Doppio anniversario per i Memphis Grizzlies, che nella stagione 2019\20 festeggeranno i 25 anni della fondazione della franchigia ed i 20 dal trasferimento in Tennessee, dopo le prime 5 stagioni passate a Vancouver, Canada.
Nel 1995 la NBA fondò le sue due prime franchigie oltreconfine, i Toronto Raptors ed i Vancouver Grizzlies. Due squadre le cui strade si divisero subito: i Raptors conquistarono subito il pubblico di casa, pubblico che di lì a sole 4 stagioni avrebbe salutato l’arrivo del primo grande giocatore della storia della franchigia, Vince Carter.
I Vancouver Grizzlies partirono invece col piede sbagliato. La città non si appassionò mai alla squadra, che in crisi di risultati e popolarità si trasferì a Memphis sole sei stagioni più tardi.
Dalla prossima stagione, la “throwback jersey” dei Memphis Grizzlies omaggerà gli sfortunati Vancouver Grizzlies con una doppia replica della due maglie che furono: la classica canotta nera con numeri e scritte azzurre, e la “mitica” divisa d’esordio verde-acqua con tanto di orso Grizzly sui pantaloncini.
Anche il design del parquet del FedEx Forum cambierà ovviamente nelle partite in cui Jaren Jackson Jr. e compagni indosseranno le canotte retrò. Font e logo saranno quelli di un tempo, e richiameranno la veste grafica del vecchio General Motors Place di Vancouver.
Nei sei anni di vita, i Vancouver Grizzlies non vinsero mai più di 23 partite in stagione singola e cambiarono cinque allenatori. Tra i miglior giocatori ad aver vestito la maglia dei Grizzlies l’ala Shareef Abdur-Rahim, la point guard Mike Bibby, il lungo Bryant Reeves e lo sfortunato Michael Dickerson, la cui promettente carriera fu interrotta da troppi infortuni.
Stefano Belli ha raccontato per NBAPassion.com nel 2018 la storia dei Vancouver Grizzlies, the Dark Side of Canada.







I primi ad introdurre una tenuta da gioco ‘sopra le righe’ furono i Nuggets, i quali si presentarono al via della stagione 1982/83 con questa maglia blu a strisce arcobaleno con le Rocky Mountains sullo sfondo. Nome e numero erano scritti con i caratteri tipici dei videogames Anni ’80.














