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Steph Curry fiducioso: vuole giocare alle Olimpiadi di Tokyo 2020

di Valentino Aggio

Nonostante l’infortunio alla mano che lo terrà fuori almeno tre mesi, il leader degli Warriors Stephen Curry vuole giocare alle Olimpiadi di Tokyo 2020. La notizia arriva dal padre, Dell Curry, che lo ha detto a ESPN: “Giocare alle Olimpiadi era un obiettivo fin dall’inizio della stagione. Steph (Curry, ndr) vuole giocare a Tokyo. Questo infortunio è un contrattempo, ma speriamo di centrare questo obiettivo.”

Il numero 30 di Golden State ha giocato per team USA in passato: ha partecipato ai mondiali del 2010 ed alla spedizione statunitense del 2014, entrambe vinte. Il prodotto di Davidson però non ha mai giocato alle Olimpiadi, che inizieranno il 24 luglio 2020 in Giappone.

Il tre volte campione NBA ha già avuto a che fare con infortuni: nella stagione 2011/12 Curry ha sofferto un infortunio alla caviglia, in quella stagione giocò solamente 26 partite. Altro infortunio alla caviglia nella stagione 2017/18, il due volte MVP ha giocato solo 51 partite. Quello di quest’anno potrebbe essere il periodo di stop più lungo della sua carriera. Curry infatti verrà rivalutato tra tre mesi dopo l’operazione alla mano, avvenuto a Los Angeles. Il padre Dell crede che il figlio debba “prendersela comoda” col suo infortunio:

Ogni volta che si hanno infortuni gravi come questo, bisogna essere pazienti. È stato un infortunio davvero grave, ma sta facendo il possibile. Potrebbero essere tre come quattro mesi di stop, non sappiamo di preciso quando tornerà. Deve prendersi il suo tempo. Durante la sua carriera ha avuto altri infortuni alla caviglia, sa come bisogna comportarsi. È consapevole del recupero che ci vuole dopo uno stop lungo come questo. Deve essere sicuro al 100% di stare bene prima di tornare a giocare

Un inizio di stagione disastroso per Golden State: oltre all’infortunio di Curry, anche Draymond Green si è fatto male alla mano. Ora gli Warriors sono nelle mani del nuovo arrivato D’Angelo Russell. Eppure, nonostante l’infermeria di San Francisco sia piena, il proprietario Joe Lacob non vuole sentir parlare di tanking.

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