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The Coach Blackboard, la lavagna tattica di ogni allenatore: vi spiegheremo in questa nuova rubrica alcune situazioni chiave delle sfide NBA. Visto il periodo ci occuperemo dei Playoffs, con due sfide che ieri notte, dopo grande equilibrio, potrebbero aver trovato il punto di svolta: quelle con protagoniste Toronto ed Atlanta.

Toronto Raptors vs Indiana Pacers (3-2)

Un vero saliscendi il confronto fra queste due squadre: dopo gare fortemente indirizzate in ognuno dei quattro confronti, quello dell’importante gara 5 ha visto entrambi i lati della medaglia per poi chiudersi con un successo a favore dei canadesi per qualche decimo di secondo. Opposti che sono propri di entrambe le squadre della serie: Toronto dal ritmo più contenuto, più fisicata, mentre Indiana più votata allo small ball. Questo confronto ha portato a vari cambi di lineup da parte dei due coach, con Toronto che ha tagliato fuori dalla rotazione Scola e Indiana che ha inserito in pianta stabile Turner in quintetto. Opposti anche i punti di forza nel reparto lunghi: Indiana non riesce a contenere Valanciunas con Mahinmi e, per estrometterlo dal gioco, ha varato l’inserimento come lungo, a volte unico ,di un più leggero Turner; Turner, però, permette situazioni di pick’n’pop per le quali sia il centro lituano che il suo efficiente cambio (in fase difensiva) Biyombo sono costretti a rispettare, fungendo meno da rim protectors per le penetrazioni dell’incontenibile George e del fulmineo Monta Ellis. L’accoppiamento difensivo degli esterni è quello che genera poi il match up più complesso per entrambi: se Hill è un ottimo difensore e si prende cura di Lowry (con marcatura reciproca), George tiene DeRozan, però non succede il contrario e i Raptors, per limitare PG13, hanno come unica risorsa Carroll. Indiana deve accoppiare Carrol con Ellis, meno alto dell’ala in forza ai canadesi, che però vive in attacco degli scarichi: quanto più Monta faticherà nel contenere Carroll tanto più Toronto avrà, anzi, tenterà, una risposta efficiente al fenomeno dei Pacers.

Atlanta Hawks vs Boston Celtics (3-2)

PORTLAND, OR - JANUARY 20:  Paul Millsap #4 of the Atlanta Hawks dribbles the ball against the Portland Trail Blazers on January 20, 2016 at the Moda Center Arena in Portland, Oregon. NOTE TO USER: User expressly acknowledges and agrees that, by downloading and or using this photograph, user is consenting to the terms and conditions of the Getty Images License Agreement. Mandatory Copyright Notice: Copyright 2016 NBAE (Photo by Sam Forencich/NBAE via Getty Images)

PORTLAND, OR – JANUARY 20: Paul Millsap #4 of the Atlanta Hawks dribbles the ball against the Portland Trail Blazers on January 20, 2016 at the Moda Center Arena in Portland, Oregon. 

La tenuta difensiva di Boston, molto generosa in attacco, visto lo splendido lavoro di Stevens (che da giocatori non certo completi offensivamente ha tirato fuori un bel sistema) è la chiave della serie. Contenere infatti il duo Millsap-Horford non è un’impresa facile e Boston ha già modificato fortemente la sua rotazione per opporre contromosse. L’assenza di Bradley toglie uno dei migliori difensori della lega al backcourt dei Celtics, che già per forza di cose soffrono con Thomas nella metà campo difensiva tanto quanto ne giovano in quella offensiva; Horford e Millsap sono entrambi pericolosi dal pitturato sino alla linea da tre punti e, se uno viene tenuto da Amir Johnson, l’altro diventa il pericolo maggiore da arginare e per il quale è stato rispolverato Jerebko dopo una stagione di scarso utilizzo o provati Crowder e addirittura Smart. Dall’altra parte, Atlanta soffre esterni non completi che in qualche modo lasciano scelte marcate a Boston in fase di matchup: Korver non ha iniziativa dal palleggio, Bazemore quasi, Teague è il più pericoloso, mentre la difficoltà al tiro di Schroeder permette di non cambiare ma passare dietro sui pick’n’roll e quindi non esporsi ulteriormente contro il duo di lunghi delle aquile.

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