Home NBA, National Basketball AssociationStarting Five Hometown: Orlando Magic

Starting Five Hometown: Orlando Magic

di Mauro Manca

Da quelle parti, in Florida, “Magic” è una parola che riecheggia spesso tra gli abitanti e i turisti che orbitano nella zona. Non soltanto la franchigia militante all’Amway Center, ma anche il celebre Magic Kingdom, il parco Disney più grande del pianeta a pochi passi dalla città di Orlando. Cestisticamente parlando la “magia” prese vita nella stagione 89/90, quando a seguito dell’expansion draft gli Orlando Magic fecero il loro debutto assoluto nella NBA, entrando a far parte della lega insieme ad un’altra squadra della Florida, i Miami Heat, e i Minnesota Timberwolves. Da allora il bilancio parla di zero titoli, ma due apparizioni alle NBA finals nel 1992 e nel 2009. La prima avvenne al cospetto degli Houston Rockets di Hakeem “The Dream” Olajuwon, che in contumacia di His Airness (rientrato quell’anno dopo la parentesi nel baseball ed eliminato proprio dai Magic) si prese lo scettro della lega per due annate di fila mettendosi altrettanti anelli al dito. Uno Shaq ancora troppo acerbo non bastò ad evitare lo sweep e la conseguente vittoria della franchigia texana. Nel 2009 cambiarono i protagonisti ma non la sostanza, un perentorio 4-1 subito dalla prima versione convincente dei Lakers targati Kobe senza Shaq, ma con Gasol, Fisher e Artest a prevalere su Dwight Howard e Jameer Nelson. Da lì in poi un lento declino, un record che nelle ultime tre stagioni non ha superato le 25 vittorie e una luce in fondo al tunnel ancora lontana dall’essere avvistata. Ma proviamo a mescolare le carte fare un po’ di fantabasket giocando di fantasia: se i Magic dovessero scendere in campo solo con giocatori nativi della città di Orlando o zone limitrofe, quale sarebbe il loro ipotetico quintetto? Proviamo a tracciare un possibile identikit degli Orlando Magic home-made.
Point Guard, Nick Calathes (Casselberry 7/02/89):                                    Il ragazzo è nativo USA, anche se la sua origine greca gli conferisce un doppio passaporto. Frequenta il college all’Università della Florida, per poi firmare nel 2009 un triennale col Panathinaikos col quale nel 2011 vince l’Eurolega da protagonista. Dopo una parentesi con il Lokomotiv Kuban, durante la quale vince anche l’Eurocup, decide di tornare dall’altra parte dell’oceano per vestire la casacca dei Memphis Grizzlies, che lo ottengono attraverso uno scambio con i Dallas Mavericks. Playmaker dalla mentalità europea, buone geometrie e una più che discreta visione perimetrale, Calathes non sta però avendo un grossissimo impatto sulla lega, chiuso perlatro danMike Conley e Beno Udrih. Un suo rientro nella vecchia Europa in prossimo futuro non è affatto da escludere.
Shooting guard, Vince Carter (Daytona Beach 26/01/77):                       In questo caso specifico il nome parla abbondantemente da sé. Narrare di come quest’uomo, munito di due missili terra aria al posto delle gambe, cambiò per sempre la gara delle schiacciate nella versione di Oakland 2000 dell’All Star Game, o di come nello stesso anno solare decollò su Frédéric Weis saltandolo interamente nella finale olimpica contro la Francia, sarebbe del tutto superfluo. Le immagini e la storia recente del Gioco dicono già abbastanza sulle gesta tre metri sopra il ferro del cugino di Tracy Mc Grady. Oggi, dopo aver speso i suoi anni migliori in maglia Toronto Raptors e  New Jersey Nets, vive l’autunno della sua carriera come comprimario in quel di Memphis, riscopertosi tiratore affidabile e grande uomo spogliatoio. Ogni tanto si concede ancora qualche evoluzione aerea degna dei suoi anni d’oro dalle parti dell’Air Canada center, e quando lo fa riesce sempre a toccare il cuore di tutti gli appassionati in giro per il mondo. Semplicemente Vincredible.
Small forward, Chandler Parsons (Casselberry 25/10/88):
Per due stagioni giocò insieme a Calathes all’University of Florida, poi una piccola parentesi in Francia prima dell’approdo in NBA con la maglia degli Houston Rockets. Ala polivalente in grado di far male dalla distanza e di creare dal palleggio, Parsons ha chiuso la sua ultima stagione in maglia Mavericks collezionando15,7 punti media col 46,2% dal campo e il 38% da tre punti, il tutto in 33 minuti di impiego medio a serata. Cifre di tutto rispetto per un giocatore che per entrare a far parte di un contesto vincente ha però bisogno di crescere dal punto di vista mentale.

Power Forward, Amar’e Stoudemire (Lake Wales 16/11/82):          Nel lontano 2002 l’impatto sulla lega di quest’ala di 208 centimetri fu letteralmente esplosivo. Dopo i 13,5 punti e gli 8,8 rimbalzi di media accumulati nel suo anno da rookie, Stoudemire toccò cifre da capogiro durante le sue annate da incorniciare in maglia Phoenix Suns, franchigia nella quale, con Mike D’Antoni in panchina e Steve Nash in cabina di regia, ha espresso il miglior basket della sua carriera interpretando divinamente il “Run and gun” disegnato dal coach italoamericano. Poi i mille problemi fisici (soprattutto alla schiena) e alcune scelte sbagliate (il suo approdo ai Knicks mitigato solo da un contratto da capogiro), ne hanno pian piano eclissato la stella, anche se associato al giusto contesto potrebbe ancora dire la sua. Dopo la parentesi a Dallas è nuovamente free agent, vedremo chi avrà ancora voglia di scommettere su di lui.

Center, Marreese Speights (St. Petersburg 04/08/87):                     L’ala/ centro dei Warriors ha chiuso l’anno in doppia cifra, ma durante I playoff è stato sempre più relegato al ruolo di comparsa, fino alla pressoché totale sparizione dalle rotazioni durante le finali contro i Cleveland Cavaliers. Speights è un centro atletico e dinamico, dotato di un buon tiro dai 4 metri e con una mirabile propensione al rimbalzo d’attacco. Cominciò la sua carriera NBA nel 2008 con i Philadelphia 76ers, poi una stagione e mezza divisa tra Memphis e Cleveland prima dell’approdo a Oackland.

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