Home NBA, National Basketball AssociationApprofondimentiLa storia e la vita di Russell Westbrook, un Sisifo americano

La storia e la vita di Russell Westbrook, un Sisifo americano

di Giacomo Seca
russell westbrook

5. Goodbye Seattle

A UCLA Westbrook continua la sua crescita, sia fisica (arriva a 191 cm) che cestistica. Inoltre, decide di indossare il numero 0, il numero che indosserà per (quasi) tutta la sua carriera. Perché lo 0? “Perché da UCLA per la mia vita è stato un nuovo inizio, una ripartenza”, come dirà lui stesso.

Il primo anno, comunque, lo vive alle spalle del già citato Collison. All’inizio del secondo, invece, Collison si infortuna e Russell è promosso nel quintetto titolare. Complice l’arrivo anche di un certo Kevin Love, UCLA arriva fino alla semifinale NCAA dove perde contro la Memphis di Derrick Rose.

Per la cronaca, alla fine Memphis perderà quella finale contro Kansas. Partita spettacolare, finita al supplementare dopo la tripla del pareggio di Mario Chalmers a 2 secondi dal termine.

Westbrook vive una discreta stagione, finendo in doppia cifra di media (12,7 punti) e soprattutto vincendo il premio di miglior difensore della sua conference.

Si dichiara eleggibile al draft del 2008 e verrà scelto, alla numero 4, dai… Seattle Supersonics!

Risulterà, perciò, l’ultima scelta in un draft NBA nella storia dei Sonics, dato che il 3 settembre di quell’anno, si riveleranno al mondo con il nuovo nome, il nuovo logo e i nuovi colori.

6. Welcome OKC

Inizia l’era di Oklahoma.

Ma non inizia nel modo migliore, e dopo la partenza di 1-12 di quella stagione, il grande P.J. Carlesimo viene esonerato. Gli subentra Scott Brooks, giovane assistant coach.

Inizia anche la favola di Oklahoma.

I Thunder, giovani e di belle speranze, in poche stagioni diventano un problema per tutte le squadre e seria contender NBA, avendo dalla loro l’incoscienza e il fuoco giovanile.

E in più hanno dalla loro uno dei terzetti potenzialmente più distruttivi (sportivamente parlando) della NBA moderna: Russell Westbrook, Kevin Durant, James Harden. Tutta l’America pazza per loro con il New York Times che arriva a definirli “Una fiaba cestistica nel mezzo degli Stati Uniti”.

La sconfitta nelle Finals del 2012 per mano degli Heat sembra uno step quasi necessario nel processo di crescita, un peccato giovanile. Se non che, nel novembre di quell’anno, Harden se ne va a Houston.

Ma nonostante ciò (e nonostante il nostro solito What If consegnato) la storia felice dei Thunder prosegue. Perché oltre alla storia d’amore tra la squadra e la città, ce n’è un’altra, quella delle due stelle rimaste: Westbrook, appunto, e Kevin Durant.

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