiglio, ma sempre e solo se da me richiesti. Già dalla seconda stagione mi ha lasciato l’intera gestione delle situazioni riguardanti la gestione della squadra. Vivek mi ha sempre lasciato fare quello che volevo senza mai dubitare delle mie scelte. Voleva essere sempre aggiornato su tutto ciò che facevo, ma senza mai commentare. Anzi ero spesso io a condividere i miei pensieri e i dubbi con lui”.

Divac difende la sua scelta di Bagley al posto di Doncic

Diverse sono state le scelte fatte da Divac e successivamente criticate dai tifosi e addetti ai lavori. Però tre sono state le più controverse (e forse decisive per la brutta stagione costatagli il posto). La prima è più dibattuta è la scelta con la chiamata numero 2 del draft del 2019 di Marvin Bagley III invece che Luka Doncic. Il lungo ex Duke ha avuto diversi problemi fisici, ma quando è sceso in campo ha dimostrato di avere ancora tante lacune e di non essere al livello dello sloveno, il quale al secondo anno può già vantare una convocazione all’All-Star Game (oltre che la vittoria del ROTY del 2019).

La spiegazione di tale scelta, allora, fu che Marvin Bagley incarnava il complemento perfetto per De’Aaron Fox. Mentre avere Doncic rischiava di pestarsi i piedi con Fox. C’è chi sostiene che Divac non scelse l’ex Real Madrid per antipatia verso il padre di Luka, mai confermata, fatto sta che questa scelta fu un primo chiaro segnale di discordia tra lui e Ranadivé.

“Sì. Quella fu una mia scelta lui non la condivise molto. Io però credo ancora che Marvin sia un gran bel giocatore e che possa avere un‘intesa migliore con De’Aaron di quanto avrebbe fatto con Luka. Solo che avrei avuto bisogno di più tempo per dimostrarlo, anche per via dei tanti infortuni accorsi. Ma sono sicuro che Bagley dimostrerà a tutti che si sbagliano e che avevo ragione io. Purtroppo in questo mondo devi produrre subito, le persone non hanno molta pazienza, ma vedrete che avevo ragione”.

Harry Giles punito per la cattiva forma fisica. Ma i tifosi non hanno gradito

Il secondo errore (e probabilmente quello meno grave) è la scelta di non esercitare l’opzione sul contratto del popolare lungo dei Kings Harry Giles III. In molto hanno rinfacciato al dirigente serbo questa decisione, nonostante il ragazzo (causa anche lunghi infortuni) non abbia ancora dimostrato il potenziale che Divac e tutti gli scout NBA avevano visto in lui al college.

Nella prossima free agency Giles potrà firmare con altre squadre. Ma Vlade si era sempre dichiarato fiducioso sulla permanenza anche a fine contatto del giocatore. In più, il motivo di questa scelta era stato far capire al ragazzo che non era piaciuto il fatto che lo scorso ottobre, si fosse presentato al training camp dei Kings pesantemente fuori forma.

“La scelta che avevo preso era per mandare un messaggio al ragazzo di essere un professionista sempre. Lo devi fare per te e per la squadra e bisogna ammettere che nell’arco della stagione aveva dimostrato di aver capito quello che gli volevo dirgli. Ciò mi ha fatto molto piacere, ne avevo già parlato con lui prima della pausa per il COVID-19 e la mia idea era quella di rifirmarlo appena si sarebbe aperta la free agency”.

La controversa scelta di cacciare Joerger e firmare Luke Walton in panchina

L’ultima scelta da tutti classificata come errata, e che probabilmente più ha condizionato la stagione in negativo per i Kings, è l’assunzione come head coach di Luke Walton. Il quale era appena stato scartato dai Lakers dopo una pessima annata e non voluto dai tifosi. Walton, che in più fu preferito al più richiesto Monty Williams, che a Phoenix ha sfiorato il play-in per gli scontri diretti.

La fanbase dei Kings è comprensibilmente arrabbiata con Walton, il quale è considerato il principale colpevole del mancato accesso ai playoffs (che a Sacramento mancano da 14 anni). Ma Divac continua a difendere la sua scelta.

“Luke sarà un grande allenatore. Se qualcuno gli darà una possibilità di dimostralo, dandogli tempo, vedrà che è un allenatore che può stare in NBA”.

Walton ha altri tre anni di contratto, ma sembra che il nuovo GM Dumars voglia puntare su altri allenatori.

In conclusione Divac ringrazia comunque Ranadivé per l’opportunità concessagli e per i bei anni passati nello staff dei Kings.

“Sono grato per l’opportunità che mi è stata data. E penso che essere GM sia uno dei lavori più belli che ci sono. Non sono amareggiato e non ho intenzione di prendermela con nessuno. Ho vissuto una bellissima esperienza e non sai mai se capiterà un’altra opportunità, ma sicuramente non sarò a io a cercarla in maniera disperata. Perché ciò che è molto più importante che avere un obiettivo è il modo in cui agisci per raggiungerlo. Io credevo nel progetto Kings quando ho iniziato e ci credo ancora. Per questo la mia soddisfazione più grande arriverà quando i Kings inizieranno a vincere”.

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