Warriors, Kerr replica al caso Rockets-arbitri: "Ai miei tempi non si cadeva dopo un tiro da 3..."
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Warriors, Kerr replica alle polemiche Rockets-arbitri: “Ai miei tempi non si cadeva dopo un tiro da 3…”

Warriors, Kerr replica alle polemiche Rockets-arbitri: “Ai miei tempi non si cadeva dopo un tiro da 3…”

Il capo allenatore dei Golden State Warriors Steve Kerr sceglie l’ironia del vincitore per replicare alle istanze degli Houston Rockets, impegnati in una battaglia per un “trattamento equo” – nelle parole di James Harden – da parte degli arbitri in una serie di semifinale tra le più tese degli ultimi anni.

Le sequenze finali di gara 1 non sono andate giù ai Rockets. Il mancato fischio sul tentativo di pareggio di Harden, contestato da Draymond green, e l’espulsione per proteste di Chris Paul dopo un altro mancato fischio su un presunto fallo di Klay Thompson hanno scatenato la reazione di giocatori, allenatore e dirigenti.

Il “last two minutes report” ufficiale della NBA ha riconosciuto la bontà del non-fischio sul tiro da tre punti di James Harden, ma ha riconosciuto il mancato fischio per un fallo di Steph Curry su Eric Gordon a 5.2 secondi dal termine, dopo il rimbalzo d’attacco di Chris Paul.

L’azione dei Rockets era terminata con una rimessa laterale per gli Warriors (piede sulla riga per Gordon), ma una palla persa causata dalla spinta di Curry, non sanzionata dagli arbitri. Con Golden State in situazione di bonus, Eric Gordon sarebbe dunque dovuto andare in lunetta per due tiri liberi.

Il report ha inoltre riconosciuto un fallo di Steph Curry su James Harden ad 1:10 dal termine (palla persa per i Rockets la chiamata arbitrale). Entrambi in fischi avrebbero significato sesto fallo e partita finita per Curry, che a 25 secondi dal termine avrebbe poi segnato il canestro da tre punti del +5 Warriors.

Poche ore dopo la partita, era trapelata la notizia di un “dossier” preparato dai Rockets, analisi (un memorandum, così definito dai Rockets) che prenderebbe in esame alcune situazioni arbitrali risalenti alla serie di finale della Western Conference 2018, e che avrebbero favorito in ultima istanza i Golden State Warriors.

Coach Steve Kerr apre la sua “media session” del giorno dopo inscenando un siparietto con i cronisti, mimando un contatto di gioco e chiedendo un fallo: “Era fallo?… Speravo si potesse parlare solo della partita, in realtà, invece… due squadre che hanno giocato una partita durissima. Voglio dire, abbiamo appena guardato i filmati della partita, ci saranno state almeno 10 chiamate mancate nei nostri confronti, ma va bene così, sono cose che si vedono solo dopo averle riguardate. Fa parte del gioco

Oggi tanti giocatori sono diventati abili nel provocare ed esaltare i contatti fallosi, non ricordo ai miei tempi così tanti giocatori cadere a terra dopo un tiro da tre punti. Le regole sono diverse, certo, oggi però il tentativo di indurre gli arbitri a fischiare è diventato una parte del gioco, e di conseguenza arbitrare è molto più difficile. A tutti noi, riguardando, verrebbe la tentazione di dire: ‘gli arbitri ci hanno fregato’ ma non è così. Gli arbitri danno, gli arbitri tolgono“.

Commenti a cui non ha esitato a replicare il general manager degli Houston Rockets Daryl Morey, che via Twitter ha rilanciato un articolo del 2016 in cui Steve Kerr si lamentava di un mancato fischio ai danni di DeMar DeRozan, allora ai Toronto Raptors, nel finale di una partita tra Golden State Warriors e Raptors: “…Potrei mettere assieme una clip di errori arbitrali e mancati fischi su infrazioni di passi” Così all’epoca Kerr “Gli arbitri guardano ovunque, tranne dove dovrebbero guardare, 3 secondi difensivi, blocchi in movimento… ma i passi no, una delle regole fondamentali del basket non esiste, praticamente…“.

Michele Gibin
pt.fadeaway@gmail.com

Contributor per NBAPassion.com

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