Home NBA, National Basketball AssociationApprofondimentiRegular Season NBA 2016/2017 – Le pagelle (parte 2/2)

Regular Season NBA 2016/2017 – Le pagelle (parte 2/2)

di Stefano Belli

Oklahoma City Thunder: voto 6,5

Difficile giudicare i Thunder a prescindere dall’irreale stagione di Russell Westbrook. Il numero 0 è stato LA squadra, dal momento dell’addio di Kevin Durant a quello dell’eliminazione al primo turno di playoff per mano degli Houston Rockets. Già, i playoff. Dopo che KD aveva salutato la compagnia, erano emersi persino dei dubbi sul fatto che la squadra di Billy Donovan potesse arrivare alla post-season. Dubbi che Westbrook non deve aver ascoltato, visto che ha deciso di entrare nella leggenda del gioco (42 triple-doppie e tripla-doppia di media, prendendo a braccetto Oscar Robertson) e trascinare i suoi al sesto posto ad Ovest. Per alcuni questa stagione mostruosa del playmaker da UCLA ha finito col danneggiare i compagni. Più verosimilmente, Russ ha deciso di trasformare questo 2016/17 in una missione personale, riuscendo incredibilmente a portarla a termine.
D’altronde, puntare al titolo era assolutamente fuori portata. Il supporting cast non è poi così tragico, ma nessuno tra Victor Oladipo, Steven Adams, Enes Kanter e compagnia era in grado di poter dare un minimo aiuto al due volte All-Star MVP dal punto di vista realizzativo (il secondo miglior marcatore stagionale è stato Oladipo, a quota 15.9, contro i 31.6 di Westbrook). I nuovi innesti, dai rookie Alex Abrines e Domantas Sabonis fino a Taj Gibson e Doug McDermott, arrivati in corsa, hanno contribuito fino a un certo punto, senza incidere come sperato. Dei buoni segnali sono arrivati da Jerami Grant, uno dei migliori nella fase finale della stagione, su cui OKC avrà una team option in estate.

Archiviato il primo anno del post-Durant, il rischio di una lunga fase di stallo è più che concreto. Lo spazio salariale non è moltissimo, visto che l’anno prossimo Adams, Kanter, Oladipo e Westbrook sforeranno i 90 milioni. Lo stesso Westbrook, poi, potrebbe decidere che è arrivato il momento di cambiare aria per provare a vincere… Allora sì, che arriverebbe il cataclisma.

 

Orlando Magic: voto 4,5

Che la franchigia non stesse attraversando un gran periodo lo si era capito fin dall’anno scorso, quando una serie di operazioni di mercato senza alcun senso avevano stravolto il processo di ricostruzione. In fin dei conti, che senso ha avuto privarsi di Tobias Harris in cambio di Brandon Jennings ed Ersan Ilyasova, entrambi rimasti in Florida giusto un paio di mesi? E ancora, a che pro cedere Victor Oladipo e Domantas Sabonis ai Thunder in cambio dell’ennesimo lungo (Serge Ibaka), per poi scambiare questo lungo con Terrence Ross a febbraio? Una confusione che getta non poche ombre sul lavoro del general manager Rob Hennigan, soprattutto alla luce degli evidenti passi indietro mostrati sul terreno di gioco. L’undicesimo piazzamento della scorsa regular season doveva essere il preludio per un salto di qualità in chiave playoff, invece i Magic hanno toppato miseramente, chiudendo con il tredicesimo record a Est (lo stesso del 2014 e del 2015).
Il ‘progetto’ avviato in estate, ovvero affiancare Ibaka e Bismack Biyombo a Nikola Vucevic, è presto naufragato, e l’arrivo di un giovane e talentuoso attaccante come Ross ha riparato solo in minima parte il danno. Elfrid Payton e Aaron Gordon sono cresciuti, ma non hanno ancora fatto il salto che ci si aspettava. Che dire poi di Mario Hezonja? Il croato rimane uno dei casi più misteriosi degli ultimi draft NBA: arrivato con aspettative enormi nel 2015, fin qui non è mai riuscito a lasciare il segno. A giocare in favore di Orlando sono l’età media piuttosto bassa del gruppo, le indubbie qualità di coach Frank Vogel (in attesa che qualcuno gli affidi un progetto degno di tal nome) e il promettente draft in arrivo, con i Magic titolari di quattro scelte, di cui una tra le prime 5-6. Si può ancora raddrizzare il tiro.

