Dopo i flop, secondo appuntamento con gli steal al draft, quei giocatori passati in sordina la sera della lottery, divenuti protagonisti nella conquista del titolo.
Sono molti i giocatori, tra le 1.020 chiamate totali effettuate dal 2000 a oggi, divenuti superstar tra l’incredulità degli addetti ai lavori. Allora abbiamo deciso di formare un quintetto con giocatori, fuori dalla top five, che hanno messo almeno una volta l’anello al dito con le compagini che, in quel di giugno, hanno deciso di scommettere sulle loro qualità. Antetokounmpo (numero 15 nel 2013), Isaiah Thomas (numero 60 del 2010) e Jimmy Butler (numero 30 nel 2011), sono solo alcuni dei nomi eccellenti tagliati fuori da questa selezione. Dopo questa dovuta premessa, ecco gli steal al draft arrivati a stringere tra le mani il Larry O’Brien trophy.
PLAYMAKER: TONY PARKER (scelta numero 28 nel draft 2001)

Tony Parker
Quattro titoli Nba, MVP delle Finals 2007, sei presenze all’All star game. Serve altro? Con l’ultima chiamata del 2001 i San Antonio Spurs decidono di portare in Texas monsieur William Anthony, per tutti Tony, Parker. Il nativo di Bruge si rivelerà una pedina fondamentale nella costruzione della dinastia “con gli speroni”. Con più di mille vittorie alle spalle ha formato, insieme a Duncan e Ginobili, il trio più vincente della storia della lega. All’attivo, in 1143 gare con gli Spurs, 16.2 punti e 5.8 assist di media, viaggiando con il 49.3% dal campo, il 32.7% dall’arco e il 75.3% dalla lunetta. Uno dei migliori steal al draft di sempre. Cheapeu.
GUARDIA: KLAY THOMPSON (scelta numero 11 nel draft 2011)

Klay Thompson in difesa su John Wall
Mentre le altre franchigie si affrettavano a scegliere i vari Derrick Williams, Jan Vesely e Jimmer Fredette, i Golden State Warriors scelgono Klay Alexander Thompson. Nessuno nella Baia avrebbe scommesso un dollaro sul figlio dell’ ex cestista bahamense Mychal Thompson. Invece Klay, insieme a un altro ragazzo dalle caviglie fragili ma dal talento sconfinato che risponde al nome di Stephen Curry, rivoluzionerà la pallacanestro moderna. Il resto è storia: nel 2015 gli Splash Brothers riporteranno alle pendici del Golden Gate il titolo NBA dopo 40 anni, bissato nella passata stagione sempre ai danni dei Cavaliers di LeBron. Dotato di una meccanica di tiro impeccabile e di un’innata abilità nella fase difensiva, il prodotto di Washington State verrà ricordato come un autentico steal al draft. In 478 partite, 19.1 punti di media con il 45.5% dal campo, il 42% da tre e l’85% dalla lunetta. MVP in qualsiasi squadra, colonna portante in una squadra di stelle.
ALA PICCOLA: KAWHI LEONARD (scelta numero 15 nel draft 2011)

Kawhi Leonard dal presidente Obama
Ancora gli Spurs, ancora uno steal al draft. Nella stessa notte di Thompson dopo Burks e i gemelli Morris, gli Indiana Pacers pescano Kawhi Leonard. Poco più di due metri, longilineo, dotato di un’apertura alare infinita. Kawhi incarna perfettamente le doti fisiche e atletiche richieste da San Diego State, college di uscita del nativo di L.A. Popovich, ancora una volta, si muove nell’ombra. La giovane ala viene scambiata con i Pacers per George Hill. E’ la svolta. Leonard rappresenta il tassello mancante nella rinascita dei big three, e la superstar su cui puntare nel post Duncan. Il titolo arriva nel 2014, con lui MVP delle Finals a soli 22 anni. L’anno scorso ha chiuso con 25.5 punti di media, 48.5% dal campo, 38% da tre e un mirabolante 88% ai liberi. Ah, scusate: due volte di seguito difensore dell’anno. Leader non più troppo silenzioso.
ALA GRANDE: DRAYMOND GREEN (scelta numero 35 nel draft 2012)

Draymond Green
Se hai messo in bacheca due titoli NBA e uno di difensore dell’anno guardando tutto il primo giro di draft senza mai udire il tuo nome, non puoi che essere uno steal al draft. Se poi lo fa diventando il vero leader emotivo, tecnico e di spogliatoio di una delle squadre che presto passerà agli annali, il dollaro scommesso su di te assume tutt’altro valore. I Golden State Warriors chiudono nel 2012 la costruzione della loro franchigia, pescando al secondo giro un energico ragazzo in uscita da Michigan State. Con Draymond non bisogna guardare le statistiche: i 9 punti, 6.8 rimbalzi e 4.1 assist non rendono onore alla mole di gioco prodotta sul parquet dell’Oracle arena. Insieme a Thompson, il 3&D perfetto nel sistema di Steve Kerr. Una lingua mai a freno e la troppa esuberanza in alcune giocate al limite ne minano ogni tanto la stabilità, non intaccandone però il valore su entrambe le fasi di gioco. Tre volte nel primo quintetto difensivo dell’anno e due volte alla parata delle stelle. Il tempo lo incoronerà come uno dei migliori steal draft di sempre. Leader fin troppo rumoroso.
CENTRO: ANDREW BYNUM (scelta numero 10 del draft 2005)

Adrew Bynum e Kobe Bryant
Qui, i più storceranno il naso. Tre indizi: uno, è stato il centro inamovibile nel back to back title dei Los Angeles Lakers del post Shaq. Due, è stato scelto dopo Felton, Webster, Villanueva, Frye e Diogu (si, anche i Warriors sbagliano). Tre, è stato il più giovane cestista mai scelto al draft. Ecco spiegato il suo inserimento nel quintetto degli steal al draft. Phil Jackson è stato l’unico a credere nelle capacità del ragazzone in uscita da St. Joseph High School, andando a spendere la decima chiamata dei gialloviola su di lui. Scommessa ripagata nel migliore dei modi. Al primo turno dei playoff 2011/2012 contro i Denver Nuggets, Bynum firma una tripla doppia da 10 punti, 13 rimbalzi e 10 stoppate. Parte titolare nell’All Star Game del 2012, chiudendo la carriera due anni dopo con una media di 11.5 punti e 7.7 rimbalzi a partita. Purtroppo, verrà ricordato più per i continui infortuni alle ginocchia che per quanto ha realmente prodotto sotto il ferro. Gigante di cristallo.

