Infondere nelle testa dei giocatori la nuova filosofia di gioco non basta. Per mettere in pratica alcuni concetti serve che ogni pezzo del puzzle sia collocato a dovere, che ogni ingranaggio giri al posto giusto e al momento giusto. Luke Walton sta cercando di cambiare pelle ai Los Angeles Lakers, impartendo un nuovo sistema di gioco. Sistema il cui funzionamento passa necessariamente dalle rotazioni: serve trovare infatti il giusto equilibrio tra la lineup e la second unit, in modo da permettere alla squadra di essere competitiva a prescindere da chi scende in campo.
E Walton, almeno per il momento, sembra trovato la giusta quadratura schierando il quintetto Russell-Young-Deng-Randle-Mozgov, con una bella fetta di minutaggio (una ventina di minuti circa) riservata in particolar modo ai panchinari Jordan Clarkson, Lou Williams, Larry Nance Jr e Brandon Ingram. Da notare, come raramente uno dei titolari giochi 30 minuti o più durante la partita. Con questi bilanciamenti i gialloviola possono schierare sul parquet quintetti molto versatili e diversi tra loro, ma che riescono ugualmente ad interpretare la filosofia del proprio allenatore.
Nella passata stagione Clarkson è partito in quintetto in tutte le 79 partite disputate. Con la necessità di affiancare a D’Angelo Russell una guardia tiratrice pura che non gli possa togliere dalle mani troppi possessi, il numero 6 è stato reso da Walton un’arma tagliente da utilizzare a gara in corso: JC, con il suo repentino cambio di passo, intensità e un tiro che pian piano sta migliorando, è in grado di dare una ventata di freschezza alla squadra, di iniettare soprattutto all’attacco una verve più frizzante. Scattante nelle penetrazioni, abile nel guidare la transizione, il nativo di San Antonio ovviamente non dimentica di fornire altre opzioni in ambito di playmaking: a beneficiarne il più delle volte è Russell, che può giocare più off the ball e concludere a canestro dopo un taglio. Il tutto per una porzione di tempo circoscritta, il che rende la cosa più efficace.

D’Angelo Russell usufruisce di un blocco di Larry Nance Jr ed insacca una tripla su assist di Jordan Clarkson.
Da giocatore col vizietto dell’azione individuale a grande lavoratore per la squadra: in questo spartito anche Lou Williams ha trovato la sua dimensione. Il suo essere combo guard si sposa alla perfezione con la poliedricità del credo di Walton, permettendogli di utilizzare al meglio tutto il suo arsenale offensivo. Arsenale che anzi probabilmente si è ampliato, si è affinato. Se quando viene schierato da 1 (per quel poco) ogni tanto si concede qualche piccolo isolamento e tende a passare il pallone, da 2 il 30enne sfrutta le sue doti balistiche soprattutto sugli scarichi. Cinico, molto intelligente nel leggere le varie situazioni di gioco, Williams è partito in quarta e senz’altro può continuare su tale lunghezza d’onda: sulla carta può ripetere (o migliorare) i numeri della stagione 2014/2015, quella che gli ha consegnato il titolo di sesto uomo dell’anno con la maglia dei Toronto Raptors.

Jordan Clarkson gioca in pick and roll con Tarik Black e penetra in area: Lou Williams si fa trovare libero sull’arco e mette a segno una tripla.
Per quanto riguarda i ricambi del frontcourt, il vero ago della bilancia è rappresentato da Larry Nance Jr. Il prodotto dell’University of Wyoming si sta dimostrando adatto allo small ball utilizzato sovente, in cui veste i panni di ala grande e centro indifferentemente (dipende se accanto a lui c’è Tarik Black o Julius Randle). In attacco non si prende grossissime responsabilità (è un discreto portatore di blocchi, ma deve rivedere il tiro), mentre in difesa si fa sentire. Eccome. Atletismo,aggressività e predilezione nel catturare rimbalzi sono i suoi punti di forza, per non parlare della sua abilità nei cambi che lo portano a creare mismatch a lui favorevoli o a rubare palloni in modo da partire subito in contropiede.

Larry Nance Jr intuisce tutto ed interrompe l’azione d’attacco dei Kings rubando un pallone importante.
Inoltre non bisogna dimenticare Black, che come riserva di Timofey Mozgov è bravo nel lavoro sporco, e specialmente Brandon Ingram: l’inserimento della seconda scelta del draft 2016 sarà graduale e scaturisce indubbiamente da un fisico che esige di essere appesantito. La parentesi del caso deve essere ampliata. In altra sede però, il rischio è di essere troppo sintetici.
Insomma, gestire le forze con oculatezza è fondamentale per non uscire fuori dai binari, per non far inceppare tutto l’apparato. Col passare del tempo Walton potrebbe cambiare assetto negli interpreti e di conseguenza ristudiare gli automatismi della second unit: in fondo, è una questione d’equilibrio.

