Dopo aver messo in chiaro le cose nelle prime due partite della serie in quel di Houston (scarto nel punteggio di ben 52 punti e vantaggio di 2-0), gli Houston Rockets si impongono anche a Salt Lake City, superando gli Utah Jazz per 104-101 alla Vivint Smart Home Arena in gara-3. Nonostante la partenza a mille dei padroni di casa, gli ospiti prendono in breve tempo le contromisure e riescono a tenersi sempre a contatto con gli avversari, anche quando le cose sembrano non andare nel verso giusto.
James Harden vive una serata particolarmente complicata al tiro, sbagliando tutti i suoi primi 15 tentativi (record negativo nella storia dei playoff), ma riesce comunque a venir fuori nel momento che più conta, ossia nel quarto ed ultimo quarto che decide la gara. Negli ultimi 12′, infatti, il Barba mette a referto ben 14 punti col 60% dal campo, segnando anche la tripla del +4 (99-95) a poco più di un minuto dalla sirena e dando il suo personale contributo anche in una serata storta. L’MVP chiude a quota 22 punti, 4 rimbalzi, 10 assist, ben 6 palle recuperate e una stoppata con appena il 15% al tiro (3/20) e da dietro l’arco (2/13).
I Rockets, però, sono una squadra molto solida e dal collettivo affiatato: il quintetto va tutto in doppia cifra (doppia doppia da 12 punti e 10 rimbalzi per P.J. Tucker, doppia doppia da 11 punti, 14 rimbalzi, un recupero e 2 stoppate con 5/9 al tiro per Clint Capela, 12 punti, 5 rimbalzi, un assist e una stoppata per Eric Gordon e 18 punti, 4 rimbalzi, altrettanti assist e 3 recuperi con 7/15 dal campo per Chris Paul), mentre in uscita dalla panchina si mettono in mostra in particolar modo Gerald Green e Austin Rivers, autori rispettivamente di 9 punti e 3 rimbalzi col 60% da dietro l’arco (3/5) in appena 15′ e di 11 punti, 3 rimbalzi e un assist col 67% dal campo (4/6) e dalla lunga distanza (2/3) in 17′.
Rockets ok sul filo di lana, Jazz a rischio cappotto

Nervi tesi tra James Harden e Jae Crowder nelle prime battute di gara-3 alla Vivint Smart Home Arena di Salt Lake City.
Bene anche Kenneth Faried e Danuel House, che garantiscono esplosività e grinta su entrambi i lati del campo: 4 punti e 5 rimbalzi con un ottimo 100% dal campo (2/2) in appena 10′ per il primo, 5 punti, 4 rimbalzi e un recupero col 40% al tiro (2/5) in 20′ per il secondo. Tra le file dei Jazz, invece, parte fortissimo Donovan Mitchell, le cui percentuali calano col prosieguo della gara, in particolar modo nel secondo tempo (9/27 al tiro, 4/12 da tre): il secondo classificato per la corsa al premio di Rookie of the Year dello scorso anno, però, riesce comunque a far registrare ben 34 punti, 6 rimbalzi, 5 assist, 3 palle recuperate e una stoppata.
Ricky Rubio offre una prova tutto sommato positiva (10 punti, 4 rimbalzi, 6 assist e 2 recuperi con 3/6 dal campo per lui), così come Rudy Gobert, autore di 10 punti, 8 rimbalzi, un assist e ben 7 stoppate col 75% al tiro (3/4), mentre in uscita dalla panchina Kyle Korver e Georges Niang combinano per 16 punti (8 a testa) e Derrick Favors mette a referto 13 punti, 4 rimbalzi e 2 stoppate con l’83% dal campo (5/6) in appena un quarto d’ora. Ancora sottotono, invece, le prove di Joe Ingles e Jae Crowder, quest’ultimo schierato in quintetto per la prima volta nel corso di questa serie: 8 punti, altrettanti rimbalzi e 5 assist col 25% da tre (2/8) e il 33% al tiro (3/9) per il veterano australiano, 5 punti, 5 rimbalzi, 2 assist e 2 palle rubate per l’ex Celtics e Cavaliers, che tira sì col 50% da dietro l’arco, ma con appena due tentativi (1/2).
La franchigia di Salt Lake City non riesce a vincere una gara contro i Rockets nemmeno sfruttando il fattore campo, con il pubblico di Salt Lake City accorso in massa per sostenere i propri beniamini e snervare gli avversari, e, soprattutto, la terribile serata al tiro di James Harden, decisamente più letale nelle prime due gare della serie a Houston. Per Utah si mette davvero male: il rischio sweep è dietro l’angolo e la rimonta a questo punto appare a dir poco improbabile, se non addirittura impossibile.

