L’uscita di “The Last Dance” ha praticamente monopolizzato il mondo del basket in queste settimane di quarantena da Coronavirus; tuttavia, non sono mancate le voci dissonanti verso la serie evento, e una di queste è quella di Craig Hodges.
Hodges ha giocato nei Chicago Bulls di Michael Jordan dal 1988 al 1992, prima di trasferirsi in Italia a Cantù. Con i biancorossi ha vinto i due titoli del 1991 e 1992 nel suo ruolo di tiratore affidabile dall’arco. Non a caso ha vinto per tre volte consecutive il three-point contenst (1990,1991,1992). Tuttavia, nel documentario trasmesso da Netflix non c’è traccia di lui: nemmeno un’intervista.
Anche se il prodotto è incentrato su MJ e su Scottie Pippen, Dennis Rodman e coach Phil Jackson, non sono mancati gli interventi anche di altri numerosi compagni di squadra. Che hanno comunque dato il loro apporto durante il primo o il secondo three-peat. Ci sono, per esempio, Toni Kukoc, Steve Kerr, Horace Grant, Charles Oakley (anche se passò ai Knicks prima della vittoria del titolo), John Paxson, BJ Armstrong, Will Perdue ed altri.
Hodges ha ammesso di essere rimasto piccato dalla scelta di non essere stato preso in considerazione visto comunque il ruolo avuto in quel team. Non ha nemmeno tralasciato qualche aspra critica contro alcune delle scene. In particolar modo, si è scagliato contro una scena della prima puntata. In questa MJ, nel suo primo anno in NBA, prende le distanze dalle pratiche dissolute (droga e festini nelle camere dei giocatori) di alcuni suoi compagni. “Mi ha dato fastidio perché stavo pensando ai compagni che erano in quella scena che avrebbero dovuto spiegare quei momenti alle loro famiglie, le quali non aspettavano altro che vedere il documentario. E ora devi spiegare quella cosa magari ad un ragazzino di 12 anni”.
Craig Hodges ancora contro The Last Dance: “Per certi aspetti offre delle immagini negative”
Ma anche prima dell’uscita di “The Last Dance”, Hodges non aveva lesinato critiche verso MJ ed altri compagni. Infatti, rimproverava a Jordan di definire ingiustamente “egoista” Scottie Pippen e condannava le delazioni di Horace Grant al giornalista Sam Smith dalle quali era scaturito poi il libro scandalo “The Jordan rules”, uscito nel 1992, che aveva messo in cattiva luce il numero 23 dei Bulls.
“Se MJ sapeva di questa cosa e conosceva le motivazioni di Grant, allora dica perché lui è presente nel documentario. Dato che anche io ero un suo compagno di squadra, come lo erano loro, e sono piccato dal fatto che tutti sono stati intervistati tranne me”.
Insomma, l’esclusione non è andata proprio giù all’ex Bucks che non si vede riconoscere i propri meriti per i due titoli vinti insieme a quei Bulls. Hodges, poi, non si è detto nemmeno d’accordo con l’uscita di questo prodotto: Infatti, in passato avrebbe potuto aiutare in modo maggiore l’emancipazione degli afro-americani data la visibilità mondiale di un personaggio come Michael Jordan. Invece il lancio del documentario è avvenuto solamente in un’ottica esclusivamente di marketing.
Quindi, queste ed altre cose hanno lasciato indispettito il vecchio compagno di MJ. Anche se, rimane il sospetto che abbia sostenuto questo attacco proprio per il fatto che i suoi ex compagni di squadra si sono dimenticati di lui e lo hanno lasciato fuori dal progetto.

