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Once Upon a Time: Ron Artest – Parte 2

di Federico Paschetta

La stagione ’04/’05 cominciò in modo stellare, 25 punti e 6 rimbalzi di media, ma Artest Jr. giocò solo 7 partite.
Novembre ’04, The Palace di Auburn Hills, Detroit. Mancano 45″, Indiana è saldamente in vantaggio, Wallace battè l’uomo e andò per la schiacciata, ma Ron Ron, in ritardo, commise un fallo cattivo, un pugno sulla schiena. Big Ben non la prese molto bene e afferrò Artest al collo. Il giocatore dei Pacers non reagì, e indietreggiò fino a sdraiarsi sul tavolo dei segnapunti. Ron non reagì perché si rese conto di aver fatto un fallo da “vigliacco”, sicuramente non da lui! Si scatenò il Far West. Artest era sdraiato sul tavolo dei segnapunti, per calmarsi, infatti durante la sua carriera Metta World Peace andò da uno psicologo, che gli spiegò un modo per evitare attacchi di rabbia improvvisi, e quello era sdraiarsi e cominciare a parlare da solo al microfono. Intanto in campo si stava svolgendo una mega rissa tra giocatori di entrambe le squadre e dirigenti. Ma dopo un po’ si calmarono gli animi, finché un tifoso dei Pistons lanciò un bicchiere di birra e colpì Artest Jr., che individuò il tifoso, lo prese per il collo e lo minacciò, con lui anche Stephen Jackson. I giocatori di Indiana vennero a fatica allontanati dagli spalti, ma vennero avvicinati da un altro tifoso, che si prese un pugno in faccia. Contemporaneamente Jermaine O’Neal colpì un altro tifoso con un pugno.

Artest colpisce un tifoso dei Pistons

Artest colpisce un tifoso dei Pistons

La polizia portò i giocatori dei Pacers negli spogliato. Il problema non fu Ron Artest, ma il pubblico dei Pistons, che volle farsi giustizia. Non la pensò così David Stern, che squalificò Artest per tutta la stagione, Stephen Jackson per 30 partite, Jermaine O’Neal per 25, Anthony Johnson per 5 e Ben Wallace per 6.The Malice at The Palace” è considerata ancora oggi la più grande rissa mai svolta su un campo da basket.
Il rapporto tra gli Indiana Pacers e Ron Artest fu ormai agli sgoccioli. Poco dopo i Kings e i Pacers imbastirono una trade che portò True Warrior a Sacramento e Peja Stojakovic a Indiana.
L’arrivo di Ron Ron cambiò faccia alla squadra californiana, che inaspettatamente arrivò ai playoff del 2006, ma venne spazzata via dai San Antonio Spurs. Ma il continuo non fu come l’inizio, e seguirono anni mediocri.
Nel 2008 venne ceduto ai Rockets di T-Mac. Le aspettative erano alle stelle, McGrady, Artest e Yao Ming dovevano creare un terzetto senza eguali, ma non andò così. Tracy McGrady si infortunò subito e Ming poco dopo, Ron si trovò a guidare da solo la squadra fino a gara-7 della semifinale di Conference, quando venne eliminata dai Lakers.

Ron Artest mostra i muscoli dopo un canestro

Ron Artest mostra i muscoli dopo un canestro

Nell’estate del 2009 Artest Jr. diventò free agent, e firmò con i Los Angeles Lakers un contratto da 6,4 milioni a stagione per 5 anni e prese il numero 37 in ricordo di Michael Jackson, mancato poco prima, e la sua Thriller, rimasta per 37 settimana in testa alla classifica.
Si dimostrò decisivo soprattutto ai playoff, infatti decise gara-5 della finale di Conference contro i Suns con un buzzer beater, che risulterà fatale per i Suns. Fu indispensabile per Phil Jackson soprattutto in gara-7 delle Finals contro i Celtics, la partita che decise il titolo, con una prestazione monstre da 20 punti, 5 rimbalzi e 5 palle rubate, che contribuì a portare il Larry O’Brien Trophy nella Città degli Angeli. Per Ron Ron fu il primo anello, al debutto con i Lakers.
In estate cambiò il suo nome, da Ron Artest diventò Metta World Peace. Lo stesso giustificò la sua scelta con queste parole: “Così quando i tifosi mi insulteranno diranno <Io odio la pace nel mondo!>”. Cambiò anche il numero, dal 37 passò al 15, numero che lo acompagnò a St. John’s e nella sua prima stagione NBA.
Nella partita del 23 aprile 2012, tra i Lakers e i Thunder, venne espulso per una gomitata rifilata alla guardia avversaria James Harden, dopo un’esultanza. Gli costò 7 giornate di squalifica.

Artest dà una gomitata a Harden

Artest dà una gomitata a Harden

Nel luglio 2013 i Los Angeles Lakers esercitarono la amnesty clause su Metta World Peace, liberando spazio salariale in vista del mercato estivo.
Dopo aver comunicato di voler andare a giocare in Cina o addirittura di voler cambiare sport e darsi al football, il 16 luglio 2013 Metta World Peace ufficializzò il suo accordo con i New York Knicks.
L’esperienza nella Grande Mela non fu entusiasmante, e nell’estate del 2014 Artest Jr. si trasferì ai Sichuan Blue Wales, che militano nella Chinese Basketball Association, e cambiò nuovamente il suo nome in “The Panda’s Friend”. Nonostante una media di 19 punti e 8 rimbalzi a partita Metta World Peace lasciò la Cina. Il 24 marzo 2015 firmò con la Pallacanestro Cantù, in Italia. Ci mise un po’ di tempo ad ambientarsi, soprattutto con le regole europee, ma Artest si dimostrò presto micidiale per l’attacco canturino. Portò la squadra brianzina ai playoff ma uscì al primo turno contro la Reyer Venezia. Rimane comunque un buon ricordo del giocatore americano per i tifosi italiani.

Metta World Peace con la maglia di Cantù

Metta World Peace con la maglia di Cantù

Sul finire di settembre dell’estate passata Metta World Peace firma un contratto annuale con i Lakers di Byron Scott.
Questo dimostra il fatto che, a 36 anni, Ron Artest sia sempre uno che si mette in gioco, nonostante la personalità stravagante, che gli ha fatto vivere alti e bassi nella sua carriera cestistica.

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