Home NBA, National Basketball AssociationNBA TeamsBoston CelticsSe Washington chiama, i Boston Celtics rispondono: fattore campo salvo

Se Washington chiama, i Boston Celtics rispondono: fattore campo salvo

di Eugenio Petrillo

Eccoci giunti al primo snodo della serie. I Boston Celtics ed i Washington Wizards infatti hanno completato le prime due partite della semifinale della Eastern Conference.
A seguito degli esiti di gara1 e gara2, la sfida tra le due squadre si è incanalata in una direzione ben precisa, quella dei Boston Celtics.
Al TD Garden, infatti i padroni di casa, si sono imposti in entrambe le situazioni, mantenendo così il fattore campo.

A questo punto i Washington Wizards – sotto 2-0 – sono obbligati a vincere tutte e due le partite al Verizon Center per non veder perdere la possibilità di giocarsi la finale di conference.
Ora come ora, la serie sembra nelle mani dei Celtics, ma tutto può ancora succedere: abbiamo visto anche ultimamente (gli stessi Celtics hanno ribaltato lo svantaggio contro i Chicago Bulls) che nei playoffs NBA non bisogna dare nulla per scontato.
Quali sono state le chiavi di gara1 e gara2? Andiamo a scoprirlo.

GARA1: Washington Wizards @ Boston Celtics 111-123

GARA2: Washington Wizards @ Boston Celtics 119-129 (d.t.s)

Boston Celtics: grande collettivo, tanto cuore e Isaiah Thomas

Sembra andare tutto per il verso giusto ai Boston Celtics in questi primi due atti delle semifinali della Eastern Conference, ma si sa la fortuna aiuta gli audaci.
Le due partite disputate finora sono state diverse tra loro ma con alcuni spunti in comune.
Innanzitutto Gerald Green – che nella serie con i Chicago Bulls era stata la chiave vincente – è ritornato a fare il gregario (ha giocato poco pi di 7′ in totale), ruolo in cui l’abbiamo visto per tutto l’anno.
Questo ulteriore cambio, evidenzia maggiormente le capacità di coach Brad Stevens di adattarsi a seconda delle situazioni e degli avversari.
Con le due vittorie al TD Garden, i referti rosa consecutivi ammontano a sei (durante la regular season tante W consecutive non si sono viste spesso) e con questi arriva anche un po’ di sana tranquillità per i prossimi giorni.

L’approccio alla serie non è stato per nulla facile, infatti i Washington Wizards nei primi minuti di gara1 avevano incamerato un vantaggio di 16 a 0.
Isaiah Thomas e compagni però non si sono fatti scoraggiare e piano piano hanno ridotto sempre di più il distacco. Al momento giusto è arrivata la stoccata decisiva: pareggio, sorpasso e allungo Celtics.
Cos’é cambiato a Boston dopo quei primi drammatici minuti? Sicuramente i Verdi hanno rotto il ghiaccio con la serie ma soprattutto l’apporto della second-unit non è stato indifferente: il recupero e l’allungo decisivo infatti è stato fatto proprio con le riserve in campo (Marcus Smart, Terry Rozier e Kelly Olynyk su tutti).

Un altro fattore non da poco è sicuramente la serata di grazia al tiro della squadra di Brad Stevens: 19/39 da 3 con un Jae Crowder sugli scudi (24 punti con 6/8 da dietro l’arco).
In gara2 invece i Boston Celtics sono stati costretti a rincorrere gli avversari per tutta la partita, ma alla fine con un Isaiah Thomas in versione leggenda sono riusciti a portare a casa la vittoria dopo un tempo supplementare.
Sul tabellino del “Little Guy” con il numero 4 figurano ben 53 punti (ad un punto da Havlicek come miglior scorer con la canotta bianco-verde in una partita di postseason) di cui 29 solo nell’ultimo quarto e nell’overtime. Il supporting cast invece ha contribuito difendendo alla morte e non soffrendo (come spesso è accaduto) nella lotta a rimbalzo.

Insomma i Boston Celtics conducono la serie per 2 a 0, ma ora sono chiamati ad aumentare ancora di più il livello di gioco per i prossimi impegni: arrivati a questi punto però, “non è fortuna“.

Isaiah Thomas e John Wall, coppia mica male

Washington Wizards: cattiva gestione e roster corto

Pessimo inizio di serie invece per i Washington Wizards che avevano come obiettivo quello di strappare almeno una volta la vittoria per ribaltare il fattore campo, mai come questa volta decisivo (in regular season nessuna delle due squadre ha vinto sul parquet avversario).
Purtroppo però i Wizards si sono scontrati con alcune problematiche che non gli hanno permesso di fare il colpaccio, ma anzi tornare al ‘the District‘ con l’obbligo di non poter più sbagliare.

Quel che è maggiormente emerso in gara1 e gara2 è il fattore John Wall: il numero 2 infatti è stato il più classico ‘one man show‘ mentre il resto della squadra non ha per niente contribuito alla causa.
Bradley Beal – soprattutto in gara2 – è scomparso, Otto Porter è andato a folate, Markieff Morris (assurda la cospirazione che ipotizza lo scambio con il fratello gemello Marcus) è stato costretto ad uscire preventivamente per infortunio in gara1 e Marcin Gortat non ha vinto lo scontro con i lunghi di Boston.

Il vero cruccio però per i ragazzi di coach Scott Brooks è senza dubbio quello di aver gestito malamente gli ampi vantaggi ottenuti nelle prime fasi di gioco.
In gara1 il 16-0 iniziale è stato recuperato con una certa facilità dai Celtics ed in gara2 Washington ha condotto per quasi tutto il match, ma quando c’è stato bisogno di chiudere i conti, è stato dato il classico calcio al secchio del latte appena munto.
A cos’è dovuta questa mala gestione del risultato?
Si può dire senza timori di smentita che i Wizards pecchino molto di riserve. Infatti la second-unit – a differenza di quella di Boston – è stata completamente inefficiente.

Stante così le cose, la situazione in casa Washington si fa complicata e serve un’inversione di marcia subito, già da gara3.
Su chi si possa puntare per un ribaltone, un’idea di massima ce l’abbiamo…

 

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