Home NCAA BasketballMarch MadnessMichigan State Spartans: questione di cuore e orgoglio

Michigan State Spartans: questione di cuore e orgoglio

di Giulio Scopacasa

Il silenzio davanti a Tom Izzo, prima che Michigan State scenda in campo contro Louisville, è sacro. Nessuno parla. Trice a bocca aperta ascolta con attenzione quello che potrebbe essere uno degli ultimi messaggi prepartita dell’allenatore in sua presenza. Lo stesso vale per Dawson, uno che ha lavorato duro per essere lì, e lavorerà duro per provare a passare al livello successivo. Le parole di Izzo riecheggiano, lontano dai media, dalle interviste, in un momento in cui ci sono soltanto i giocatori insieme ai loro pensieri.

“I got one message for a year… One message, one message… Two hours, two hours… You do everything you can do for two hours… Two Hours… Two hours out of the millions of hours you guys have worked out… You think about it! Just give me two hours and you gonna have fifty… sixty… seventy years of memories… Two Hours… Can you sacrifice and reach down and give me Two Hours… So you can have memories for you, your family, your kids and your kids’ kids… That’s the way we’ll do it!”

Trice, Valentine e Dawson sul parquet

Il silenzio è rotto solo dalla carica dei giocatori. In pochi minuti si riassumono gli ultimi anni degli Spartans. Perso Draymond Green nel draft del 2012, il recruiting di Michigan State ha continuamente messo in mostra le proprie lacune. Izzo ha fatto fatica a continuare a vincere ma ci è riuscito. Il cuore di questa squadra va sopra ogni cosa. La scorsa stagione MSU vince il titolo di conference. Harris vola a Denver e Payne ad Atlanta durante il draft. Keith Appling se ne va, non trova posto nella NBA e resta al piano di sotto, nei Los Angeles D-Fenders, squadra di D-League dei Lakers. Il recruiting è di nuovo non all’altezza e i ragazzi devono metterci l’anima per potersela giocare contro squadre più forti e meglio attrezzate.

Gli Spartans arrivano al torneo forti di una corsa fino al Championship Game perso con Wisconsin. La vendetta è nei loro occhi, e la voglia di rivalsa, lontano dalle critiche al recruiting, al programma e alle abilità in campo, è tanta.

Ma, soltanto un paio di settimane dopo, siamo qui a parlare di Michigan State come una delle più belle storie della Division I. MSU è arrivata alle Final Four dove scontrerà Duke, non proprio l’ultima arrivata. Dall’altra parte, oltre alla scontatissima Kentucky, c’è proprio Wisconsin, la stessa della finale della Big Ten. E anche se a una finale senza Kentucky né Duke non ci credono in molti, un motivo perché si chiami Madness dovrebbe esserci.

Forbes, 3 punti sul tabellino con questo tiro

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Trice, Dawson e Wetzel ogni sera sul parquet sanno che potrebbe trattarsi dell’ultima partita con quella casacca addosso. Le parole d’elogio per questi ragazzi arrivano da tutti, soprattutto da alcuni ex-Spartans…
Magic Johnson è a tutte le partite e, quando va a parlare alla squadra, i ragazzi ascoltano come non hanno mai fatto. Sentire il supporto di uno dei più grandi della storia del basket non è proprio un appuntamento da perdere.

“I just wanna say… Trice you stepped up… Dawson, you stepped up… Costello, you stepped up.-. This team has stepped up… Defense, helping each other… Talking… Talking… That was beautiful, that was beautiful to watch…”

Quando queste cose te le dice Magic Johnson, o quando Draymond Green fa notare il suo disappunto per l’esclusione dalla Top 100 di ESPN di Trice, hai varie motivazioni in più per vincere, per dimostrare chi sei…
E in quanto a cuore e orgoglio, Trice, Izzo e tutti gli Spartans non hanno rivali.

 

Per NBAPassion,
G. Scopacasa…
#10

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