Scottie Pippen ha scelto un’intervista esclusiva a GQ Magazine per promuovere il suo libro, “Unguarded“, e per rispondere alle polemiche sulle sue dichiarazioni – contenute per esteso nella sua autobiografia – sul suo rapporto con Michael Jordan, a giudicare dai giudizi severi di “da Pip” mai stato così ai minimi termini.
Che Pippen fosse scontento di come The Last Dance avesse rappresentato la sua figura e quella dei suoi compagni di squadra dell’epoca ai Chicago Bulls degli anni ’90, in rapporto a quella di Michael Jordan, Scottie lo aveva già chiarito mesi fa. Nel suo libro, l’ex star dei Bulls ha scritto nero su bianco cosa, a sua dire, ci fosse di sbagliato nella serie e nel prodotto.
Nell’intervista a GQ, Scottie Pippen rimanda al libro per i dettagli del suo rapporto con MJ. “Ma qui non voglio parlare di lui, qui si parla della mia storia e del mio percorso. Se avessi parlato tanto di Jordan, sarebbe stato un libro diverso, gioco forza“.
Scottie Pippen spiega, tra le altre cose, come uno degli intenti del suo libro sia “chiarire a tutti che io sono stato un giocatore grande come Michael Jordan. Solo un giocatore vince l’MVP, comunque io e lui ci siamo sempre supportati, abbiamo giocato e vinto assieme da compagni di squadra, io non sono mai stato un giocatore egoista“.
“E il basket è uno sport in cui non è possibile essere egoisti. Tom Brady non gioca da solo, non ritorna i calci d’inizio e non riceve i passaggi, ad esempio (…) in una squadra NFL ci sono quasi 70 giocatori. Io mi vedo come una parte della squadra sportiva più forte mai apparsa. Gli Warriors hanno battuto il nostro record? Alla fine quella squadra non ha vinto, per cui non può considerarsi la più forte di sempre. Semmai sono stati la squadra più forte di sempre in regular season“.
“E Michael Jordan allo stesso modo non avrebbe potuto vincere da solo, senza i suoi compagni“, ancora Pippen sul suo ex compagno di squadra “Allora io ho voluto dire alle persone che devono capire che il basket è uno sport di squadra. Ci sarà sempre chi si distingue, e Jordan per tante volte si è distinto, ma ci sono stati momenti in cui a distinguersi non era lui. Ma Michael Jordan era sempre scelto come colui che si era distinto (…) sono le vittorie di squadra che rendono possibile coprire di gloria un individuo“.

