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Orlando Magic, obiettivo crescere sognando i playoffs

di Alberto Vairo

E’ stata una lunga offseason per gli Orlando Magic, non soltanto per l’effettivo numero di giorni trascorsi tra l’ultima partita di regular season scorsa e il primo giorno di training camp, ma soprattutto per quello che ha significato per la franchigia questa offseason. La stagione 2015 ha lasciato parecchio amaro in bocca. La squadra ha iniziato lo scorso anno con obiettivi dichiarati, ovvero cambiare marcia e conquistare i playoffs. Dopo un buon inizio di stagione, i Magic hanno incontrato sul loro cammino i problemi di sempre. Licenziato il coach Jacque Vaughn a febbraio, hanno chiuso le restanti 30 partite con un record di 10 vinte e 20 perse, finendo la RS con appena 25 vittorie.

Sostanzialmente, gli Orlando Magic, iniziano questa stagione con gli stessi obiettivi della scorsa, ma con un anno in più di esperienza e qualche mossa in estate che dovrebbe (si spera) far finalmente raggiungere i risultati prefissati. Proveremo ora ad analizzare i punti chiave della stagione dei Magic.

Squadra: Orlando Magic

Record scorsa stagione: 25-57

Giocatori ceduti: Maurice Harkless (Portland Tail Blazers), Kyle O’Quinn (NY Knicks), Luke Ridnour (chiunque lo volesse)

Giocatori firmati: C.J. Watson (free agent dai Pacers)

 

1. Movimenti chiave durante la off-season

Sicuramente il prolungamento di contratto di Tobias Harris. I Magic lo hanno firmato a 64 milioni di dollari per 4 anni. Harris ha dimostrato di essere un solido realizzatore ed un giocatore molto versatile che in campo può fare diverse cose e soprattutto ha l’età dalla sua parte. Era sicuramente un rischio lasciare andare via un ragazzo di 23 anni che segna 17 punti per gara e cattura quasi 7 rimbalzi. Orlando, in attacco, ha bisogno di un giocatore che sappia creare punti e Tobias è quel tipo di giocatore, con ampi margini di miglioramento.

La seconda importante mossa, forse la più importante, è stata l’assunzione di coach Scott Skiles. Skiles non era sicuramente il miglior allenatore disponibile, ma era il migliore per far fare il salto di qualità alla squadra per i prossimi 3-4 anni. La sua mentalità difensiva, il suo carisma e la sua predisposizione ad avere quadre disciplinate erano le caratteristiche che lo staff dei Magic stava cercando. Ok, non sarà di certo lui a portare Orlando al primo titolo della storia, ma è quello di cui la squadra ha bisogno ad oggi.

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2. Punti di forza del team

I Magic hanno tantissimi giovani, promettenti, giocatori che non sembra siano mai stati così “affamati”. Dai primi momenti del training camp si è potuto notare quanto essi siano anche frustrati dal non riuscire ad ottenere risultati. Ad un certo punto, anche se sei giovane, devi dimostrare alla Lega chi sei e in che categoria di status dovrai essere collocato. Harris ha avuto il suo contratto, Vucevic ha firmato l’estensione (4 anni, 52 milioni), Oladipo sembra sempre essere sul punto di sbocciare e tutti noi stiamo aspettando di vedere quello che i vari Payton, Gordon e la nuova aggiunta Hezonja, sono in grado di fare.

Sulla carta la squadra sembra che abbia il futuro dalla sua, e sempre sulla carta sono tutti ottimi difensori. Ma dalla carta al dimostrarlo sul campo ci passa sempre un oceano. I ragazzi devono acquistare sicurezza nei propri mezzi ed essere guidati nella giusta direzione.

Quindi giovani, atletici, buoni difensori e soddisfatti dei loro contratti, adesso la palla passa a loro.

3. Debolezze del team

Abbiamo detto che questa è una squadra giovane, ma è anche sostanzialmente la stessa squadra della scorsa stagione, quella da 25 vittorie. Affidarsi completamente al proprio miglioramento per raggiungere gli obiettivi prefissati è una bella teoria, ma non sempre i progressi vanno nel verso prefissato. Skiles vorrebbe che la squadra diventasse una delle migliori dieci difese del campionato già da questa stagione, ma non dobbiamo dimenticare che questa stessa squadra era la venticinquesima difesa lo scorso anno. Perché si faccia un salto qualitativo del genere con gli stessi giocatori in una sola stagione ci dev’essere un grandissimo lavoro ed una predisposizione da parte di tutti. Il fatto di essere giovani potrà aiutarli in alcuni casi, ma sarà un ostacolo in altre situazioni. Questa squadra non ha mai vinto e imparare a farlo senza veterani non sarà affatto semplice.

