La mancata nomina di Bradley Beal in uno dei primi tre quintetti NBA per la stagione 2018\19 ha reso per la star degli Washington Wizards un poco meno vantaggiosa economicamente una permanenza nella capitale, e per contro un poco più facile la strada per una trade per le squadre interessate al talento da Florida.
Il contratto di Bradley Beal scadrà solo nel 2021, ma il giocatore è già in potere di rinegoziare con la sua squadra d’appartenenza un rinnovo contrattuale al massimo salariale. Il mancato ingresso in uno dei tre quintetti All-NBA ha vanificato per Beal la possibilità di richiedere la “supermax extension” (Designated Veteran Player Extension) agli Wizards, e dunque la possibilità di ottenere un contratto ancora più vantaggioso.
In caso di nomina, Beal sarebbe stato eleggibile per un’estensione quinquennale da 191 milioni di dollari (quella che spetterà a Damian Lillard dei Portland Trail Blazers, ad esempio). L’ex Florida Gators potrà ora invece “accontentarsi” di un contratto da 158 milioni di dollari complessivi. I circa 30 milioni in meno, uniti allo stato disastrato delle finanze e del roster attuale dei suoi Washington Wizards, potrebbero presto aprire uno spiraglio per Bradley Beal, e per squadre interessate ai suoi servigi.
Beal, 26 anni e reduce da una stagione da 25.6 punti, 5 rimbalzi e 5.6 assist a partita, non chiederà, almeno in questa fase, agli Washington Wizards di essere lasciato libero.
Ma il tempo per la squadra della capitale per raccogliere i cocci di un’annata negativa sotto (quasi) ogni aspetto, stringe. Gli Wizards sono al momento ancora privi di un general manager, dopo la cacciata dello storico Ernie Grunfeld ed il “no” incassato da Tim Connelly, demiurgo dei nuovi Denver Nuggets.
Coach Scott Brooks è sopravvissuto alla stagione, Kelly Oubre Jr, Markieff Morris, Otto Porter Jr si sono invece trasferiti presso altri lidi per ragioni salariali. In estate i contratti dei neo acquisti Jabari Parker (team option) e Bobby Portis scadranno, assieme a quelli dei giovani Tomas Satoransky e Thomas Bryant, uniche note positive – eccetto Beal – della stagione degli Wizards.
Dwight Howard, apparso per sole 9 partite nel 2018\19, sarà invece ancora a libro paga per un’altra stagione ed oltre 5 milioni di dollari. Jeff Green è in scadenza e destinato a cambiare aria, così come Trevor Ariza.
In un contesto di totale ricostruzione (sulla quale aleggia come un ectoplasma il contratto al massimo salariale dell’infortunatissimo John Wall), Bradley Beal è la sola certezza. La draft lottery 2019 ha riservato a Washington la sola nona chiamata assoluta, con la quale gli Wizards cercheranno un giocatore di impatto immediato, che assieme alla prima scelta 2018 Troy Brown Jr possa sostituire i veterani in partenza.
In qualsiasi momento dunque, magari già a stagione in corso, Bradley Beal potrebbe guardarsi attorno e richiedere una trade che, a 26 o 27 anni d’età e nel fiore della freschezza agonistica, possa valorizzare il grande talento offensivo della guardia da Florida.
Non sarebbe una mossa priva di precedenti: i colloqui tra i New Orleans Pelicans e le potenziali acquirenti per lo scontento Anthony Davis si riavvieranno a breve. Appena due stagione fa, il 27enne Paul George fece sapere a suoi Indiana Pacers di non avere alcuna intenzione di firmare la ricchissima supermax extension, chiedendo ed ottenendo una trade.
Quali squadre potrebbero permettersi già da oggi di “tentare” sia Bradley Beal che degli Washington Wizards in cerca di sollievo (salariale)? I Los Angeles Lakers sono pronosticati quale meta “logica” per un attaccante come Beal, ma qualsiasi trattativa che coinvolga – come contropartita – Brandon Ingram dovrà gioco forza concludersi prima della fine della stagione 2019\20, al termine della quale l’ex scelta assoluta numero 2 dei Lakers sarà eleggibile per la “rookie scale extension” (una scelta difficile per un giocatore di talento ma finora poco continuo come Ingram).
Gli Oklahoma City Thunder potrebbero permettersi un approccio più “conservativo” ed impostare una trattativa che coinvolga i contratti di giocatori come Steven Adams, Jerami Grant, Terrence Ferguson e\o del lungodegente Andre Roberson, sommati alla scelta numero 21 del prossimo draft.
La terza eliminazione consecutiva al primo turno di playoffs dei Thunder ha reso evidente la mancanza di attacco e tiro dalla lunga distanza dell’attuale roster in casa OKC. Le difficoltà fisiche di un Russell Westbrook ormai 30enne hanno iniziato a fare capolino in alcuni momenti della stagione, e l’infortunio alla spalla di Paul George ha di fatto sancito la fine dei sogni di gloria dei Thunder già a febbraio.
Un big three che comprenda anche Bradley Beal – sebbene atipico – avrebbe il pregio tecnico di alleviare ancora di più la pressione difensiva su Westbrook, ed il potenziale costo dell’operazione parrebbe sostenibile per la franchigia, che perderebbe certo il suo centro titolare (l’ottimo Steven Adams), e due giocatori (Grant, Ferguson) i cui minuti sarebbero però coperti dalla star degli Wizards. La prima scelta 2019, o la futura disponibilità dei Thunder di accettare di accollarsi l’ultimo anno di contratto di Dwight Howard (se non – con un’operazione più complessa – quello monstre di Ian Mahinmi) potrebbero “addolcire la pillola” per Washington, qualora Bradley Beal dovesse decidere di cercare altrove una situazione degna del suo talento.

