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Joel Embiid senza fronzoli: “La bolla non mi piace e non mi fido degli altri!”

di Francesco Catalano

Nelle giornate di oggi e domani tutte le squadre NBA raggiungeranno la bolla, mentre alcune squadre sono già arrivate al Disney World Resort di Orlando; tuttavia, continuano a non diminuire le perplessità, e uno degli interpreti maggiori di questi dubbi è Joel Embiid dei Sixers.

Il momento della verità è arrivato per Adam Silver. Le prossime settimane saranno cruciali per capire se la bolla creata dal commissioner NBA si dimostrerà davvero ben congegnata o si rivelerà un buco nell’acqua. Silver, in un’intervista di poche ore fa, ha ribadito come ci si aspetti anche qualche caso positivo con le squadre riunite nella bolla. Ma ciò non lo preoccupa se tutto seguirà pedissequamente i protocolli stilati dalla lega.

Non ha nemmeno escluso, in ogni caso, una cancellazione immediata della stagione nel caso scoppiasse un piccolo focolaio all’interno del Disney Resort. Quello che è certo è che le incognite sono tantissime e lo stato d’incertezza aleggia in modo consistente anche fra i giocatori.

Il leader camerunense dei Sixers ha già detto chiaramente che giocherà, ma non ha lesinato più di qualche perplessità riguardo l’organizzazione della ripresa della stagione. “Tutto quello che voglio è essere in salute e stare al sicuro. E mantenere al sicuro anche le persona a me vicine. Voglio essere certo di poter vivere a lungo in futuro e non di avere, che so, qualche tipo di ripercussione”.

Poi il lungo di Philadelphia ha continuato parlando della bolla. “Non sono un grande sostenitore dell’idea, ma come sempre farò il mio lavoro. Rappresenterò la mia città, la mia famiglia e i miei compagni. E’ quello che ho sempre fatto. Non importa il fatto che non mi piace l’organizzazione. In ogni caso ancora non ci ripongo fiducia e non penso sia sicura”.

Come ha fatto pochi giorni anche Damien Lillard, Embiid ha palesato l’idea e la paura che non tutti i giocatori seguiranno le regole. “Non mi fido degli altri ragazzi, ma come ho detto farò il mio lavoro. Ci sono alcuni a cui piace uscire e fare altre cose. Invece conosco me stesso: so che non metterò a rischio nessuno. Ma la domanda è ‘Ognuno farà lo stesso?’”

Una domanda da centomila dollari. Inutile dire che il rischio che sia tutto un fiasco sia veramente alto. Sarà necessario un adeguamento alle regole e ai protocolli dettati dalla NBA pressoché totale. Altrimenti rischia davvero di saltare tutto, mettendo a rischio anche la salute di numerose persone.

Anche un compagno di squadra di Embiid, Shake Milton, è stato duro verso la ripresa della stagione NBA 2019/20. “Non penso davvero che dovremmo giocare. I miei compagni però vogliono scendere in campo quindi andremo lì e proveremo a vincere”.

Se Embiid ha fatto un discorso sanitario, Milton ha dato un taglio più politico e morale alla sua lamentela. “In questo momento ci sono tantissimi problemi nel mondo che sono più grandi di uno sport. Mi sento come se fossimo nel momento giusto per fare ascoltare le persone e per far capire loro più cose riguardo a quello che sta accadendo nel nostro Paese. Penso sia un’occasione ghiotta e non voglio che il basket oscuri tutto questo”.

Insomma, più di qualche giocatore nelle ultime ore ha detto chiaramente di non stravedere per il piano Silver. In effetti, le prossime settimane saranno decisive per vedere se il commissioner parerà le insidie che lo aspettano all’orizzonte oppure verrà abbattuto da esse.

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