Lo ammetto. Il titolo è volontà di testare il vostro livello di scioglilinguisti. Oltre questo è anche un fatto conclamato ed appurato. La fotografia delle finali di conference ad Ovest?
Questa:

Si dai, lo ha detto anche Gallinari: Pachulia lo conosce bene e sa che con i compagni di squadra un’uscita del genere non l’avrebbe mai fatta. Oltretutto ha anche fatto un paio di passi in più per assestarsi meglio. Questo però lo dico io che sto intonso seduto ad una tastiera e mi pregio (colpevolmente) di poter sputare sentenze a migliaia di chilometri di distanza. Cosa ha detto Kawhi, invece? “No, ha solo cercato di ostacolare il tiro, non l’ha fatto apposta.”
Sarà, gli credo, dopo che ha detto la frase più bella degli ultimi 20 anni di pallacanestro, una gemma come “Basketball is fun” (la pallacanestro è divertente), sono pronto a credergli ed abbandonare la strada bellicosa ma, nolentemente a questo punto, Pachulia ha spezzato sul nascere una serie che a ben guardare i minuti in cui era in campo si sarebbe chiusa solo alla sesta o settima partita, magari con vincitore diverso.

TIM DUNCAN E LEONARD A COLLOQUIO
Impazzisco per il modo che ha di essere intenso in entrambe le metà campo, impazzisco per il suo palleggio arresto e tiro, diverso da tutti gli altri in quanto il pallone è portato veramente ad un’altezza vertiginosa, complice la generosità di madre natura in fatto di apertura “alare”, ed impazzisco per la faccia che fa dopo ogni giocata straordinaria, ovvero: nessuna.
La stessa identica faccia che si stacca dal cuscino al mattino quando la sveglia suona, messa su un parquet di 28 metri subito dopo aver inchiodato una raggelante veloce in testa a Tristan Thompson.
Duncan sorride gongolante, Pop pure, Mills non ne parliamo nemmeno.
Se poi ne facciamo un fatto di “consacrazione”, essere tra i finalisti nello stesso anno per il trofeo di MVP e miglior difensore, lo consacra abbondantemente, magari non ne vincerà nessuno dei due ma prova tu a fare una cosa del genere, poi ne riparliamo e giuro che offro io.
Il mio voto, potessi votare (senza mettere in piazza la mia scelta come l’uomo che si fece Quieto su Twitter), per il trofeo di MVP andrebbe sicuramente a lui. Si lo so, Westbrook ha fatto una tripla doppia di media ed Harden una meravigliosa stagione, ma per me il miglior giocatore della regular season deve essere un forte giocatore di basket, accezione che comprende sia la fase offensiva, che quella difensiva.

KAWHI LEONARD AL TIRO
Altrimenti chiamatelo “Best Offensive Player” e sciacquatevi le mani.
Westbrook ha evitato di contestare moltissime triple per prendersi un paio di rimbalzi in più e riempire a dovere il foglio delle statistiche, Harden è da sempre traballante (e gli ho voluto bene) in difesa e nonostante quest’anno abbia espresso una maggiore concentrazione in quell’aspetto, non siamo ancora a livelli accettabili.
Non serve scomodare le cifre per dire che Kawhi (secondo ad Ovest) è una Lamborghini Murcielago sia in difesa che in attacco.
Ma nonostante le sue capacità, la cosa che più mette soggezione è la foto che ho mostrato prima: sembra un bambino che non vuole che mamma e papà si lascino. Ha lo sguardo di chi vede le cose andare male ma che non può fare nulla per rimediare. In barba ai milioni che comunque guadagna e guadagnerà, in barba agli sponsor che lo seguiranno lo stesso.
Kawhi Leonard, signore e signori: la cosa migliore che poteva capitare al basket, ma che dico basket, allo sport intero.