4. Obiettivi

Secondo quanto detto da giocatori e front office, l’obiettivo è sicuramente il raggiungimento dei playoffs. Anche se Scott Skiles ha messo l’asticella un pochino più in alto, parlando di record vincente. Passare da 25 a 40/41 vittorie necessarie per raggiungere la post season sembra essere un margine difficile da colmare ma è giusto che l’obiettivo sia alto per spronarsi a fare il meglio.

Un obiettivo più realistico, che sia da spartiacque tra una stagione di “successo” ad una “fallimentare”, potrebbe essere quello di rimanere competitivi per tutta la regular season, avendo un’idea di gioco precisa, sia offensiva che difensiva, e determinare una gerarchia fuori e dentro il campo.

Il livello della Eastern Conference sarà sicuramente più alto degli anni scorsi. O almeno molto più equilibrato. Tante squadre lotteranno per un posto tra le prime otto e ottenere 15 vittorie in più non sarà affatto semplice.

5. C’è un All Star in squadra?

Ognuno di noi sa che questa squadra ha un solido nucleo di promettenti giocatori. Il CEO Alex Martins crede di arrivare, prima o poi, a contendere il titolo con questa squadra. Ma è anche vero che soltanto i buoni giocatori non bastano,  serve almeno un All Star.

Ad oggi ci sono diversi “candidati” che potrebbero raggiungere un giorno (o quest’anno) il livello di All Star. Vic Oladipo ha avuto più gare sopra i 30 punti la scorsa regular season e dopo l’All Star Break è sembrato più pronto e decisivo. Tobias Harris è un realizzatore di buon livello e ha caratteristiche tecniche e fisiche che potrebbero renderlo un All Star, molto dipenderà dalla sua testa. Poi abbiamo mister doppia-doppia Nikola Vucevic, che a parer mio, non ha però il carisma per diventare un leader di livello All Star.

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Sicuramente i Magic necessitano che almeno uno dei tre alzi il proprio livello in modo prepotente per poter ambire ad un posto ai Playoffs.

6. Elfird Payton può migliorare il suo tiro?

Elfrid Payton è stato per molti la rivelazione dello scorso campionato NBA. Da rookie ha piazzato due triple doppie consecutive e ne ha sfiorate in diverse occasioni, garantendosi così lo status di playmaker del futuro degli Orlando Magic. Ma questo non significa certo che non abbia ancora tanto lavoro da fare.

Il suo 42,5% dal campo, il 55% dalla lunetta e il 31,8% da oltre i 10 piedi sono numeri che non possono essere accettati nella NBA attuale. Il prossimo step, per il playmaker da Louisiana Lafayette, sarà quello di avere un tiro credibile e consistente. Non è ammissibile che il suo difensore lo marchi a 4 metri e riempa l’area causando problemi a tutto l’attacco.

Elfrid Payton, Derrick Rose

7. Identità

La grande domanda a cui i Magic avrebbero voluto una risposta la scorsa stagione fu proprio che tipo di identità avesse la squadra. Vaughn avrebbe voluto una squadra difensiva e che corresse in contropiede. La difesa non si è mai vista, tantomeno il contropiede.

Scott Skiles predica gli stessi concetti del suo predecessore e ha concentrato tutta la prima parte del camp su obiettivi difensivi. A differenza di JV, Skiles ha una reputazione di allenatore con mentalità prettamente difensiva e su quello ha costruito la propria carriera. E’ per questo che, per me, siamo all’ultima chiamata per questo gruppo. O si comincia a vedere dei risultati, oppure questi giocatori, insieme, non riescono a rendere al meglio. Dalla difesa deve partire l’atletismo offensivo, senza difesa assisteremo nuovamente ad attacchi statici che non porteranno a nulla.

Per nbapassion.com

Alberto Vairo (@albicoach)

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