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Houston Rockets: House l’arma in più, Capela dominante e Hawks battuti

di Dennis Izzo

Terza vittoria consecutiva, nonché sesta in trasferta e decima contro una squadra della Eastern Conference, per gli Houston Rockets, che si impongono per 121-105 alla State Farm Arena contro gli Atlanta Hawks. Nonostante lo scarto di ben 16 punti, gli ospiti fanno fatica a trovare ritmo, soprattutto nel primo quarto, sbloccandosi soltanto nel secondo tempo, concluso con un parziale di +10 (68-58) che spegne definitivamente le speranze di rimonta dei padroni di casa.

Questi ultimi sono in piena fase di rebuilding, ma hanno davanti a sé un futuro roseo, le cui basi sono già molto solide: spicca, in questo senso, Trae Young, che offre l’ennesima prestazione da incorniciare di un anno da rookie più che positivo, cancellando definitivamente l’inizio in salita. Per lui doppia doppia da 21 punti, 4 rimbalzi, 12 assist e una palla recuperata col 46% al tiro (6/13). Ice Trae forma un duo talentuoso e intrigante con il sophomore John Collins, miglior scorer dei suoi con 20 punti e capace anch’egli di chiudere in doppia doppia, con 10 rimbalzi, un assist e un recupero col 64% dal campo (9/14).

Non sono da meno Taurean Prince e DeAndre Bembry, entrambi classe ’94: il primo mette a referto 16 punti, 2 rimbalzi e altrettanti assist col 60% al tiro (6/10) e il 67% da dietro l’arco (4/6), mentre il secondo, in uscita dalla panchina, si rende autore di 14 punti, 9 rimbalzi e 2 assist col 56% dal campo (5/9) e il 50% da tre (2/4). Menzione più che meritata anche per uno che giovane non lo è più da tempo, ma che continua a brillare sul parquet, ossia Vince Carter, che a 42 anni suonati non smette di stupire e totalizza 15 punti, 3 rimbalzi, 2 assist e una steal col 62.5% al tiro (5/8) in 27′.

Il pubblico di Atlanta non si è mai distinto per il proprio calore, con l’arena rimasta spesso e volentieri semivuota nel corso delle stagioni più recenti, eppure quest’anno l’atmosfera che si respira dalle parti della città della Georgia non è più cupa e fredda. I tifosi incitano la squadra, la sostengono dal primo all’ultimo possesso e sanno che, pur non potendo aspettarsi più di tanto per una stagione che è ormai da tempo compromessa (gli Hawks hanno come unico obiettivo quello di ottenere la scelta più alta al prossimo Draft), la squadra di Lloyd Pierce ha tutte le carte in regola per diventare una contender ambiziosa in un futuro non troppo lontano.

Rockets e Hawks, tra presente e futuro: tante certezze e pochi dubbi

Chris Paul su Harden-Houston Rockets

James Harden e Chris Paul, i fari che illuminano Houston: 21 assist in due per il Barba e CP3.

I Rockets, dal canto loro, hanno finalmente trovato quella continuità che gli era mancata nella prima parte di stagione, riuscendo a sbrogliare la matassa anche quando la serata non sembra essere delle migliori: al completo, i Razzi sembrano poter dire la loro e sfidare i campioni in carica dei Golden State Warriors per la supremazia nella Western Conference. James Harden e Chris Paul smazzano assist a profusione (21 in due), di cui beneficia soprattutto Clint Capela, ormai un’autentica macchina da doppie doppie: 26 punti, 11 rimbalzi, un assist e un recupero con l’85% al tiro (11/13) per lui.

Il Barba chiude a quota 31 punti (primo giocatore nella storia a segnare almeno 30 punti a tutte le squadre della lega in una singola stagione), 8 rimbalzi, 10 assist, una palla recuperata e una stoppata, mentre CP3 si ferma a 13 punti, un rimbalzo, 11 assist e 3 recuperi. In uscita dalla panchina, invece, Danuel House è ormai una vera e propria garanzia, un giocatore polivalente che innalza il livello di gioco dei suoi su entrambi i lati del campo. Alla sua terza gara dal ritorno a Houston, il classe ’93 fa registrare ben 19 punti, 3 rimbalzi e 2 assist col 54.5% da dietro l’arco (career-high con 6/11) in 33′. Buona anche la prova di Eric Gordon, autore di 12 punti col 57% dalla lunga distanza (4/7).

La squadra di Mike D’Antoni è molto profonda, con Kenneth Faried, Austin Rivers, il sopracitato House, Gerald Green, Nenê, Iman Shumpert e il rookie Gary Clark a garantire un mix vincente di energia, grinta, esperienza, talento, solidità e affidabilità in uscita dalla panchina: strano a dirsi, considerando che fino a pochi mesi fa i Rockets avevano una delle second unit peggiori della lega in termini di efficienza e profondità. Merito anche e soprattutto di Daryl Morey, che ha vinto le scommesse Faried, Rivers e House fatte a stagione in corso, facendosi perdonare qualche errore commesso in free agency (leggasi Carmelo Anthony).

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