Nell’ultima conferenza stampa dei Golden State Warriors, il coach Steve Kerr ha sollevato la questione del tanking. Da anni ormai la lega si domanda come trovare una soluzione a questo problema e evitare che delle squadre materasso puntino ad avere più sconfitte che vittorie per aumentare “palline” e chance di scelta più alta al draft.
Le sue parole sono state queste: “Ironicamente, mai come quest’anno è stato un grosso problema. Nelle ultime stagioni i play-in hanno aiutato. Attualmente molte squadre si ritrovano coinvolte. Sia a causa di infortuni gravi, sia a causa di nuovi rebuild. È un problema che alla lega sta molto a cuore, come giustamente dovrebbe essere. Il tanking non è una buona cosa da vedere per i tifosi e per la lega stessa. Bisogna considerare ogni particolare. Non è facile trovare una soluzione”
Il secondo grosso topic attorno al tanking è sicuramente il draft. I team sono coscienti dei prospetti che potrebbero uscire e soprattutto sanno che uno di questi potrebbe cambiare lo status della propria franchigia. Anche su questo Kerr ha voluto esprimere la sua opinione: “Il punto chiave è che tu devi essere fortunato nel draft. Giocatori come Curry, Tim Duncan ma anche lo stesso Wemby, non cambiano solo la tua squadra ma l’intero sistema attorno. E questo tipo di giocatori sono pochi e hanno un valore altissimo. Spesso non sai a che scelta si ritroveranno. Steph è stato la settima, Giannis la quindicesima. Non sempre è la prima scelta, ma è più probabile che sia in alto piuttosto che in basso.”
Il discorso sul tanking di Kerr è complessivamente corretto. OKC è la dimostrazione di quanto il tanking possa funzionare. Dal lontano 2019, quando Westbrook fu mandato a Houston, i Thunder hanno potuto collezionare le pick che hanno portato in casa giocatori del calibro di Holmgren e Williams. Ad oggi sono un super team che ha già un titolo in bacheca nonostante la giovane età.
È indubbio che l’idea di tanking, come espresso da Kerr, vada contro uno dei principi morali dello sport, ovvero la vittoria. Ma fino a quando farlo porterà solo vantaggi alle squadre che lo fanno, è un fenomeno che continuerà a vivere. È compito della lega trovare una soluzione che accendi lo spirito sportivo delle squadre che si trovano nelle basse posizioni. Nel 2026 la prima scelta al draft non può essere merito della sconfitta.
