Nel 1994, i Chicago Bulls di Scottie Pippen sfidarono i New York Knicks di Patrick Ewing nel secondo turno della loro corsa al titolo. La franchigia dell’Illinois non poté contare sull’ingente contributo, offensivo e difensivo, di Michael Jordan, ritiratosi il 6 ottobre dell’anno precedente a causa, innanzitutto, della scomparsa del padre, ucciso pochi mesi prima a colpi di pistola, e poi per aver perso una parte del suo fuoco interiore che lo portava a competere ogni serata al massimo della sue capacità.
La serie si concluse in sette partite, con una vittoria finale al Madison Square Garden da parte della squadra di casa per 87 a 77. I ragazzi di Phil Jackson, nonostante l’assenza del loro maggiore interprete, avevano comunque concluso la stagione con 55 successi a fronte di 27 sconfitte, riponendo le chiavi del loro attacco nelle mani di Scottie Pippen, ora non più il secondo violino del gruppo, ed in quelle di Toni Kukoc, ala croata al primo anno nella lega con un’innata capacità di gestire il pallone e di far canestro. Pippen terminò tale secondo turno dei playoffs con una media di 21.7 punti a partita, 7.7 rimbalzi e 4.7 assist, totalizzati in 37.6 minuti di presenza sul parquet.
Tuttavia, è presente un episodio all’interno della serie alquanto singolare che riguarda, da vicino, proprio l’ala nativa dell’Arkansas.
Playoffs 1994, quando Pippen decise di rimanere in panchina nel finale di gara
Il 13 maggio del 1994, i Bulls stavano combattendo per sopravvivere all’interno dei playoffs, dopo aver perso entrambi i primi due incontri della medesima serie contro i Knicks. Con cinque secondi al termine di gara tre, Pippen fece un cenno a Kukoc di impostare un blocco per lui, il quale però non si materializzò mai. Il sette volte all-star fu così costretto, non essendo riuscito a sviluppare una buona azione offensiva, a scagliare il pallone verso il canestro. Il tiro colpì solo la parte superiore del tabellone, la terna arbitrale segnalò la violazione dei ventiquattro secondi, e, dall’altra parte, il gancio di Ewing pareggiò il punteggio totale sul 102 pari, con 1,8 secondi rimanenti.
L’intelletto di coach Phil Jackson portò lo stesso a chiamare un timeout, così da poter disegnare una giocata che avrebbe dato a Chicago la possibilità di vincere il match. Venne designato come protagonista principale di tale azione Toni Kukoc, il quale avrebbe ricevuto il pallone direttamente dalle mani di Scottie Pippen. Quest’ultimo, incaricato solo di svolgere la rimessa, e quindi non abilitato a tentare il tiro decisivo, rifiutò immediatamente il ruolo che gli era stato assegnato.
Con l’MVP della gara delle stelle del 1994 seduto in panchina per sua personale decisione, Jackson fu costretto a far subentrare Pete Myers, guardia nativo dell’Alabama visto anche militare nel massimo campionato italiano. Egli si occupò di rimettere il pallone in campo, passandolo a Kukoc, il quale mise a referto il canestro della vittoria.
“Ho reagito alla quella decisione considerandola un insulto nei miei confronti. Ero il giocatore più pericoloso ed abile in squadra, come puoi limitarmi a fare la rimessa, senza concedermi la possibilità di tentare il tiro per la vittoria? La mia reazione fu quella di rimanere seduto in panchina, lasciando a qualche altro ragazzo il compito di gestire la rimessa“, ha riportato Pippen in merito.
Nello spogliatoio, secondo alcune fonti interne, Pippen venne severamente criticato da alcuni veterani presenti in squadra. Ad oggi, nonostante siano passati più di venticinque anni, il sei volte campione NBA la pensa allo stesso modo:”Vorrei che una cosa del genere non fosse mai accaduta, ma, se fossi costretto a prendere un’altra decisione simile, probabilmente farei la stessa scelta“.
Anche Michael Jordan, a distanza di svariati anni, sembra non aver cambiato la sua opinione a riguardo:”E’ una decisione che, all’interno di certe conversazioni tra compagni o giornalisti, gli si ritorcerà sempre contro, e Scottie lo sa benissimo“.

