Lo spettacolo più bello del mondo si può avere solo sui palcoscenici più illustri del panorama globale, e quando si parla di pallacanestro NBA si entra di diritto nell’Olimpo dello sport.
La National Basketball Association non è solo un campionato di basket, ma un mondo completamente a sé; qualsiasi cestista vorrebbe avere la possibilità di giocarci, e chi riesce ad approdare in questa grande famiglia deve avere un qualcosa di speciale. Solo i migliori, o comunque i più meritevoli, riescono ad entrare a far parte di questo illustre ed esclusivo “club”; solo chi può veramente contribuire a rendere sempre più popolare questa lega avrà l’onore di firmare un contratto per una delle franchigie NBA. Ogni squadra ha i suoi campioni, c’è la squadra che ne ha soltanto uno e quella che ne ha più di uno, magari anche quattro, ma un intero quintetto è praticamente impossibile, sia per il rispetto dei limiti imposti dal salary cap, sia per la fisiologica difficoltà nel mantenere le giuste gerarchie all’interno dello spogliatoio.
Solitamente, soltanto durante l’All-Star Weekend è possibile ammirare così tanti Top Player sullo stesso parquet, in particolare nella partita domenicale che mette a confronto i migliori della Eastern e della Western Conference, in un match che sa poco di sfida all’ultimo sangue in stile Playoff, tesa e tirata al limite, ma molto più di partitella da “campetto dietro casa”, dove ognuno cerca di mettere in mostra il proprio talento senza troppa opposizione da parte degli avversari.
Ma si può immaginare un quintetto base di una franchigia che partecipa alla Regular Season formato da 5 fenomeni assoluti?! Pare proprio che sia possibile, stando alle recenti dichiarazioni di alcuni mostri sacri della lega. Stiamo parlando di Lebron James, Dwayne Wade, Carmelo Anthony e Chris Paul, quattro ragazzi uniti da un’amicizia fraterna ed indissolubile, che va oltre l’aspetto puramente sportivo. Il loro sogno sarebbe quello di giocare tutti insieme per la stessa squadra e concludere in maniera eccelsa la loro già favolosa carriera. Lebron si è detto disponibile a ridursi addirittura lo stipendio per rendere possibile quello che non è soltanto il sogno dei protagonisti di questa vicenda, ma è il desiderio di tutti gli appassionati di basket. Un team del genere è da fantascienza assoluta, si andrebbe a costruire una formazione che supererebbe di gran lunga la quota di talento mai esistita in un’unica squadra a livello di campionato nazionale; entrerebbe di diritto nella storia dell’NBA senza troppi fronzoli e senza bisogno di vincere un titolo anche perché, per questione di anagrafe, difficilmente riuscirebbero a compiere un’impresa simile. Però, visto e considerato che anche quest’anno sono tra i migliori, sicuramente darebbero del filo da torcere a qualsiasi avversario nonostante l’età.

Anthony, Paul, Wade e James agli ESPYS 2016
Inoltre, c’è un aspetto molto importante che raramente si tiene in considerazione: se andiamo ad analizzare questo ipotetico quintetto possiamo subito notare che sarebbe una squadra abbastanza equilibrata, nonostante la quantità spropositata di talento offensivo. Non è facile trovare quattro amici che sono anche così perfetti per giocare insieme a questi livelli: Chris Paul, ovviamente, giocherebbe da Playmaker, su questo non si può e non si deve neanche discutere; Wade da guardia, potendo sfruttare i suoi famosi inserimenti e la sua ancora incredibile velocità; Anthony, invece, si potrebbe prendere la maggior parte dei tiri dall’arco, sfruttando la sua infallibile percentuale. Infine il Re, in grado di ricoprire praticamente tutti i ruoli esistenti, non costituirebbe il minimo problema; ci limitiamo a sottolineare la sua enorme qualità a livello difensivo, fase che, considerate le caratteristiche di questo Super Team, necessiterebbe maggiormente di rinforzi.
Manca il quinto giocatore, un centro sarebbe perfetto. Magari uno come Chris Bosh, un altro fenomeno proveniente dal Draft 2003, ex compagno di Wade e James con i Miami Heat. Forse stiamo sognando un po’troppo.. Sono tante (se non troppe) le variabili in gioco, a partire dalla diversa durata dei contratti firmati dai vari giocatori, fino alla reale possibilità di una franchigia di offrire loro un contratto adeguato. Tutto sommato, però, sognare non costa nulla; possiamo tranquillamente continuare a sperare che tutte queste dicerie abbiano un fondamento e che un giorno i nostri occhi potranno ammirare un nuovo “Dream Team”; non più quello della nazionale di basket statunitense, ma una squadra ufficialmente partecipante e coinvolta nella lotta per la conquista dell’anello.

