Finalmente, forse, è tornato. Esplosivo, uomo squadra, spettacolare e decisivo. Nella notte dello United Center Derrick Martell Rose da Englewood ha toccato quota 29 punti (12-25 dal campo) con 7 assist e 5 rimbalzi, prendendosi tre jumper contro l’impotente Enes Kanter a due minuti dalla fine decisivi per togliere le speranze a Kevin Durant e all’amico Russell Westbrook.
Partita combattuta e di parziali sin dall’inizio, il primo allungo è di OKC; a rimettere il punteggio in parità ci ha pensato un sontuoso Jimmy Butler, ancora produttivo in isolamento e quasi perfetto dall’arco nel primo tempo (4-5), nel secondo ha lasciato spazio al suo n.1. Quasi tutta la squadra ha contribuito a una vittoria che sarà un’importante iniezione di fiducia e consapevolezza: Taj Gibson hanno lavorato bene in difesa mettendoci tanta energia, mentre Doug McDermott (prima in quintetto) e Aaron Brooks (11 punti) si sono caricati sulle spalle diverse responsabilità. In ombra Pau Gasol e Nikola Mirotić; tanti errori in particolar modo del catalano (comunque in doppia-doppia con 11 punti e 12 rimbalzi). D’altro canto, invece, Noah ha disputato una convincente prestazione e, sul suo conto, si è espresso anche coach Donovan, che lo conosce dai tempi di Florida State: “Tutti vedono i suoi capelli, le doti al passaggio e la difesa – ha detto– ma pochi lo vedono in spogliatoio, il miglior compagno di squadra che conosco”.
Per la franchigia dell’Oklahoma, sono arrivati 33 punti in totale tranquillità da un rigenerato Durant, 20 punti e 10 assist da Westbrook e un Ibaka quasi perfetto da 17 punti; poco apporto però dalla panca: il primo strappo i Bulls lo hanno costruito nel secondo quarto contro i back-up di OKC.
Nel post-partita, Durant non ha cercato alibi sulla sconfitta rimediata: “Non è un problema di troppe partite, dobbiamo solo trovarci e fare la nostra strada“. Ma i problemi dei Thunder in questo momento non si limitano alle sconfitte consecutive rimediate: Steven Adams ha accusato problemi alla schiena, non ci sarà alla Chesapeake Arena contro Phoenix.
D’altra parte, può invece sorridere Fred Hoiberg, che ha sottolineato come per Rose e per la squadra queste sono partite fondamentali. L’MVP del 2011, decisamente soddisfatto e rilassato, ha dato delle risposte più che convincenti nella note: “La gente può dire quello che vuole, io sono qui per giocare.” – ha detto la stella dei Bulls, che ha poi proseguito – “So che questo è il mio livello, è solo una questione di ritmo”
Con il passare del tempo, i Bulls pare stiano trovando la giusta quadratura e coach Hoiberg sembra già avere la squadra in mano e Rose e pronta a trascinarla verso grandi traguardi. Ora sta a lui, al “Son of Chicago”, dimostrare che “Windy City” sulla mappa c’è e non solo ad Est. Ginocchia, occhi, caviglie, ma lui è lì, a lottare per tornare tra i migliori della Lega: qualcuno vuole perderselo?
Per NBA Passion,
Jacopo Di Francesco (@jdf9623)