 

Philadelphia 76ers: voto 7

Quando si parla di rebuilding, i massimi esperti in materia sono i Sixers. Dopo anni di tanking selvaggio, Phila ha iniziato a raccogliere i primi frutti. Playoff? Non scherziamo. La sensazione, però, è che la post-season sia un obiettivo raggiungibile nel giro di un paio d’anni. Joel Embiid e Dario Saric, entrambi al debutto dopo due anni (il camerunese è rimasto ai box per infortunio, il croato ha passato altre due stagioni in Europa), hanno rubato la scena a tutti gli altri rookie. In particolare, Embiid ha messo in mostra doti eccezionali, avanzando una seria candidatura per l’All Star Game di New Orleans. Il suo nuovo infortunio (stavolta al ginocchio) ha posto fine anticipatamente alla sua regular season ma, se le premesse sono queste, ne vedremo delle belle. I due rookie hanno presto superato nelle gerarchie interne Jahlil Okafor (probabile una sua cessione nel breve termine) e Nerlens Noel, ceduto ai Dallas Mavericks in cambio di Justin Anderson, altro giovane interessante. Grazie anche all’inaspettato impatto di giocatori come T.J. McConnell, Nik Stauskas, Richaun Holmes e Timothe Luwawu-Cabarrot, gli uomini di Brett Brown si sono resi protagonisti di un gennaio da 10 vittorie e 5 sconfitte che li ha fatti gravitare intorno al fatidico ottavo posto. Con il passare dei mesi però, la situazione è tornata alla normalità: penultimo posto nella Eastern Conference ed enorme sospiro di sollievo in chiave draft lottery.
E’ proprio l’immediato futuro a rendere ottimisti tifosi e dirigenti. Al promettente draft 2017, Philadelphia avrà ben cinque scelte (di cui una molto in alto), che potrebbero diventare sei qualora i Lakers finissero fuori dalle prime tre. Considerando che molti dei migliori prospetti in uscita dal college giocano da playmaker e che Okafor rappresenta un’ottima pedina di scambio, l’occasione di colmare uno dei maggiori vuoti del roster appare ghiottissima. Ah, poi ci sarebbe Ben Simmons, prima scelta assoluta del draft 2016, pronto al rientro dopo aver saltato la prima stagione per infortunio… Poco da aggiungere, big things are coming.

 

Phoenix Suns: voto 6

Ecco un’altra franchigia pronta a rinascere. La stagione 2016/17 è stata quella in cui i Phoenix Suns hanno toccato il fondo (peggior record della Western Conference – pronostico di inizio anno centrato!), ma con ogni probabilità le loro quotazioni sono destinate al rialzo. Gli ultimi mesi sono stati tanto avari di vittorie, quanto ricchi di spunti interessanti offerti dai giovanissimi componenti del roster, fatti crescere con la giusta calma (a discapito di giocatori come Eric Bledsoe, ‘panchinato’ senza remore nelle ultime partite). Ecco dunque Marquese Chriss (19 anni), uno dei migliori rookie della classe 2016, Tyler Ulis (21), Derrick Jones Jr. (19), T.J. Warren (23): tutti elementi più che validi per la costruzione dei Suns del futuro. Questa, però, è stata soprattutto la stagione di Devin Booker. La guardia da Kentucky, 20 anni, ha fatto le prove generali per diventare una stella. Per coronare la sua splendida stagione da sophomore (passato dai 13.8 punti di media dell’anno scorso ai 22.1 di questa regular season), Booker ci ha regalato una partita da consegnare alla storia, quella dei 70 punti contro i Boston Celtics. Ormai ci sono sempre meno dubbi su chi sarà il futuro leader della squadra. Come i Sixers sull’altra costa, anche Phoenix ha tutte le carte in regola per guardare con ottimismo al domani: giovani di talento, una scelta molto alta al prossimo draft e i contratti di giocatori con un buon mercato per possibili trade (Eric Bledsoe su tutti, ma anche Brandon Knight e lo stesso Tyson Chandler, nonostante l’età). 2020, stiamo arrivando!

 

Portland Trail Blazers: voto 7

Non dimentichiamoci che soltanto due anni fa i Blazers sembravano pronti per una lunga ricostruzione. Dopo lo ‘smantellamento di massa’ del 2015, invece, sono arrivati un quinto e un ottavo posto, con conseguenti apparizioni ai playoff. A questo punto, due indizi fanno una prova: Terry Stotts è un eccellente allenatore, capace di far rendere al meglio ogni componente della squadra, a prescindere dagli anni di esperienza e dal livello di conoscenza dei compagni. I Blazers hanno giocato con la solita, proverbiale determinazione. Quando l’ottavo posto sembrava a rischio, le 14 vittorie nelle ultime 20 partite hanno spazzato via la concorrenza dei Denver Nuggets. La coppia Damian LillardC.J. McCollum ha continuato ad imperversare (con il numero 0 ripresosi alla grande dopo una partenza stentata) e intorno a loro si sono messi in luce altri giovani, come Allen Crabbe, Meyers Leonard, Noah Vonleh e Jusuf Nurkic, con quest’ultimo capace di non far rimpiangere Mason Plumlee, mandato a Denver al posto del bosniaco e di una prima scelta. Il ‘cappotto’ subito ai playoff per mano degli inarrestabili Golden State Warriors non scalfisce affatto il giudizio sulla buonissima stagione dei ragazzi della ‘Rip City’. Potremmo concludere affermando che ripetere questi ottimi risultati sarà davvero dura, visto che la concorrenza sarà sempre più agguerrita e che il monte salari piuttosto ingolfato lascia pochi margini di manovra. Del resto, però, l’avevamo detto anche l’anno scorso…

 

You may also like

Lascia un commento