Record: 51 – 31
Keep improving to make the final step.
Questo deve essere l’obiettivo dei Memphis Grizzlies per la stagione 2015-2016. Negli scorsi playoffs il motto ufficiale della squadra (rigorosamente stampato su magliette distribuite a giocatori e tifosi) era Believe Memphis. Molti studi hanno infatti dimostrato che credere nella possibilità di fare qualcosa è il primo passo per riuscirci. I Grizzlies ci hanno provato ma non è bastato; ora bisogna fare di più.
Si riparte dal 15 maggio, semifinale di Conference occidentale: i Golden State Warriors (futuri campioni) vincono gara 6 108 – 95 costringendo ancora una volta i Grizzlies ad uscire prematuramente (rispetto alle aspettative) dai playoffs. L’attitudine Gritty (grintosa) della squadra è stata come sempre dimostrata ma ancora una volta non è stata sufficiente. Cosa poter obiettare alla tenacia difensiva di Tony Allen (First team all-defense)? Cosa rimproverare ai muscoli e alla forza (oltre che alla tecnica) dimostrata da Marc Gasol e Zach Randolph per tutta la serie? Cosa si può chiedere di più ad un giocatore come Mike Conley (stoico nello scendere in campo nonostante multiple fratture facciali)?
La risposta è scontata ma rispecchia la realtà: la vittoria. E’ la cruda verità; ma in NBA l’unica cosa che conta è riuscire a vincere l’ultima partita della stagione.
MOVIMENTI DI MERCATO:
L’ estate trascorsa in Tennessee è stata relativamente tranquilla. La squadra ha già ora buoni/ottimi giocatori in praticamente tutti e 5 gli spot. Per andare il più avanti possibile in post-season basta dunque un miglioramento complessivo del proprio gioco individuale e, di conseguenza, di squadra. Nonostante ciò alla dirigenza si può rimproverare sia di non aver apportato importanti miglioramenti per il supporting cast e sia di non aver raggiunto quell’upgrade che loro stessi avevano individuato in Danilo Gallinari. Varie volte in questa off-season sono state proposte ai Nuggets trade che vedevano il cambio di casacca del giocatore italiano, ma le pepite di Denver non sono mai state realmente interessate.
La squadra ha registrato gli addii del playmaker Nicholas William “Nick” Calathes (tornato in patria per vestire la casacca del Panathinaikos) e del centro Kosta Koufos (passato ai Sacramento Kings). Il ruolo di centro è stato dunque rinforzato con l’arrivo, sempre tramite free-agency, di Ryan Hollins e di Brandan Wright (contratto triennale da 17.1 milioni di dollari). Un altro arrivo importante è stato quello di Matt Barnes, arrivato indirettamente dai Los Angeles Clippers (dove ha trascorso le ultime 3 stagioni) via Charlotte Hornets in cambio di Luke Ridnour.
Dall’ultimo draft è stato selezionato con la pick n. 25 Jarell Martin da Louisiana State University. La power-forward ha deciso di dichiararsi eleggibile per il draft una volta completato il sue secondo anno (anno da sophomore) al college riuscendo a far registrare medie di 16.9 punti e 9.2 rimbalzi a partita. Nonostante la chiamata interessante non si può sapere l’impatto che il ragazzo potrà avere già da quest’anno; sopratutto alla luce dei problemi di infortunio che lo stanno attualmente interessando (non ha ancora fatto il suo esordio a causa di una frattura da stress al piede sinistro).
Altri componenti aggiuntivi del roster sono la point guard ex UCLA Lazeric Deleon Jones (ultima stagione trascorsa in Ungheria con la casacca del Szolnoki Olaj KK), il centro ex USC Alex Stepheson (ultima stagione nell’ Istanbul BB) e l’ala ex UMass Sampson Carter (ultima stagione con il CAB Madeira, in Portogallo).
QUINTETTO BASE:
A meno di sorprese l’head coach David Joerger non dovrebbe stravolgere la composizione del quintetto; prevedendo dunque uno starting five composto nel modo seguente:
- Point guard: Mike Conley
- Shooting guard: Courtney Lee
- Small Forward: Jeff Green
- Power Forward: Zach Randolph
- Center: Marc Gasol
Il problema dei Memphis Grizzlies per l’imminente nuova stagione sembra essere sempre lo stesso: l’attacco. La squadra sarà ancora una volta in grado di garantire la solita solidità difensiva ma d’altra parte il quintetto appare ancora una volta troppo ordinato ed equilibrato per riuscire a garantire un elevato punteggio in ogni partita. Per riuscire a fare quest’ultimo passo serve che i giocatori dalle migliori doti offensive (Mike Conley e Jeff Green) migliorino quanto fatto vedere lo scorso anno prendendosi maggiori responsabilità. Altrimenti il gioco prediletto dei Grizzlies sarà ancora una volta palla in post per Gasol o Randolph.
Un altra carenza del roster risulta essere lo spot di sesto uomo. Manca un giocatore (come Lou Williams o Isaiah Thomas) in grado di uscire dalla panchina e dare immediato apporto con la produzione di punti facili. I primi giocatori chiamati a dare supporto dalla panchina saranno (almeno nella fase iniziale della stagione) Brandan Wright, Matt Barnes, Tony Allen, Beno Udrih e Vince Carter. Il primo sarà un aggiunta difensiva notevole e, considerando le sue grandi doti di rim-protector, riuscirà a collezionare ottime medie (in relazione al minutaggio di gioco) alla voce rimbalzi e stoppate. Barnes porterà il suo mix fatto di difesa e attacco (costituito specialmente dalla sua capacità di tirare da 3). Allen sarà chiamato in causa per contrastare il backourt avversario. Beno sarà il back-up di Conley in cabina di regia e Vince il giocatore chiamato a scardinare le difese avversarie con le sue scorribande offensive. Decisamente troppo poco, considerando anche l’età sempre maggiore di Vinsanity.
