Home NBA, National Basketball AssociationApprofondimentiSan Antonio Spurs, in una settimana il futuro si è fatto più nebuloso

San Antonio Spurs, in una settimana il futuro si è fatto più nebuloso

di Michele Gibin

In una sola settimana il futuro dei San Antonio Spurs, che con De’Aaron Fox avevano compiuto una delle mosse di mercato più coraggiose della loro storia recente, è diventato più nebuloso.

Senza che ci fossero stati dei segnali, tra l’altro. Il problema di salute che ha colpito Victor Wembanyama, una trombosi venosa profonda all’altezza della spalla destra, ha imposto uno stop fino al termine della stagione ponendo innanzitutto fine ai progetti di post-season, e di quelli ci si può fare una ragione, e timori sulla carriera addirittura del giocatore francese.

Wembanyama ha davanti a sé settimane di esami e terapie che decreteranno poi il percorso da farsi. Dall’ambiente Spurs, dopo la notizia, è filtrata la speranza e la fiducia che il problema di salute per Wemby sia isolato e non cronico come quello che ha costretto Chris Bosh al ritiro. Nel 2019 Brandon Ingram, allora ai Los Angeles Lakers, ebbe lo stesso problema e tornò a giocare, e con profitto dopo alcuni mesi.

Al forfait ufficiale di Victor Wembanyama è seguito quello di cui si sapeva già, ufficiosamente. Coach Gregg Popovich non tornerà in panchina in questa stagione, Pop sta recuperando dall’ictus celebrale che lo aveva colpito lo scorso 2 novembre, e sabato gli Spurs hanno comunicato che la stagione del coach 76enne è finita qui. A terminare la stagione sarà Mitch Johnson, nominato coach ad interim dopo il malore di Popovich, San Antonio (24-31) si trova al momento a 3 partite di distanza dal decimo e ultimo posto valido per i play-in.

Di certezze sul futuro di Gregg Popovich in panchina non ce ne sono. Il vecchio leone, che è anche l’allenatore NBA più vincente nella storia della lega, aveva visto nell’arrivo di Victor Wembanyama lo stimolo principale per continuare, e nella possibilità di contribuire a forgiare un giocatore unico, nei suoi anni di formazione, l’ennesima sfida di una carriera leggendaria. Ma a 76 anni e con un problema di salute così serio alle spalle, la vita del capo allenatore NBA fatta di stress, viaggi e lavoro 24 ore su 24 potrebbe essere davvero troppo.

Popovich resta il presidente degli Spurs, e per lui un ruolo alla Pat Riley, alla Jerry West, non è irrealistico. Su chi dovrà raccogliere la sua eredità in panchina al momento è difficile da dire, tanti “eredi” negli anni da Ime Udoka a Becky Hammon, a Ettore Messina a Will Hardy hanno poi proseguito altrove. Un altro ex allievo di coach Pop, Mike Brown che è inoltre legatissimo a Steve Kerr, altro “adepto”, è al momento senza panchina dopo l’esonero a gennaio a Sacramento.

Mitch Johnson potrebbe aver fatto abbastanza da ricevere l’incarico direttamente da Popovich, perlomeno da “reggente” in attesa di scegliere con più calma cotanto successore. Certo, con Wembanyama, Chris Paul e con l’arrivo di Fox forse gli Spurs valevano qualche vittoria in più ma le difficoltà non sono mancate, col forfait di Popovich e l’inizio ai box di Devin Vassell. E l’ultimo KO per 114-96 in trasferta contro i derelitti New Orleans Pelicans sa quasi di resa.

Al draft NBA 2025 i San Antonio Spurs avranno due scelte al primo giro, la loro e quella in arrivo dagli Atlanta Hawks che stanno avendo i loro problemi a restare in zona play-in a Est. Con un pò di fortuna gli Spurs potrebbero trovarsi con due scelte di lottery al prossimo draft, considerato di gran talento anche alle spalle di Cooper Flagg. A San Antonio già si fantastica di una lottery fortunata e di una replica di ciò che successe nel 1998, con una stagione fallimentare a causa dell’infortunio di David Robinson e di un Tim Duncan come indenizzo. E in fondo, in questa situazione, perché non cercare di aiutare la propria fortuna? Il calendario proporrà agli Spurs diverse partite importanti per restare o meno in scia della zona play-in, contro Kings, Mavs e Timberwolves fino al 13 marzo prossimo. Dopo quella data si saprà per cosa gioca ancora San Antonio.

Le condizioni di Wembanyama e il futuro di coach Popovich sono le priorità al momento per gli Spurs. A stretto giro seguiranno le incombenze contrattuali, con De’Aaron Fox eleggibile per un’estensione al massimo salariale e Jeremy Sochan eleggibile per la sua rookie scale extension. Chris Paul sarà free agent e dovrà decidere se continuare oppure smettere, in questa stagione CP3 è stato di fatto un allenatore in campo e la suggestione di vederlo calarsi quasi naturalmente nel ruolo a tempo pieno, per fare la stessa transizione che altre grandi point guard come Jason Kidd o Chauncey Billups hanno fatto, c’è.

I Golden State Warriors vedono in Steve Kerr la loro versione di Gregg Popovich? Ovvero l’allenatore che solca le generazioni e traghetta la squadra da un’iterazione all’altra come solo coach Pop e Red Auerbach hanno saputo fare? Se così non dovesse essere, allora il legame tra Kerr, Popovich e l’ambiente Spurs dove Steve vinse da giocatore il suo ultimo titolo NBA è troppo noto per non vederlo.

Dei grandi Spurs del passato, nessuno ha poi compiuto la transizione dal campo alla panchina. Tony Parker si sta occupando di basket europeo in Francia e potrebbe avere un ruolo nella prossima avventura europea della NBA. David Robinson non ha mai allenato, Tim Duncan ci ha provato per un anno senza convizione ed è poi tornato alla sua vita. Manu Ginobili non si è mai veramente allontanato, è sempre rimasto in veste di consulente e ambasciatore Spurs, è ancora di casa. Carisma e status per calarsi già domani nel ruolo, qualora volesse, non gli mancano. E Manu è uno a cui le sfide piacciono.

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