ASPETTATIVE PROSSIMA STAGIONE:
Le aspettative sono come ogni anno, ai nastri di partenza, le più rosee: cavalcata trionfale fino ai playoffs e vittoria del Larry O’Brien Trophy da festeggiare sulle rive del fiume Mississippi. Questo è almeno ciò che i tifosi si augurano e ciò che i Grizzlies proveranno a compiere.
Guardando più realisticamente alle loro possibilità si può prevedere un leggero calo delle vittorie stagionali rispetto a quelle ottenute nella passata stagione (51 vs 55). Questo calo di vittorie è giustificato dal rafforzamento di diverse franchigie sia ad Ovest (come i Sacramento Kings) che ad Est (come i Miami Heat ed i Milwaukee Bucks); considerando anche il sicuro ritorno ai vertici della lega degli Oklahoma City Thunder.
E’ dunque difficile prevedere per i Grizzlies il vantaggio del fattore campo nel primo turno dei playoffs. Da qui la strada sarà tutta in salita, dovendo verosimilmente affrontare una squadra tra Los Angeles Clippers, Oklahoma City Thunder, Golden State Warriors e San Antonio Spurs. Ma ai playoffs nessuna serie è scontata e la stessa squadra di Memphis è stato in grado di dimostrarlo diverse volte nella sua storia (nel 2011 eliminarono proprio gli Spurs, testa di serie n. 1 per i PO).
Cosa accadrà nel prossimo futuro lo dirà solo il tempo; certamente se i Grizzlies non riuscissero a giungere alle finali di conference (che rimane comunque l’obiettivo minimo), la dirigenza dovrà iniziare a porsi delle domande sul futuro della franchigia. Lo spettro di un possibile rebuilding è all’orizzonte, considerando anche la non più giovane età di giocatori fondamentali quali Marc Gasol e Zach Randolph.
GIOCATORE CHIAVE:
Risposta facile. Anzi risposte facili, in quanto il giocatore chiave della squadra non è 1 ma bensì 2. Sono Mike Conley e Marc Gasol; anche se, senza ombra di dubbio, l’uomo-franchigia che incarna alla perfezione la passione e il duro lavoro della comunità di Memphis è il centro spagnolo.
Il fratello di Pau ha giocato con la canotta dei Grizzlies sin dalla sua prima stagione NBA (2008) e ha recentemente giurato amore eterno alla città e alla squadra promettendo di terminare la sua carriera tra le fila degli “Orsi grigi” (in tal senso quest’estate ha firmato un prolungamento di contratto). Ha disputato una stagione straordinaria terminata con 17.4 punti e 7.8 rimbalzi a partita, meritandosi la convocazione al suo secondo all-star game (dopo quello disputato nel 2012). Nonostante ciò, all’età di 30 anni, Marc ha ancora la possibilità, e dunque il dovere, di migliorare il proprio gioco. Deve ritornare ai livelli di campione assoluto ai quali ci ha fatto assistere durante i primi mesi della passata regular-season (quando era costantemente inserito nella discussione MVP), continuando il suo improving nel tiro dal mid-range, ampliando così il suo arsenale offensivo. Per amore dei Grizzlies ha deciso di non prendere parte all’Eurobakset 2015 (dove suo fratello Pau è riuscito a portare al trionfo la nazionale spagnola); e con un’estate fatta di riposo e allenamenti individuali arriva all’inizio della stagione nelle condizioni migliori possibili. Marc, o ora o mai più!
Capitolo Mike Conley: il playmaker ex Ohio State ha concluso un’altra discreta stagione nella sua buona (finora) carriera; ma deve migliorarsi. Il giocatore appare ancora molto timido nonostante ormai calchi i parquet dell’NBA da diversi anni. Sembra giocare con il freno a mano tirato, come se volesse tenere sotto controllo la partita senza farla sfuggire dalle logiche di schemi e tatticismi. Se riuscisse a dare maggiore libertà e continuità al suo estro offensivo potrebbe immediatamente diventare un giocatore da quasi 20 punti e 7/8 assists a partita.
POSSIBILE SORPRESA:
La sorpresa, che poi sorpresa non è, sarà Jeff Green. La small forward che è arrivata via trade ai Grizzlies dai Boston Celtics la scorsa stagione ha deluso le aspettative; ma non c’è da preoccuparsi. Guardando la carriera dell’ex Georgetown è impossibile non notare una fase che si è verificata puntualmente ad ogni suo cambio di casacca. Si tratta di un periodo più o meno lungo di adattamento durante il quale il giocatore sembra smarrito e non in sintonia con gli schemi della squadra. E’ successo nella sua prima stagione in NBA (ai Seattle Supersonics nella stagione 2007-2008) e nel suo primo anno e mezzo in maglia Celtics. Una volta terminato tale periodo Jeff è sempre riuscito a liberare tutto il suo potenziale diventando anche (sempre in maglia Celtics) la prima opzione offensiva della squadra. I tifosi dei Grizzlies possono stare tranquilli: Jeff ritornerà sui suoi soliti livelli offensivi (almeno 15 punti a partita) aiutando la squadra a remare verso un sogno lontano (ma mai come ora così vicino) che prende il nome di Larry O’Brien Trophy.
Per NBA Passion,

























